A parte la battuta scontata sulla pronuncia del
nome di questa fantomatica formazione (non è
un gruppo sardo!) nata dal talento del produttore
inglese Markus Moser, raramente si assiste ad
un coro di consensi così unanimi riguardo
ad un brano dance. Non proprio commerciale, non
del tutto house, universale e versatile, questo
pezzo, noto anche come "amore don't you know"
(dall'assonanza con il verso d'apertura del riff),
colpisce immediatamente per la delicatezza del
motivo e per l'orecchiabilità del cantato.
Se poi ad una parte vocale scritta ed interpretata
come si deve, vi si aggiunge un arrangiamento
"ad hoc" come quello originale, fondato
su un basso ipnotico e su un beat "sporcato"
dal piatto capaci di rendere la parte ritmica
vischiosa e tenace come non mai, il riscontro
è per lo meno meritato. Ancora migliore
la resa nel lavoro di taglia & cuci by Jeremy
Cooper: un'edit corta, essenziale e continua,
senza pause ed inutili intermezzi strumentali,
che ha contribuito in maniera fondamentale all'istantaneo
successo radiofonico della canzone.
La duttilità dell'insieme è poi
dimostrata dalla marea di remix che stanno tuttora
inondando il mercato; in particolare i DJs trance
si sono scatenati e volano promo a destra e a
manca: Paul Van Dyk, Armin Van Buuren, il team
Riva ed i misteriosi Aloud sono i primi manipolatori.
Sul vinile ufficiale di licenza italiana compare
la rielaborazione di John Creamer & Stephane
K: orchestrazione essenziale e discreta, un po'
dark ma ha il pregio di valorizzare il vocal,
mantenuto nella stesura integrale ma propagato
ed espanso nello spazio.
Convocati al mixer anche Sharam & Dubfire,
alias Deep Dish, autori di due versioni. Qui (al
contrario di quanto recita l'etichetta) compare
la Miami Dub: mi chiedo l'utilità di polpettoni
strumentali come questo, che tra l'altro nulla
ha a che fare con il gradevole feeling dell'originale.
Da autori pressoché sconosciuti un successo
pressoché annunciato: basta ascoltarlo
una sola volta per restarne docilmente ammaliati.
D'altra parte lo dice anche il ritornello: "Rapture
tastes so sweet
"