Se l’immenso Canada sta per diventare l’ultima
terra promessa per le nuove tendenze musicali,
ciò lo si deve in gran parte all’eccentrico
e vulcanico 34enne Tiga Sontag, artista a 360°
dal background pressochè sterminato.
Attivo @ Montreal sin dai primissimi anni ’90,
dopo essersi fatto conoscere oltreconfine con
le bizzarre e stilose re-interpretazioni di “Sunglasses
At Night” del conterraneo Corey Hart e di
“Hot In Herre” by Nelly, Tiga sta
per segnare con la sua impronta il firmamento
pop planetario grazie a “Pleasure From The
Bass”, dedicato al compagno e socio Ivan
Smagghe, a sua volta 50% del duo francese Blackstrobe,
con cui Mr. Sontag sta per intraprendere l’omonima
promettente tournèe mondiale.
Ciò che sorprende del brano è
la totale ed assoluta fedeltà ai suoni
ed alle atmosfere di 3-4 lustri or sono, il periodo
in cui Tiga ha iniziato la sua carriera, tanto
che, per assurdo, pur essendo abbondantemente
postumo, risulta essere ad oggi l’esempio
più rappresentativo dello stile electro
in voga nell’epoca a cavallo tra gli 80s
ed i 90s. Più che un’imitazione,
un omaggio, un piacevole viaggio a ritroso nella
macchina del tempo, il cui effetto nostalgico
è assolutamente cercato e voluto, tanto
che Tiga & Jesper Dahlback (musicista e compositore
in forza alla techno-label Svek), arrangiando
ed incidendo il pezzo in un pomeriggio a Stoccolma,
hanno deliberatamente utilizzato i timbri autentici
del mitico TB 303 Roland, il piccolo e celebrato
synth (poco più di un generatore di toni)
che miracolosamente fece la storia dell’acid-house.
L’aggettivo “minimale”, di
cui spesso si abusa per descrivere la dance (non
solo elettronica) degli ultimi tempi, in questo
caso appare quantomai opportuno ed appropriato:
sopra un beat dritto-e-lineare da proto drum-machine,
gli 8-versi-8 “recitati” a tempo dallo
stesso Tiga (ed anticipati da incalzanti sillabe
sospirate in controcanto) si sovrappongono metodicamente
all’emblematica e laconica frase di basso
sintetico ogni 4 battute. Il groove poi progressivamente
si arricchisce con gli squittii metallici e le
acide vibrazioni prodotte dal fantomatico Sailorboy
con il piccolo 303 (glorificato, tra gli altri,
da Fatboy Slim nell’anthem “Everybody
Needs A 303”), mediante il quale si dispiegano
variazioni della scarna “melodia”
portante.
L’arrangiamento così intenzionalmente
spoglio ed essenziale (riproposto nella dub/strumentale),
capace di evidenziare lo scheletro ritmico del
pezzo a sua volta abilmente rinforzato da una
parte vocale asciutta, cadenzata e ripetitiva,
induce maliziosamente l’impressione di un
prodotto artigianale ed improvvisato: non per
niente in ciò associo d’istinto “Pleasure
From The Bass” agli hit di qualche anno
fa del team teutonico dei Sono, “Blame”
e soprattutto “Keep Control”.
Il lungo remix del techno hip-hopper francese
Joakim Bouaziz (fattosi conoscere l’anno
scorso con “Come Into My Kitchen”),
come prevedibile, riveste il prototipo in modo
estroso e fin troppo ricco, introducendo una ritmica
leggermente più articolata, con rullante
metallico, orchestrandola con una miriade di suoni
differenti e destrutturando il vocal con tutte
le diavolerie che l’odierna tecnologia mette
a disposizione. Suggestivo, a questo proposito,
è il break realizzato con la vertiginosa
accelerazione del timbro vocale prima “stretchato”,
fino a sintetizzarlo in un acutissimo ed opprimente
sibilo (lo stesso trucco utilizzato dal citato
Fatboy Slim in “Rockafeller Skank”).
Se stiamo ammirando il talento di un genio ovvero
il passaggio di una meteora avremo occasione di
saperlo alla prova dell’album, previsto
entro fine anno.