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TIGA
Pleasure From The Bass (Difference/PlayItAgainSam, 2004)
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recensione di Ivan Gamberini scrivi un'email


Se l’immenso Canada sta per diventare l’ultima terra promessa per le nuove tendenze musicali, ciò lo si deve in gran parte all’eccentrico e vulcanico 34enne Tiga Sontag, artista a 360° dal background pressochè sterminato.

Attivo @ Montreal sin dai primissimi anni ’90, dopo essersi fatto conoscere oltreconfine con le bizzarre e stilose re-interpretazioni di “Sunglasses At Night” del conterraneo Corey Hart e di “Hot In Herre” by Nelly, Tiga sta per segnare con la sua impronta il firmamento pop planetario grazie a “Pleasure From The Bass”, dedicato al compagno e socio Ivan Smagghe, a sua volta 50% del duo francese Blackstrobe, con cui Mr. Sontag sta per intraprendere l’omonima promettente tournèe mondiale.

Ciò che sorprende del brano è la totale ed assoluta fedeltà ai suoni ed alle atmosfere di 3-4 lustri or sono, il periodo in cui Tiga ha iniziato la sua carriera, tanto che, per assurdo, pur essendo abbondantemente postumo, risulta essere ad oggi l’esempio più rappresentativo dello stile electro in voga nell’epoca a cavallo tra gli 80s ed i 90s. Più che un’imitazione, un omaggio, un piacevole viaggio a ritroso nella macchina del tempo, il cui effetto nostalgico è assolutamente cercato e voluto, tanto che Tiga & Jesper Dahlback (musicista e compositore in forza alla techno-label Svek), arrangiando ed incidendo il pezzo in un pomeriggio a Stoccolma, hanno deliberatamente utilizzato i timbri autentici del mitico TB 303 Roland, il piccolo e celebrato synth (poco più di un generatore di toni) che miracolosamente fece la storia dell’acid-house.

L’aggettivo “minimale”, di cui spesso si abusa per descrivere la dance (non solo elettronica) degli ultimi tempi, in questo caso appare quantomai opportuno ed appropriato: sopra un beat dritto-e-lineare da proto drum-machine, gli 8-versi-8 “recitati” a tempo dallo stesso Tiga (ed anticipati da incalzanti sillabe sospirate in controcanto) si sovrappongono metodicamente all’emblematica e laconica frase di basso sintetico ogni 4 battute. Il groove poi progressivamente si arricchisce con gli squittii metallici e le acide vibrazioni prodotte dal fantomatico Sailorboy con il piccolo 303 (glorificato, tra gli altri, da Fatboy Slim nell’anthem “Everybody Needs A 303”), mediante il quale si dispiegano variazioni della scarna “melodia” portante.

L’arrangiamento così intenzionalmente spoglio ed essenziale (riproposto nella dub/strumentale), capace di evidenziare lo scheletro ritmico del pezzo a sua volta abilmente rinforzato da una parte vocale asciutta, cadenzata e ripetitiva, induce maliziosamente l’impressione di un prodotto artigianale ed improvvisato: non per niente in ciò associo d’istinto “Pleasure From The Bass” agli hit di qualche anno fa del team teutonico dei Sono, “Blame” e soprattutto “Keep Control”.
Il lungo remix del techno hip-hopper francese Joakim Bouaziz (fattosi conoscere l’anno scorso con “Come Into My Kitchen”), come prevedibile, riveste il prototipo in modo estroso e fin troppo ricco, introducendo una ritmica leggermente più articolata, con rullante metallico, orchestrandola con una miriade di suoni differenti e destrutturando il vocal con tutte le diavolerie che l’odierna tecnologia mette a disposizione. Suggestivo, a questo proposito, è il break realizzato con la vertiginosa accelerazione del timbro vocale prima “stretchato”, fino a sintetizzarlo in un acutissimo ed opprimente sibilo (lo stesso trucco utilizzato dal citato Fatboy Slim in “Rockafeller Skank”).

Se stiamo ammirando il talento di un genio ovvero il passaggio di una meteora avremo occasione di saperlo alla prova dell’album, previsto entro fine anno.




17 luglio 2004


Track list:

A1 – 12 inch version
B1 – Joakim remix
B2 – PLEASURE FROM THE DUB



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