Nuovo episodio per il progetto siciliano facente
capo all'ex (?) Ti.Pi.Cal Riccardo Piparo e a
Daniele Melodia, un anno dopo il fortunato "I
Can't Stop".
Nonostante il tempo trascorso dal promettente
esordio, il follow-up appare subito come il naturale
proseguimento del precedente, fresco e curato
nell'arrangiamento ma anche piuttosto scontato
e debole nel cantato: un altro esempio di quel
genere house-melodico che trova in Italia terreno
particolarmente fertile.
La linea vocale, sempre interpretata dalla voce
di Paul Kass, su cui il brano si fonda è
sostanzialmente divisa in due parti: la prima,
più che altro parlata, è composta
da brevi e facili frasi in rima (sfruttando il
tormentone "I/you can make
"),
mentre la seconda è il vero e proprio riff,
ampio, leggero e fin troppo ruffiano. Nella versione
principale questo contrasto è ben evidenziato
con l'alternanza tra la semplice base ritmica
sulle strofe (un classico cassa-rullante alla
Planet Funk, con le 4 battute vuote a precedere
la ripresa già sentite in "Chase The
Sun") e l'orchestrazione completa sul ritornello,
in cui fa bella mostra un particolare giro di
basso invertito e sottolineato da una frase d'archi
filtrata ripetuta due volte. La realizzazione
tecnica è perfetta con un'attenzione particolare
per i dettagli: le pause, i filtri sulla voce,
il synth anni '80 in fade perpetuo, le percussioni
aggiuntive
Un vestito cucito su misura per
rendere estremamente godibile un pezzo né
peggio né meglio di tanti altri.
La "Bluett", sempre curata da Piparo,
declina lievemente sull'house grazie al lungo
intro strumentale al quale segue una breve pausa
solo voce. Il groove riprende subito, incessante,
inflessibile e rigoroso, a sostenere il cantato
con l'ingresso delle tastiere già sentite
nel lato A.
La traccia di chiusura, molto radiofonica, riprende
in toto le caratteristiche chitarre "in levare"
già sentite su "I Can't Stop":
meno elettronica e più "suonata",
questa versione rimane però un po' penalizzata
dalla scarsa qualità della registrazione.