Sono in molti ad aver già intonato il
de profundis per il movimento dance d'oltremanica:
la forza propellente della club culture anglosassone
sembra essersi progressivamente esaurita sotto
la potente spinta delle iperattive etichette del
nord Europa, tanto che gli unici segni di un qualche
fermento provenienti da Londra e dintorni paiono
ridursi alle sporadiche ed oceaniche adunate richiamate
da Fatboy Slim & soci in quel di Brighton
Beach
Un tempo fulcro e centro nevralgico del panorama
musicale (e non solo
), la Gran Bretagna
è ora diventata mercato di conquista dei
suoni techno e trance nati nel continente, tanto
che anche le produzioni autoctone risentono di
questa ondata globalizzante.
Ecco perché le ultime testimonianze del
"real house sound made-in-UK" dovrebbero
essere trattate alla stregua di esemplari appartenenti
a specie in via di estinzione, ancor di più
se le loro note riescono a travalicare gli aristocratici
confini dell'austera albione. Potrebbe essere
il caso di questo non più nuovissimo singolo
firmato da Layo Paskin & Matthew Benjamin
(aka Bushwacka!), inseparabili principi delle
notti londinesi @ "The End" nonché
rampanti leve del mercato discografico con il
recente album "Night Works".
Pare che "Love Story" girasse già
da parecchio tempo nei canali underground su white
label "untitled": non stenteremmo a
crederci, in quanto il groove nulla concede alle
mode del momento e per di più risulta dall'impasto
di inusuali campioni tratti da epoche differenti.
La bassline dei Devo in "Mongoloid",
pedissequamente ricalcata dal piano in loop ed
immersa in un clima etereo e sospeso, si accoppia
ai primi versi (filtrati e riverberati a dovere)
di Nina Simone in "Rags And Old Iron"
per dar vita ad una composizione che pare il naturale
proseguimento del lavoro di unione tra blues ed
elettronica già sperimentato da Moby nel
penultimo "Play" (vedi "Porcelain"
e "Natural Blues").
Non troppo diverse tra loro le versioni, tutte
quante contraddistinte da un'ampia apertura deep-dark
ad uso miscelazione: l'originale contiene un'ulteriore,
inarrivabile "speaking" sample sull'intro,
estratto da Captain Beefheart & His Magic
Band "Yellow Brick Road", mentre la
traccia curata da Tim Deluxe (attualmente in vertiginosa
ascesa con l'hit "It Just Won't Do"
insieme a Sam Obernik) presenta un caldo assolo
di sax sul break centrale.
Il remix curato dallo stesso Bushwacka! (che
iniziavamo ad ascoltare giusto l'anno scorso con
la rilettura deep di "Dream On" dei
Depeche Mode) emargina il groove e lo annega in
un mare di suggestioni elettroniche quasi ambient.