Anteprima
dellalbum di fine estate A
Funk Odyssey, il singolo in questione
ci ha anticipato il tema di questo nuovo capitolo
della storia di JK e compagni. Lasciate oramai definitivamente
le atmosfere raffinate ed a volte rarefatte dellacid-jazz
melodico, accantonate le sonorità ruvide
e graffianti dellesperienza elettronica, ecco
espandersi lanima danzereccia di Jamiroquai
con un pezzo dallorchestrazione scarna ma
contenente tutti i luoghi comuni della dance late-70s:
chitarra made-in-funky, basso subliminale, hands
clap (anche doppio) e tocchi darchi. Orecchio
ai 30 secondi finali, perché il coro cadenzato
con voce filtrata sotteso al refrain in sfumatura
costituisce il ritornello portante della versione
Wounded Buffalo, realizzata da JK medesimo,
dal tastierista ed autore Nick Smith e dal tecnico
di fiducia Paul Stoney: un vero gioiello, in cui
la riesumazione del groove di un hit del 1978 (Boogie
Oogie Oogie dei Taste Of Honey) appare più
che mai funzionale alla costruzione di unautentica
disco-hit, con basso cigolante, chitarre riverberate
dal suono analogo ai più terrificanti episodi
dei Modern Talking e break stop & go
tipico delle extended dei primi anni 80. Di
tutto prestigio le firme confinate sulla B-side:
il remix di Bob Sinclar è quello ufficiale,
contraddistinto dal loop estenuante di una frase
di violini (pare non campionata ma suonata dalla
Bob Sinclar Orchestra ?!?) che però
copre un po troppo la parte vocale; deffetto
comunque limprovviso break centrale con ripartenza
tumultuosa. Dordinanza invece il lavoro del
team amburghese composto da Boris Dlugosch &
Michi Lange: una nuova sezione ritmica rinforzata
francamente poco rimarchevole sovrapposta alla stesura
originale e nulla più.
Dirò la verità: la parabola di Jamiro
mi pareva un po in fase discendente
Mi sa che dovrò ricredermi!