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KANO
It's A War (S.S. Re-edit) (Full Time/Antibe Music, 2004)
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recensione di Ivan Gamberini scrivi un'email


Se mi avessero raccontato che a 2004 oramai inoltrato avrei infilato nella busta dei miei acquisti settimanali un vinile nuovo contrassegnato dalla leggendaria etichetta sfumata in azzurro appartenente alla gloriosa Full Time, un’ironico sorriso d’assenso avrebbe immediatamente seguito la previsione di colui che evidentemente non sapeva cosa stava dicendo… Se poi mi avessero replicato che quel disco avrebbe recato la firma di Kano, mi sarei preoccupato di avvisare il 118 senza farmi troppo notare dal mio vaneggiante interlocutore…

Ebbene… è tutto vero! Uno dei mitici protagonisti dell’italo-disco anni ’80 (al pari di totem quali Klein & MBO e B.B. & Q. Band) e la label che per antonomasia può fregiarsi del ruolo di portabandiera di quell’epoca tornano incredibilmente a girare da superstar sui Technics residenti nei club di mezza Europa grazie all’encomiabile rivisitazione marcata S.S., acronimo del prode Serge Santiago, fino allo scorso anno metà del team Radio Slave (insieme a Matt Edwards) e tuttora tra i più richiesti remixer dell’ultima generazione (attualmente al top con il lavoro realizzato su Missy Elliot “I’m Really Hot”).

Kano è il progetto creato nel 1980 dal tastierista Stefano Pulga e dal chitarrista Luciano Ninzatti, un solido tandem che i nostalgici over-30 ricorderanno come una geniale ed assai prolifica macchina da musica, autori, arrangiatori e produttori a ciclo continuo di innumerevoli successi ascrivibili alla bistrattata dance made-in-Italy di vent’anni fa. Inizialmente concepito come fantomatico alias per brani sostanzialmente strumentali, che sapessero fondere ritmiche e melodie ereditate della disco-music con le nuove eccitanti sonorità fornite dalla strumentazione elettronica, dopo i primi felici riscontri (soprattutto con “I’m Ready” e “Baby Not Tonight”) Stefano & Luciano dotarono la loro creatura della potente voce black di Glenn White, grazie al quale raggiunsero un’indiscussa popolarità con gli hit “Another Life” e “Queen Of Witches”, tanto che nelle prime ed indimenticabili apparizioni televisive Kano veniva tout court identificato proprio con il suo talentuoso performer.

E com’è vero che tutto ciò che nasce già trash diventerà prima o poi cult, nel periodo in cui i primi suggestivi suoni dell’era proto-tecnologica vengono imitati, citati, parodiati, ancora mancava un omaggio diretto, effettivo e sincero ad uno di quegli ingenui e disdegnati prototipi. In quest’ottica l’incarico affidato a Mr. Santiago, entusiasta electro-lover ed appassionato di soundtrack da videogame, per remixare un brano famoso-ma-non-troppo (“It’s A War”, datato 1980, è comunque compreso nel greatest hits di Kano), può rappresentare il definitivo sdoganamento di una corrente musicale che, al di là della sua vituperata inconsistenza ed artificialità, ci ha comunque accompagnato nella nostra crescita.

Sebbene alcuni addetti ai lavori certifichino la compartecipazione del talentuoso Tom Neville, il mood minimale di questa restaurazione si concilia appieno con lo stile volutamente asciutto ed essenziale di Serge Santiago. L’abbondante e traboccante orchestrazione del brano originale viene sensibilmente ridotta, soprattutto nella prima metà della nuova stesura in cui impera una marcetta in 4/4 pervicacemente contrappuntata ogni 4 battute da un minimo accordo di piano (quasi fuori tempo) doppiato da una nota di basso (presente anche nell’originale): un insistente e paranoico tessuto ritmico che comparerei a quello ben più famoso di “Los Ninos Del Parque” di Liaisons Dangereuses. Amputate senza troppe premure le chitarre elettriche ed il cantato, nell’effluvio di razzi, ronzii e riverberi rimangono i due riff strumentali di tastiera: quello più leggero ed ornamentale arriva a metà traccia, giusto prima che il tema ampio, maestoso e celebrativo cresca in dissolvenza fino a tuffarsi nel vuoto di un suggestivo break totalmente silente. La rullata e la ripresa in cassa-dritta sono un colpo di genio dall’effetto assicurato!

La bontà del 12” in oggetto viene senza dubbio completata e confermata dalla rilettura, presente sul lato B, di un altro brano di Kano, “Ikeya Seki”, evocativa suite risalente al 1983 (a quanto pare citata in passato anche da Gigi D’Agostino). Un lavoro questa volta del tutto casalingo, dato che il re-styling proviene da Mario Di Benedetto, DJ @ Radio Centro Suono nonché attivo animatore delle notti capitoline. La sua esperienza di lungo corso e la sua familiarità con situazioni “live” di ampia rilevanza traspaiono nella costruzione di un arrangiamento di sicuro impatto, ampio e potente, limpido e ruffiano al punto giusto (il vocal femminile filtrato speaker-style si integra alla perfezione con le parti orchestrali, limitandone l’appeal eccessivamente sinfonico e celebrativo).

Una rinfrescante virata in direzione di una house-alla-Tenaglia solo un po’ più energica (alcuni passaggi mi suscitano reminiscenze di “Rhythm Is A Dancer” degli Snap…), né troppo patinata, né smaccatamente commerciale, in cui le enfatiche linee melodiche d’organo ed archi vengono adattate ad un’aggressivo beat a 128 bpm e provvidenzialmente spezzate, da caratteristici sbuffi, in frammenti di sole 4 battute.

In fin dei conti un’iniziativa intelligente ed azzeccata, tanto nella forma quanto nel contenuto, il cui merito va interamente ascritto alla vivace e coraggiosa label romana Antibe Music.





25 dicembre 2004


Track list:

A – S.S. UK re-edit
B – IKEYA SEKI (re-edit)



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