Il 2004 si prospetta come l’anno della definitiva consacrazione di Mousse T. Discretamente assente dalle scene già da un paio d’annetti, il talentuoso Mustafa (Gundogdu di cognome, orgoglio della numerosissima comunità turca trapiantata in terra tedesca) ha recentemente compiuto alcuni significativi e decisivi passi verso l’affermazione come star di primo piano nel firmamento del music-system planetario.
Grazie a remix particolarmente azzeccati, come quelli per Timbaland & Magoo “Cop That Shit”, Martin Solveig “I’m A Good Man” ed il pad-a-pella del remake di “Keep Pushin’” by Inaya Day, al brano in questione ed alla collaborazione con Zucchero per l’hit prossimo venturo “Il Grande Baboomba”, viene a compiersi quella metamorfosi che da DJ-produttore dal fiuto raffinato, valido creatore di arrangiamenti di immediata presa, lo eleva a musicista a tutto tondo, particolarmente abile nel saper fondere funk, soul, rock ed anche hip-hop in una veste pop ballabile (ma non solo), allo stesso tempo elegante e coinvolgente, capace di soddisfare tanto i palati più fini quanto i gusti più “commerciali” del grande pubblico.
Un processo che legittima in pieno la classe di Mustafa e che, anticipato dall’album “Gourmet De Funk” edito nel 2002, troverà sicuramente il suo degno completamento con “All Nite Madness”, opera di prossima pubblicazione dalla quale è stato tratto come primo singolo “Is It ‘Cos I’m Cool?”.
Diciamo subito che per una discutibile scelta commerciale che vede il vinile come supporto unicamente riservato all’uso “professionale”, sul 12” in questione sono stati inclusi i soli remix “house” (la stessa strategia fu peraltro adottata per “Fire”, brano di punta di “Gourmet De Funk”). Un vero peccato, infatti, non potersi godere l’intera dotazione compresa sul formato CD singolo, vale a dire sia la versione originale, quantomai orecchiabile nella sua semplicità, orchestrata in maniera veramente completa ed assai godibile nell’interpretazione vocale affidata a Miss Emma Lanford (voce vellutata ed ammiccante anche del precedente “Fire”), sia lo strumentale “Theme Of Cool”, delicata e suadente elaborazione “lounge” a 110 bpm, perfetta nel valorizzare la melodia in un’atmosfera da tramonto sul mare, leggiadra e rarefatta.
Sul piatto, in ordine di apparizione, troviamo invece il remix affidato a Nils Ruzicka & Stavros Ioannou, aka So Phat! (a loro volta sulla rampa di lancio con il mix contenente “When U Rock” ed “Into My Sound”). I due, che già in passato avevano collaborato sotto il nick Prefecto, hanno realizzato una riuscita (non per niente è l’unico remix di cui è stato creato anche un edit…) variante rock, in cui le vigorose chitarrone Custom di Stavros corrono in perfetta simbiosi con il potente synth “alla-Gary-Numan”. Del vocal originale vengono mantenuti solo i cori, mentre la parte solista è stata trasformata in un più sensuale parlato. Belli e singolari, anche se sacrificano un po’ il tiro del pezzo, i fill-in di transito tra il riff ed i passaggi più tranquilli.
Torso è l’ultimo, in ordine di tempo, ingrediente della marmellata di menta piperita (s’intende la Peppermint Jam, il team-comunità fondato da Mousse T medesimo e dal fido socio Errol Rennalls, co-autore di questo brano). Affiancato per l’occasione da Jorg Lachmann, Torsten Seidel mit Hannover costruisce un groove tranquillo, basato sul timbro metallico-quasi-acido e “molleggiato” del synth e su una nuova bassline. In sostanza un extended abbastanza composta, in cui il cantato rimane inalterato con l’aggiunta, anzi, di nuove parti corali. Carino il break a 2/3 della stesura, con finale di pianoforte ed immediato attacco della tastiera iper-filtrata.
In ultimo il lavoro di Shakedown, vale a dire il duo formato dai DJ elvetici Stephan Mandrax & Seb K. che avevano già messo le mani sul citato “Fire” e che, a loro volta, avevano ricevuto le cure di Mustafa sul loro hit “At Night”. Spesso mi chiedo quale sia l’origine e lo scopo di remix come questi: nulla mi toglie dalla testa che si tratti di tracce “autonome”, già esistenti e giacenti in qualche cassetto, pronte per essere tirate fuori ed adattate in qualche maniera alle esigenze del committente di turno. Trattasi infatti di una composizione in stile funk-electro, anche valida di suo, con un basso pulsante discontinuo evidenziato in alcuni passaggi breakbeat e suoni limpidi ben assemblati, ma cos’abbia a che fare con “Is It ‘Cos I’m Cool?”, a parte alcuni oscuri frammenti vocali tagliati e riverberati in loop, me lo sto ancora chiedendo…