Un matrimonio che s'aveva da fare, preannunciato
da curiose e quantomai insolite coincidenze.
Correva l'anno 1997 quando esplose la stella di
Jason Nevins, DJ di New York, autore di una rivoluzionaria
versione del classico rap "It's Like That"
dei Run DMC. L'impronta hard-house di Jason fu
subito imitata da svariati produttori del periodo,
tra cui si segnalò il team Trade Secrets
(Brown, Byrd & Bobbit), il quale, l'anno successivo,
si fece apprezzare proprio per una rivisitazione
Nevins-style del mitico (indovinate cosa ?
)
"I Know You Got Soul" by Eric B. &
Rakim (1987), il "must" per eccellenza
nella storia dell'hip-hop.
Nella stampa dell'Aprile 2000, la collana del
DMC francese presentava un lavoro di Joe Becket
& Martin Madigan, in cui sul brano citato
di Eric B & Rakim veniva sovrapposto il caratteristico
drum creato da Nevins per i Run DMC.
E' del mese scorso l'uscita di questo vinile,
coraggiosamente licenziato e promosso dalla nostrana
Time, con il quale si riaffaccia prepotentemente
alla ribalta il nostro eroe (remixer, tra l'altro,
anche sui recenti "Dilemma" by Nelly
e "Put The Needle On It" by Dannii Minogue).
Le versioni principali, sul lato A, lasciano
un po' interdetti: il groove house a 124 bpm,
costruito sull'ipnotica iterazione di un accordo
di chitarra di 4-note-4 racchiuso in 2 sole battute,
è decisamente lontano dal target sonoro
a cui il buon Jason ci aveva abituati. Sicuramente
funzionale, nel suo incedere ciondolante e paranoico,
alla cadenza strascicata del rapper ma francamente
un po' troppo ripetitivo ed uniforme, financo
nostalgico negli inserti di scratch "old-school":
un lavoro senza tempo, neutro, fedele ed al di
fuori di qualsiasi tendenza, tanto che potremmo
sospettare si tratti della postuma ristampa di
un inedito reperto storico.
Decisamente più personalizzati i remix
del lato B: il primo presenta intro e outro cupi
e serrati, dotati di cassa profonda, di un sinistro
"beep" e di un synth ruvido; lo stesso
timbro percorre anche il corpo della traccia,
disteso però su un beat più classico
ed alternato, tra filtri e riverberi, ad una linea
di tastiera simil-trance solo accennata. La "Funkfried"
si struttura sull'alternanza tra le strofe, adagiate
su uno scarno drum che pare la versione esasperata
(a 135 bpm) di quello già sentito in De-Lacy
"Hideaway", ed intermezzi di puro DJing,
trionfanti di loop e cutting sui vocals conditi
da un piccolo sample funky.
Il singolo d'importazione contiene due differenti
versioni in luogo di quelle appena descritte:
quella denominata "Caba Kroll", marcetta
canonica con basso "plastico" in levare,
cassa "che bussa", tastiera volgarotta
ed il loop di "pump up the volume" destrutturato,
e la "Breakz", variante della "Club"
privata di intro ed outro.
Di simili elaborazioni ne nascono un giorno sì
e l'altro pure e solo la minima parte di esse
raggiunge la gloria della stampa ufficiale. Certo
però che Nevins mostra ancora una volta
la sua attitudine alle elaborazioni di hits degli
anni '80: i tagli e le pause create ad arte per
evidenziare gli anthems che hanno fatto la storia
della house (dal citato "
pump up the
volume
" a "
when you make
the mix
", da "
dance wit
the speaker 'til you hear it blow
"
al coro "
you got it!" ) sono il
segno tangibile del doveroso rispetto da portare
ad un originale capostipite di buona parte della
musica contemporanea.