Era parecchio tempo che la superstar non si faceva
sentire (se si eccettua la riedizione 2003 di
“Funk Phenomena”)
e ciò poteva preludere a qualsiasi sviluppo.
La novità sostanziale per la gloriosa carriera
di Armand è ora costituita dal trasbordo
transoceanico per ottenere “asilo creativo”
in terra britannica: le sue nuove opere vengono
infatti originariamente licenziate dalla Southern
Fried, l’etichetta del collega-amico-rivale
Norman Cook/Fatboy Slim.
Il 2004 pare poter essere l’anno del rilancio
in grande stile di Mr. Van Helden: il remix “mainstream”
per una hit conclamata (“Toxic” di
Britney Spears, puro & semplice raddrizzamento
della cassa…), una più coraggiosa
dub acida-&-psichedelica (con un’impetuoso
drum in cassa-rullante-charleston rigorosamente
live/acustico) su “Plug It In” dei
Basement Jaxx e, soprattutto, una concept-compilation
(“New York: A Mix Odyssey”) dedicata
alla disco-rock ed all’electro-pop anni
’80, in cui ha infilato, tra pezzi altrui
vecchi e nuovi, più o meno conosciuti,
anche tre propri inediti.
Tra queste tre tracce, la scelta sul singolo
da utilizzare come traino per l’opera omnia
è caduta su “Hear My Name”,
già ampiamente presente sull’airplay
dell’intero continente ma ancora piuttosto
difficile da reperire in vinile, tanto che ho
tra le mani una copia promozionale dedicata esclusivamente
al mercato di lingua germanica.
Il talento di Armand è a tal punto disarmante
da farci credere di essere capace di sfornare
una hit semplicemente se e solo quando ne abbia
voglia, preferendo altrimenti seguire le mille
e più sfaccettature della sua poliedrica
indole. Così creò la speed-garage
dopo aver conosciuto la meritatissima notorietà
con il favoloso remix su “Professional Widow”
di Tori Amos. E così si diede alle sperimentazioni
sonore a 360 gradi di “Killing Puritans”
dopo aver composto la splendida “You Don’t
Know Me” per la voce di Duane Harden.
“Hear My Name” rappresenta, in quest’ottica,
il suo ritorno a schemi decisamente più
commerciali ed accattivanti e, particolarmente
nel caso in questione, alla oramai fin troppo
sfruttata rielaborazione dei suoni e dei ritmi
di due decenni or sono. Ad ogni modo il tocco
del maestro è sempre magico, in quanto
il pezzo colpisce nel segno già dal primo
ascolto: la semplice e ruffiana melodia, quasi
ye-ye a metà strada tra un boogie ed un
twist, richiama, tanto nell’incedere lineare
quanto nel timbro della chitarra sintetizzata,
“Blue Monday” dei New Order (citata
per la centesima volta…), contrappuntata
da un loop di tamburello che, a sua volta, pare
preso da “Sonic Empire” dei Members
Of May-Day. La parte vocale, scanzonata e sospirante,
è stata invece scritta ed intepretata da
Nicole Lombardi & Mary Louise Platt, aka Spalding
Rockwell, duo di scatenate teen-ager emergente
dal movimento underground electroclash @ NY.
Nel formato CD singolo abbiamo la fortuna di
trovare tutti i remix fino ad ora editi sul mercato.
Quello presente anche sulla B-side di questo vinile,
affidato al misterioso Linus Loves (reduce dal
buon riscontro del remake di “Stand Back”
di Stevie Nicks) risulta ancora più “cheesy”
e commerciale dell’originale: il beat più
cadenzato, la bassline ronzante, la tastierina
squillante (tipo Daft Punk in “Around The
World”) e il vocal in buona parte parlato
lo rendono abbastanza simile allo stile dei French
Affair (!).
Maggiori consensi hanno ottenuto i lavori firmati
Solid Groove (alias del DJ-produttore Dave Taylor):
la “Hear My Rub” si esalta in un virtuosismo
di minuziosi trattamenti sonori e cerebrali distorsioni
armoniche assemblati in un groove iper-tecnologico,
scarno ed ostico, condito da fantasiosi loop,
stretch e tagli vocali. La “Hear My Dub”
nulla mantiene della traccia originale se non
un minuscolo ed irriconoscibile hook vocale replicato
allo sfinimento su un altrettanto anonima base
ritmica (una frasettina di basso-synth acido in
4 beats), dalla pervicace e spossante ripetitività.
In ultima la rilettura di Serge Santiago, sponsorizzato
campioncino della scuderia Southern Fried. Devo
ammettere che né le creazioni da lui firmate
in prima persona (ad esempio uno dei remix di
Elton John “Are You Ready For Love?”),
né quelle realizzate come Radio Slave insieme
a Matt Edwards (tra di esse, la recente extended
di “Temporary Secretary” by Paul McCartney)
mi hanno mai particolarmente entusiasmato (…un
eufemismo…). E questa non fa che rafforzare
la mia opinione: un estratto vocale del riff,
utilizzato in fade e riverbero, viene adagiato
su un lungo tappeto morbido ed etereo, ottenuto
con una tastierina soffice e liquida e con un
drum insistentemente contrappuntato dai sospiri
e da un fill-in “electro” in anticipo
ogni 8 battute. Apprezzabile il tentativo di creare
un nuovo contesto stile “chill-out melodico”
ma alla fine mi pare rimanga assai poco. De gustibus…
collegamenti su MusiKàl!
Armand Van Helden - The
Funk Phenomena 2K (12'')
Armand Van Helden - Ghandi
Khan (12'')
Armand Van Helden - Why
Can't You Free Some Time (12'')
Armand Van Helden - Flyaway
> Love (12'')
Fatboy Slim - Talkin
'bout My Baby (12")
Fatboy Slim - Halfway
Between the Gutter and the Stars
Fatboy Slim - Demons
(featuring Macy Gray) (12'')
Fatboy Slim - Star
69 (12")
Fatboy Slim - Serata
MTV ai Magazzini Generali di Milano