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ARMAND VAN HELDEN feat. SPALDING ROCKWELL
Hear My Name (Southern Fried/Ministry Of Sound, 2004)
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recensione di Ivan Gamberini scrivi un'email


Era parecchio tempo che la superstar non si faceva sentire (se si eccettua la riedizione 2003 di “Funk Phenomena”) e ciò poteva preludere a qualsiasi sviluppo. La novità sostanziale per la gloriosa carriera di Armand è ora costituita dal trasbordo transoceanico per ottenere “asilo creativo” in terra britannica: le sue nuove opere vengono infatti originariamente licenziate dalla Southern Fried, l’etichetta del collega-amico-rivale Norman Cook/Fatboy Slim.

Il 2004 pare poter essere l’anno del rilancio in grande stile di Mr. Van Helden: il remix “mainstream” per una hit conclamata (“Toxic” di Britney Spears, puro & semplice raddrizzamento della cassa…), una più coraggiosa dub acida-&-psichedelica (con un’impetuoso drum in cassa-rullante-charleston rigorosamente live/acustico) su “Plug It In” dei Basement Jaxx e, soprattutto, una concept-compilation (“New York: A Mix Odyssey”) dedicata alla disco-rock ed all’electro-pop anni ’80, in cui ha infilato, tra pezzi altrui vecchi e nuovi, più o meno conosciuti, anche tre propri inediti.

Tra queste tre tracce, la scelta sul singolo da utilizzare come traino per l’opera omnia è caduta su “Hear My Name”, già ampiamente presente sull’airplay dell’intero continente ma ancora piuttosto difficile da reperire in vinile, tanto che ho tra le mani una copia promozionale dedicata esclusivamente al mercato di lingua germanica.

Il talento di Armand è a tal punto disarmante da farci credere di essere capace di sfornare una hit semplicemente se e solo quando ne abbia voglia, preferendo altrimenti seguire le mille e più sfaccettature della sua poliedrica indole. Così creò la speed-garage dopo aver conosciuto la meritatissima notorietà con il favoloso remix su “Professional Widow” di Tori Amos. E così si diede alle sperimentazioni sonore a 360 gradi di “Killing Puritans” dopo aver composto la splendida “You Don’t Know Me” per la voce di Duane Harden.

“Hear My Name” rappresenta, in quest’ottica, il suo ritorno a schemi decisamente più commerciali ed accattivanti e, particolarmente nel caso in questione, alla oramai fin troppo sfruttata rielaborazione dei suoni e dei ritmi di due decenni or sono. Ad ogni modo il tocco del maestro è sempre magico, in quanto il pezzo colpisce nel segno già dal primo ascolto: la semplice e ruffiana melodia, quasi ye-ye a metà strada tra un boogie ed un twist, richiama, tanto nell’incedere lineare quanto nel timbro della chitarra sintetizzata, “Blue Monday” dei New Order (citata per la centesima volta…), contrappuntata da un loop di tamburello che, a sua volta, pare preso da “Sonic Empire” dei Members Of May-Day. La parte vocale, scanzonata e sospirante, è stata invece scritta ed intepretata da Nicole Lombardi & Mary Louise Platt, aka Spalding Rockwell, duo di scatenate teen-ager emergente dal movimento underground electroclash @ NY.

Nel formato CD singolo abbiamo la fortuna di trovare tutti i remix fino ad ora editi sul mercato. Quello presente anche sulla B-side di questo vinile, affidato al misterioso Linus Loves (reduce dal buon riscontro del remake di “Stand Back” di Stevie Nicks) risulta ancora più “cheesy” e commerciale dell’originale: il beat più cadenzato, la bassline ronzante, la tastierina squillante (tipo Daft Punk in “Around The World”) e il vocal in buona parte parlato lo rendono abbastanza simile allo stile dei French Affair (!).

Maggiori consensi hanno ottenuto i lavori firmati Solid Groove (alias del DJ-produttore Dave Taylor): la “Hear My Rub” si esalta in un virtuosismo di minuziosi trattamenti sonori e cerebrali distorsioni armoniche assemblati in un groove iper-tecnologico, scarno ed ostico, condito da fantasiosi loop, stretch e tagli vocali. La “Hear My Dub” nulla mantiene della traccia originale se non un minuscolo ed irriconoscibile hook vocale replicato allo sfinimento su un altrettanto anonima base ritmica (una frasettina di basso-synth acido in 4 beats), dalla pervicace e spossante ripetitività.

In ultima la rilettura di Serge Santiago, sponsorizzato campioncino della scuderia Southern Fried. Devo ammettere che né le creazioni da lui firmate in prima persona (ad esempio uno dei remix di Elton John “Are You Ready For Love?”), né quelle realizzate come Radio Slave insieme a Matt Edwards (tra di esse, la recente extended di “Temporary Secretary” by Paul McCartney) mi hanno mai particolarmente entusiasmato (…un eufemismo…). E questa non fa che rafforzare la mia opinione: un estratto vocale del riff, utilizzato in fade e riverbero, viene adagiato su un lungo tappeto morbido ed etereo, ottenuto con una tastierina soffice e liquida e con un drum insistentemente contrappuntato dai sospiri e da un fill-in “electro” in anticipo ogni 8 battute. Apprezzabile il tentativo di creare un nuovo contesto stile “chill-out melodico” ma alla fine mi pare rimanga assai poco. De gustibus…

collegamenti su MusiKàl!
Armand Van Helden - The Funk Phenomena 2K (12'')
Armand Van Helden - Ghandi Khan (12'')
Armand Van Helden - Why Can't You Free Some Time (12'')
Armand Van Helden - Flyaway > Love (12'')
Fatboy Slim - Talkin 'bout My Baby (12")
Fatboy Slim - Halfway Between the Gutter and the Stars
Fatboy Slim - Demons (featuring Macy Gray) (12'')
Fatboy Slim - Star 69 (12")
Fatboy Slim - Serata MTV ai Magazzini Generali di Milano



27 aprile 2004


Track list:


A – original club mix
B – Linus Loves remix





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