Correva l'anno di grazia 1996 quando l'astro
di Armand Van Helden, già rivelatosi al
grande pubblico con il mirabolante remix su Tori
Amos "Professional Widow", si stabiliva
definitivamente nel firmamento delle dance-stars
con l'house-anthem "The Funk Phenomena"
(pubblicato sul mercato americano già due
anni prima).
Personalmente considero quel brano uno dei capolavori
in assoluto nella storia della dance, un concentrato
di energia realizzato con pochi ma azzeccatissimi
ingredienti, la sintesi per eccellenza della più
esplosiva contaminazione tra house & funk.
Un vero e proprio capostipite, riproposto in svariati
remix ed ironicamente riletto in chiave electro
l'anno seguente dallo stesso Armand come "Ultrafunkula".
Per iniziativa della label teutonica Zyx giunge
ora questo vinile (la stampa italiana è
disponibile solo in promo) che aggiorna il mito
reinterpretandolo con le sonorità digitali
del terzo millennio.
La versione portante (il cui radio-edit è
contenuto nel solo formato CD singolo) è
stata affidata al DJ-producer tedesco Frank Tomiczek,
alias DJ Hooligan, aka Da Hool, famoso con quest'ultimo
pseudonimo grazie al techno-hit 90s "Meet
Her At The Love Parade". Lo scetticismo del
purista si deve progressivamente arrendere man
mano che l'ascolto procede: la stesura è
fondamentalmente fedele all'originale ed il tocco
personale del remixer, consistente in una linea
di basso sintetizzato distorta e ronzante (sembra
un'onda radio impazzita!), si fonde in modo sorprendentemente
omogeneo all'arrangiamento tipicamente house,
nel quale emergono il vocal autentico (destrutturato
nella parte finale del pezzo) e l'inconfondibile
sample funky dell'epoca.
Anche l'opera del nostro Santos rimane rispettosamente
a distanza di cotanto modello: il suo stile "shakadelico"
si manifesta nel frenetico lavoro di post-produzione,
in cui le continue pause e riprese, gli effettini
electro (razzetti, beep, shots) ed i loop esasperati
cospargono l'ipnotico groove realizzato con la
parossistica iterazione dell'originale inserto
funky in 4 battute, mentre il contributo vocale
rimane filtrato in sottotraccia.
Chiude la rassegna il lavoro dell'emergente Carsten
Pomorin, protagonista della scena techno-rave
germanica con l'appellativo Mo-Ryn: anche in questo
caso il campionamento dell'inciso funky fa bella
mostra di sé, dapprima protagonista nel
lungo break di stop-&-go riverberati e poi
assemblato con la drum-machine breakbeat e la
bassline electro minimale.
Tra le frequentissime riedizioni dei classici
che abbiamo l'occasione di ascoltare, questo singolo
emerge per la cura ed il rispetto tenuti nei confronti
del prototipo (e non è poco
). I nostalgici
saranno felici di apprezzare un adattamento e
non uno stravolgimento, i neofiti potranno scegliere
tra tre diverse interpretazioni "di tendenza",
tutte decisamente sopra la media (ed anche questo,
con i tempi che corrono, non è cosa frequente
).
collegamenti su MusiKàl!
Armand Van Helden - Why
Can't You Free Some Time (12'')
Armand Van Helden - Flyaway
> Love (12'')
Armand Van Helden - Ghandi
Kahn (12'')