Mi è sempre un po’ sfuggita la personalità
di Antoine Clamaran. Da parecchio tempo presente
sulla scena house internazionale sia in prima
persona (in perenne tour europeo con il suo DJ
set), sia prendendo parte ad illustri collaborazioni
(in partnership con Robbie Rivera, Bob Sinclar,
David Guetta ed altri), sia come produttore (avendo
fondato la label Pool-E-Music) sia come remixer
(apprezzato ovunque il suo lavoro su “Make
Your Move” di Dave Armstrong), ho spesso
avuto l’impressione di un artista iperattivo
ma sostanzialmente privo di un proprio stile,
di una propria connotazione, avendolo visto impegnato
tanto in tracce prettamente tribali-percussive
(sia sul filone afro che su quello più
latineggiante) quanto in opere decisamente più
commerciali, talvolta tendenti al funky, talaltra
alla techno ovvero alla hi-nrg ben “pompata”
(vedasi l’ultima, “Moved On You”,
insieme al fido Philippe Bernard).
In un bailamme di partecipazioni mai baciate
dal grande successo di pubblico, quando ha cominciato
a diffondersi questo pezzo basato sul riff di
“Self Control”, magnifico ed indimenticato
hit della nostra terra, portato al successo mondiale
20 anni or sono prima da Raf e poi da Laura Branigan,
ho immediatamente avvertito che fosse giunta l’ora
della consacrazione anche per l’eclettico
Antoine.
Un brano assai ruffiano ma tremendamente efficace,
capace di pescare un’idea minima ma in linea
con la moda del tempo e di dilatarla, stiracchiarla
e ripeterla per oltre 7 minuti, nella stessa identica
maniera con cui Junior Jack ha saputo cucire,
condire ed (infine) portare al successo “Da
Hype”. Inizialmente fu un finto-promo
portante la medesima composizione (dub…?)
su entrambe le facce, a cui fu affibbiato un titolo
quantomai banale ed estemporaneo, ma assolutamente
facile da ricordare (“Feel It”…
poi dopo si è capito…), con la sicurezza
che a breve, secondo strategia commerciale più
che consolidata, sarebbe arrivata anche la versione
cantata.
Ed infatti ecco arrivare ora sul mercato non
uno, ma una vendemmia di differenti remix e riletture,
di cui la pronta e provvidenziale licenza italiana
dell’etichetta di Joe T Vannelli ci offre
un sunto. Partendo dal fondamentale adattamento
vocale fatto-in-casa possiamo affermare che “aggiungere”
non sempre fa rima con “migliorare”:
il contributo corale, in cui spicca la parte solista
affidata alla canadese Lulu Hughes (già
vocalist per Clamaran in “Release Yourself”),
ha tratti talmente personali e caratteristici
(un abbondante soul-gospel degno di miglior sorte…)
da sommergere l’appeal “dirty”
e primordiale della base, finendo per offuscarne
il tiro. Sembra quasi di ascoltare una di quelle
tante sovrapposizioni pirata che proliferano in
rete, tecnicamente ineccepibile ma non proprio
azzeccata nell’accostamento…
Ad ogni modo questo è nulla se si ha la
(s)fortuna di assaggiare gli altri contributi
nel frattempo pubblicati (e reperibili solo import):
gli illustri remixers convocati pare abbiano concordato
con il sottoscritto, ritenendo poco credibile
e redditizio la fusione tra un vocal così
corposo e raffinato ed un groove, al contrario,
tanto grintoso ed essenziale.
Peccato però che le loro opere si rivelino
uno strampalato e forzato tentativo di orchestrare
ex novo l’a-cappella, finendo talmente distanti
dal prototipo al punto da privare il brano di
quella schiettezza e di quella semplicità
che ne costituivano l’indiscusso elemento
di richiamo. Deludono pertanto il fido Robbie
Rivera, l’emergente Richard Earnshaw, i
geniali DJ Flex & Sandy Wilhelm (che ci avevano
esaltato con l’eccellente ricostruzione
house dell’hit “Somebody To Love”
dei Boogie Pimps) e persino il paladino Joe T
Vannelli nel voler stravolgere e personalizzare
a-tutti-i-costi ciò che già era
riuscito bene al primo colpo.
collegamenti su MusiKàl!
Philippe B. & Antoine Clamaran - Moved
On You (12'')