Parafrasando Jovanotti “… tutto parte
dal basso…”: per intenderci, finalmente
un brano che emerge dall’underground per
meriti propri, poco pubblicizzato, senza nomi
particolarmente altisonanti e, soprattutto, non
strettamente legato alle fatue mode del momento.
Solo gli addetti ai lavori potevano conoscere
i trascorsi di Ian “45” Carey, produttore
americano conosciuto per la qualità e la
raffinatezza delle sue proposte strictly-house,
tanto in solista quanto insieme al compagno d’avventure
Jason Papillon, con il quale tuttora forma il
team Soul Providers ed ha fondato la indie-label
Elan Media.
Sfido però a trovare qualche cultore capace
di narrare le gesta del tulipano Jani Van Loghem,
aka Doctor DJ, alias DJ Jani, caso più
unico che raro di musicista olandese attratto
più dai canonici bpm della garage o della
soulful-house che dalle andature veloci della
trance o dalle casse martellanti della techno.
“Drop Da Vibe” è il tipico
pezzo buono per tutte le stagioni: nulla di particolarmente
originale, ma tanta energia e voglia-di-dance
confezionate in maniera semplice ma assolutamente
impeccabile, elegante ed accattivante. Un groove
decisamente funky, grazie alla chitarrina subito
protagonista e ad una semplice e guizzante bassline
che entra in fade giusto prima del break d’ingresso,
dove la base filtrata si adagia a dovere per ospitare
le spedite rime ragamuffin’ composte ed
eseguite da MC Gee (al secolo Lee Grant). La stessa
strofa viene poi ripetuta a metà stesura,
prima del break 4-mixing-use che anticipa l’ultima
ripresa e la chiusura progressiva del brano.
Nella dub le variazioni sono ridotte al minimo:
la struttura e gli elementi fondamentali, anzi,
si ripetono tali & quali e solo un attento
ascolto permette di percepire una complessiva
esaltazione delle basse frequenze, data anche
dalla “mozzatura” della linea di basso
che rende il groove più serrato ma anche
più cupo. Percussioni “latino-tribali”
addizionali su tutta la stesura ed un leggero
filtro “flanger” sul cantato rendono
la traccia più adatta al centro serata
dei club.
Jani & Carey, assemblando sonorità
di facile richiamo ed ispirandosi a recenti e
fortunati predecessori (“Down & Under”
di Kid Creme in primis, ma anche “Superstylin’”
dei Groove Armada e “”Ruffneck”
dei Freestylers per quanto riguarda la parte vocale)
colpiscono il bersaglio nel segno della sobrietà:
l’ennesima dimostrazione di come si possa
fare musica gradevole ad ampio target senza voler
essere originali a tutti i costi ed avere velleità
di riscrivere la storia della musica.