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JUNIOR JACK
Da Hype (Play It Again Sam/Rise, 2004)
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recensione di Ivan Gamberini scrivi un'email


Un nome che oramai non ha bisogno di presentazioni (del resto le abbiamo già fatte…).
Basti dire che quando ancora non si era spenta l’eco di “E-Samba” già stava girando il promo di questo nuovo singolo ed il buzz creatosi lo ha spinto all’immediato trionfo, forse al di là dell’effettivo valore del pezzo. Nel frattempo Vito ha avuto modo di dare il follow-up al progetto Room 5 (“Music & You”, praticamente uguale a “Make Luv”, sempre avvalendosi della voce di Oliver Cheatham) e di pubblicare l’attesissimo album di debutto “Trust It”, il quale ha ricevuto gli onori della recensione di primo piano anche su riviste non-solo-dance (meglio tralasciare sui contenuti delle critiche ricevute…).

Fatto sta che “Da Hype” ha già una storia: uscito ufficiale in autunno con la versione strumentale, già si sapeva, come moda comanda, che avrebbe prima o poi ricevuto il trattamento vocale. Dopo aver fatto sbizzarrire alcuni creativi DJs capaci di combinare il tema con celebri vocals, quali Sylvester o Loleatta Holloway (reperibili in rete o su rari bootleg “casalinghi”, ma niente di memorabile), JJ ha estratto il coniglio dal cilindro, assoldando il leggendario e controverso Robert Smith, leader degli storici Cure e personaggio di spicco della new-wave dark anni ’80, per comporne ed interpretarne la parte cantata.

Avevo e mantengo le mie perplessità sulla riuscita dell’operazione: “Da Hype” mi sembrava già completa così com’era e soprattutto il suono così carico e ridondante, nel più tipico stile “french-touch”, non mi pareva adatto ad essere completato con una linea vocale “tradizionale”.
Riconosco a Mr. Lucente il coraggio di aver saputo allontanarsi dalle sonorità delle hit che lo avevano portato alla ribalta (“Thrill Me” ed il citato “E-Samba”) ed anche una certa abilità nel saper tirare per oltre 9 minuti un pezzo che si basa sull’ipnotica iterazione di un misero sample di 8 battute tratto da “I’m So Hot For You” (datato 1982), creazione del mitico Bobby Orlando, uno dei discepoli del maestro Giorgio Moroder divenuto poi sovrano della “disco hi-nrg” americana di un ventennio fa.

Il caratteristico giro di basso “alla Junior Jack” lascia qui il posto ad una tastierona grassa e barocca, unica interprete di una melodia alquanto ripetitiva ma dall’andamento impetuoso ed arrembante con un quid di epico e celebrativo, ideale soundtrack tanto per scene da sbarco su Marte quanto per inseguimenti di un telefilm poliziesco. Il testo composto da Robert Smith è veramente poca cosa, ma il contributo della sua ugola stridula ed ambigua (soprattutto nell’urletto di introduzione) riesce quantomeno nell’intento di conferire quella necessaria variazione che le mille diavolerie da studio, pur se egregiamente utlizzate, non riuscivano più di tanto a dare. E così, oltre ai filtri, al cutting ed alle false dissolvenze, anche il cantato finisce per diventare, più che un necessario complemento, un mero elemento ornamentale, la classica “ciliegina-sulla-torta”.

Si respira aria degli anni ’80 in questo super-singolo (acquisito a colpo sicuro dalla Time per il mercato italiano), tanto per la chiara ispirazione alla musica risalente a quell’epoca, quanto per l’espediente commerciale adottato, che contemplava come il lancio della nuova hit fosse “rinforzato” dall’accompagnamento, sullo stesso vinile, del remix della precedente. Il lato B reca infatti l’attuale proposta “forte” di Junior Jack, già presente nelle playlist di maggior prestigio ed al top delle club chart all-around-the-world.

“Stupidisco”, che campiona il riff vocale di un archetipo della musica pop-commerciale 80s americana, “Dare Me” delle Pointer Sisters (1985), e lo ripete all’infinito su una marcetta house mid-tempo condita dai canonici filtri, dai consueti bassi spinti e dai prevedibili breaks in cui riaffiora la ritmica originale, è già diventato un caso discografico: accade infatti che nell’autunno appena trascorso il ragazzo-prodigio canadese Dave Armstrong dia alle stampe un pezzo che utilizza lo stesso identico sample e che in poco tempo il lavoro diventi una hit dalle ottime potenzialità radiofoniche, tanto da attraversare l’oceano sulle onde FM con ottimo riscontro (grazie anche al buon remix by Antoine Clamaran).

Il risultato è che non appena si ode il coretto “baby make your move, step across the line” non si sa se stiamo ascoltando Mr. Jack o Mr. Armstrong, in quanto i rispettivi brani sono veramente mooolto simili! Ora, al di là della ricerca di chi-ha-copiato-chi, la statura e le referenze dei personaggi in questione mi fa supporre che veramente ci si trovi di fronte ad una terrificante coincidenza: se fino ad ora si era giustificato il campionamento come forma artistica che permetteva di superare le limitate combinazioni armoniche delle 7-note-7, attingendo a quanto da altri già inventato ed assemblandolo in un nuovo contesto, adesso che si finisce addirittura per “saccheggiare” gli stessi frammenti per poi montarli con identiche soluzioni sonore e ritmiche, non è che si stia già raschiando il fondo del barile della creatività?







26 febbraio 2004


Track list:


A – extended vocal mix (feat. Robert Smith)
B – STUPIDISCO




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