Un nome che oramai non ha bisogno di presentazioni
(del resto le abbiamo già fatte…).
Basti dire che quando ancora non si era spenta
l’eco di “E-Samba”
già stava girando il promo di questo nuovo
singolo ed il buzz creatosi lo ha spinto all’immediato
trionfo, forse al di là dell’effettivo
valore del pezzo. Nel frattempo Vito ha avuto
modo di dare il follow-up al progetto Room 5 (“Music
& You”, praticamente uguale a “Make
Luv”, sempre avvalendosi della voce di Oliver
Cheatham) e di pubblicare l’attesissimo
album di debutto “Trust It”, il quale
ha ricevuto gli onori della recensione di primo
piano anche su riviste non-solo-dance (meglio
tralasciare sui contenuti delle critiche ricevute…).
Fatto sta che “Da Hype” ha già
una storia: uscito ufficiale in autunno con la
versione strumentale, già si sapeva, come
moda comanda, che avrebbe prima o poi ricevuto
il trattamento vocale. Dopo aver fatto sbizzarrire
alcuni creativi DJs capaci di combinare il tema
con celebri vocals, quali Sylvester o Loleatta
Holloway (reperibili in rete o su rari bootleg
“casalinghi”, ma niente di memorabile),
JJ ha estratto il coniglio dal cilindro, assoldando
il leggendario e controverso Robert Smith, leader
degli storici Cure
e personaggio di spicco della new-wave dark anni
’80, per comporne ed interpretarne la parte
cantata.
Avevo e mantengo le mie perplessità sulla
riuscita dell’operazione: “Da Hype”
mi sembrava già completa così com’era
e soprattutto il suono così carico e ridondante,
nel più tipico stile “french-touch”,
non mi pareva adatto ad essere completato con
una linea vocale “tradizionale”.
Riconosco a Mr. Lucente il coraggio di aver saputo
allontanarsi dalle sonorità delle hit che
lo avevano portato alla ribalta (“Thrill
Me” ed il citato “E-Samba”)
ed anche una certa abilità nel saper tirare
per oltre 9 minuti un pezzo che si basa sull’ipnotica
iterazione di un misero sample di 8 battute tratto
da “I’m So Hot For You” (datato
1982), creazione del mitico Bobby Orlando, uno
dei discepoli del maestro Giorgio Moroder divenuto
poi sovrano della “disco hi-nrg” americana
di un ventennio fa.
Il caratteristico giro di basso “alla Junior
Jack” lascia qui il posto ad una tastierona
grassa e barocca, unica interprete di una melodia
alquanto ripetitiva ma dall’andamento impetuoso
ed arrembante con un quid di epico e celebrativo,
ideale soundtrack tanto per scene da sbarco su
Marte quanto per inseguimenti di un telefilm poliziesco.
Il testo composto da Robert Smith è veramente
poca cosa, ma il contributo della sua ugola stridula
ed ambigua (soprattutto nell’urletto di
introduzione) riesce quantomeno nell’intento
di conferire quella necessaria variazione che
le mille diavolerie da studio, pur se egregiamente
utlizzate, non riuscivano più di tanto
a dare. E così, oltre ai filtri, al cutting
ed alle false dissolvenze, anche il cantato finisce
per diventare, più che un necessario complemento,
un mero elemento ornamentale, la classica “ciliegina-sulla-torta”.
Si respira aria degli anni ’80 in questo
super-singolo (acquisito a colpo sicuro dalla
Time per il mercato italiano), tanto per la chiara
ispirazione alla musica risalente a quell’epoca,
quanto per l’espediente commerciale adottato,
che contemplava come il lancio della nuova hit
fosse “rinforzato” dall’accompagnamento,
sullo stesso vinile, del remix della precedente.
Il lato B reca infatti l’attuale proposta
“forte” di Junior Jack, già
presente nelle playlist di maggior prestigio ed
al top delle club chart all-around-the-world.
“Stupidisco”, che campiona il riff
vocale di un archetipo della musica pop-commerciale
80s americana, “Dare Me” delle Pointer
Sisters (1985), e lo ripete all’infinito
su una marcetta house mid-tempo condita dai canonici
filtri, dai consueti bassi spinti e dai prevedibili
breaks in cui riaffiora la ritmica originale,
è già diventato un caso discografico:
accade infatti che nell’autunno appena trascorso
il ragazzo-prodigio canadese Dave Armstrong dia
alle stampe un pezzo che utilizza lo stesso identico
sample e che in poco tempo il lavoro diventi una
hit dalle ottime potenzialità radiofoniche,
tanto da attraversare l’oceano sulle onde
FM con ottimo riscontro (grazie anche al buon
remix by Antoine Clamaran).
Il risultato è che non appena si ode il
coretto “baby make your move, step across
the line” non si sa se stiamo ascoltando
Mr. Jack o Mr. Armstrong, in quanto i rispettivi
brani sono veramente mooolto simili! Ora, al di
là della ricerca di chi-ha-copiato-chi,
la statura e le referenze dei personaggi in questione
mi fa supporre che veramente ci si trovi di fronte
ad una terrificante coincidenza: se fino ad ora
si era giustificato il campionamento come forma
artistica che permetteva di superare le limitate
combinazioni armoniche delle 7-note-7, attingendo
a quanto da altri già inventato ed assemblandolo
in un nuovo contesto, adesso che si finisce addirittura
per “saccheggiare” gli stessi frammenti
per poi montarli con identiche soluzioni sonore
e ritmiche, non è che si stia già
raschiando il fondo del barile della creatività?