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ERIC PRYDZ
Call On Me (Ministry Of Sound / Data, 2004)
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recensione di Ivan Gamberini scrivi un'email


Da parecchio tempo qua, in un panorama che, in quanto a contenuti, si mostra alquanto stagnante (tanto che gli unici segni di novità sono rappresentati dai ciclici ritorni di suoni & stili del passato), l’unico segno di vitalità nel “mondo-mercato” della dance è rappresentato dall’ascesa imperiosa di nomi che fino alla stagione precedente erano sconosciuti o quasi. Fenomeni che, senza apportare innovazioni sostanziali al modo di far ballare, tutto d’un tratto arrivano a monopolizzare la scena grazie ad una valanga di pubblicazioni, spesso osannate a prescindere dal servile recensore di turno. In questo senso il 2004 è stato l’anno sacro di Simon Marlin & Max Reich (aka Shapeshifters), di Nic Fanciulli (titolare del nick Skylark insieme al compagno Andy Chatterley) e, soprattutto, di Eric Prydz.

La leggenda narra dell’ennesimo prodigioso “bedroom jock” che riesce ad affermarsi dapprima grazie al passaparola locale ed in seguito grazie ai buoni uffizi di influenti colleghi ammaliati da cotanto talento. Al di là della facile ironia, siamo comunque al cospetto di colui che ha prodotto ed arrangiato il più grande successo dell’anno a livello continentale, capace di resistere per mesi al #1 della UK-sales-chart e detronizzare un hit, peraltro ben fatto, di un idolo planetario quale è Robbie Williams.
Dopo alcune produzioni arrivate solo agli addetti ai lavori (più che altro remix, come quello su “In & Out” di Adeeva, il cui vocal venne reso celebre dal ritocco di ATFC/Onephatdeeva) Eric Prydz si è fatto notare assemblando una delle versioni del fantastico Shapeshifters “Lola’s Theme”. Da lì in poi è stato un effluvio di uscite, quasi sempre accolte dall’unanime plauso del settore; basti citare l’EP “Slammin’”, “Woz Not Woz” insieme all’amico-della-prima-ora Steve Angello ed i remix su “C’mon Lady” by Harry’s Afro Hut, “Miracles” by Pet Shop Boys, “Sex & Sun” by Aloud ed il pregevolissimo ultimo sul techno-anthem “Rocker” by Alter Ego.

“Call On Me” rappresenta quindi solo la punta del mastodontico iceberg innalzato dall’iperattivo Eric @ Stockholm, dimostratosi ad ogni modo sensibile interprete, eclettico manipolatore ed abile “fiutatore” di ciò che può scaldare la massa danzante. Il pezzo, come tutti ben sanno, riprende il contagioso ritornello di “Valerie”, uno degli hit del leader dei Traffic Steve Winwood, contenuto nel suo secondo album da solista, “Talking Back To The Night” datato 1983. L’hook vocale, che pare sia stato ricantato ad hoc da Steve in persona a dimostrazione del suo gradimento, viene ripetuto all’infinito, filtrato in lunghe e suggestive dissolvenze ed appoggiato su una base martellante condita con tastiere cariche ed abbondanti, dal timbro analogo al “french touch” di tendenza electro (tanto che, inizialmente, il brano fu attribuito a DJ Falcon, il quale, più semplicemente, ha “solo” avuto il privilegio/merito di essere stato il primo a testarlo nei suoi set). Semplice, ipnotico ed immediato (tanto che l’edit non arriva ai 3 minuti!), cattura immediatamente grazie al potenziale radiofonico assolutamente devastante.

Le versioni proposte nel vinile import made by Ministry Of Sound (la pubblicazione oltreoceano sarà curata dalla Ultra) sono l’extended, curata insieme agli amici concittadini Yamazaki, Wawi & BadBaz, componenti del team di DJ-produttori Retarded Funk; la spedita e fremente rilettura light-trance dei fratelli belgi Bert & Maarten Wilmaers (aka Filterheadz, già alternativi ri-elaboratori su mega-hits come Eddie Amador “House Music” e Robbie Rivera feat. Billy paul “Sex”), capace di evocare ampi orizzonti grazie al palpitante synth “cosmico” che funge da bassline (una via di mezzo tra “I Feel Love” di Donna Summer e “Kriminal Tango” dei MyMine); la club classic-house-pop (unica variante contenuta nel 12” licenziato per il mercato italiano dalla Oxyd) un po’ piatta, con tastierina liquida, realizzata dai padri fondatori del movimento dance svedese, vale a dire JJ & Stonebridge. Discorso a parte merita la dub composta da Red Kult, marchio emergente grazie ai singoli “Call Me” (in cui, guarda caso, compare il sample di “Valerie” orchestrato in modo moooolto simile all’odierno remake di Prydz…) e “Miracle” usciti nel 2004 e dietro le cui spoglie si celerebbe Dirty Funker, l’altrettanto fantomatico creatore del favoloso remix di “Lithium” dei Nirvana: clapping-beat, ossessivo tema electro-minimale spezzato, effetti riverberati e frammenti vocali destrutturati in amorfi frammenti ornamentali; in sostanza uno stravolgimento dal carattere totalmente sperimentale che mai e poi mai potrebbe ricondurci alla “Call On Me” che stra-conosciamo. Certo che, per quanto sopra accennato, l’invito a Red Kult appare quasi come una sorta di riconoscimento/risarcimento a colui che per primo ha avuto l’idea…

A questo punto la strada pare spianata per il giovane Eric: niente di più redditizio, quindi, che alimentare il mito accostandone il nome ad opere che sue non sono: perlomeno dubbio il remix attribuitogli sull’hit da spot “[Reach Up For The] Sunrise” dei Duran Duran, decisamente falso il rework di “We Close Our Eyes” dei Go West, discreto adattamento pumpin-house recentemente uscito su promo a nome Groove Cutters.





18 novembre 2004


Track list:

A1 – Eric Prydz vs Retarded Funk mix
A2 – Filterheadz remix
B1 – JJ Stockholm club remix
B2 – Red Kult dub Pass 2 mix



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