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recensione di Ivan Gamberini scrivi un'email


This is house… allo stato puro! La pubblicazione sulla mitica Strictly Records non poteva passare inosservata ed infatti le prime copie import sono andate a ruba; a rendere giustizia arriva ora la stampa su provvidenziale licenza italiana.

Era un po' che non si sentiva un pezzo così "povero" e ripetitivo, nei canoni dell'house sound d'annata, quello from Chicago per intenderci… E proprio questo feeling "old school" gli ha permesso di uscire dal ristretto circuito underground dei club più esclusivi.

Definirlo essenziale è un eufemismo, essendo unicamente basato sull'interminabile ed estenuante loop del brevissimo campione vocale tratto da "Live your life be free", non proprio celebre pop-hit di Belinda Carlisle. La semplicissima ricetta di Chris Malinchak & Greg Bahary risulta però quantomai indovinata allorquando su codesto delirio vi si appoggia una ritmica tosta, secca ed incisiva, una cassa dritta che altri hanno non a torto definito "alla Daft Punk", doppiata da un basso regolare quasi live. Ciò che ne risulta è un brano tanto poco radiofonico (a meno che non disponiate di un sub-woofer di prestigio) quanto invece trascinante e coinvolgente "on the dancefloor".

Se poi i maestri Gray & Pearn (aka Full Intention) con pochi e sapienti tocchi al punto giusto riescono a posizionare strategicamente i fill-in di stacco e ripartenza (particolarmente indovinato quello "solo cassa" già sentito in Stardust "Music sounds better…"), allora la creatura nasce già sorridendo!

La dub appare sensibilmente diversa, con base più "oscura" accompagnata da un accordo di chitarrina ed inserti vocali che affiorano sporadici. Breve pausa al centro ed altri due piccoli break sotto i quali mi pare affiori una reminiscenza di "Shattered Dreams" di Johnny Hates Jazz.




5 febbraio 2002


Track list:

A - Full Intention re-edit
B - dub mix



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