Finalmente uscito anche su vinile il tormentone
estivo che da un mesetto circa sta furoreggiando
sull'effe-emme nazionale, approdatovi quasi contemporaneamente
al lancio in madrepatria spagnola grazie alla
volontà ed alla potenza della Sony (eh,
cosa vuol dire essere sotto una major
).
Non è il caso di dilungarsi sulla presentazione
della canzoncina che tutti quanti abbiamo già
subìto a sufficienza, balletto compreso
(la clip è stata recentemente "restaurata"
con aggiunta di scene "live"). Basti
dire che sull'onda del clamoroso riscontro ottenuto,
Pilar, Lucia y Lola, sotto l'ala protettiva del
produttore-pigmalione Manuel "Queco"
Ruiz, sono già sul mercato con l'album
"Hijas Del Tomate".
Le versioni presenti sul singolo sono state realizzate
da Jaime Stinus e da quella vecchia conoscenza
di Raul Orellana, deejay-produttore celebre a
cavallo tra gli 80 ed i 90 con il primo sound
house-mediterraneo de Ibiza trasfuso negli hits
"Real Wild House" (che ripeteva il groove
di "Burn The House Down" dei Menz Klub)
e "Gypsy Rhythm" (con la fantastica
voce di Miss Jocelyn Brown, attualmente sull'onda
con Cassius "I'm A Woman").
La "Chiringuito" è arrangiata
sullo stile reggae-commerciale, alla maniera di
altri celebri hit estivi downbeat quali quelli
degli Ace Of Base oppure "Coco Jamboo"
di Mr. President (1996). Percussioni, basso, piano
e fiati sintetizzati, conditi con urletti stile
Bananarama, rappresentano gli ingredienti di un
remix piuttosto prevedibile, senza infamia e senza
lode.
La "Motown club", presente anche strumentale
e probabilmente così denominata (immodestia
o ironia?) perché realizzata a Miami, ha
un trascinante intro percussivo su cui si impianta
il basso e subito dopo una cigolante chitarra
rock'n'roll alla Los Lobos o alla "Pulp Fiction",
così per rendere l'idea
I fiati frizzanti
tipo Ricky Martin "La Vida Loca", le
percussioni che doppiano il beat e che finiscono
per duplicare il bpm e l'andamento ritmato che
occhieggia alla bossanova permettono di ballarla
sia lenta che veloce.
Chiude la "Spanglish", in cui all'idioma
di fantasia dell'originale si sostituiscono (almeno
nelle strofe) alcuni versi in inglese.
Nel complesso un'operazione fin troppo in linea
con il target di massa: gli adattamenti sono "di
grana grossa", ben realizzati ma veramente
convenzionali e poco coraggiosi. Avrei preferito
una rilettura, che so, breakbeat o 2step, dato
che il bpm atipico e l'incedere vagamente "twisteggiante"
lo avrebbe consentito. Speriamo non sia finita
qui