L'ultimo fenomeno mondiale del pop da classifica
arriva dalla Russia: alle lolite Julia Volkova
ed Elena Katina, arruolate dal produttore locale
Ivan Shapovalov, basta una canzoncina giusto giusto
orecchiabile ed un video poco più che ammiccante
per straripare sui media planetari
Segno
emblematico del vuoto che c'è da riempire.
Basato su una provocazione da teen-ager all'acqua
di rose (non mi pare il caso che ci si dilunghi
ancora sul famoso bacio
), appare quantomai
chiaro che T.A.T.U. (acronimo di "Ta Liubit
Tu", all'incirca "Quella Ama Quella")
è un progetto abilmente studiato a tavolino,
privo di qualunque velleità artistica (per
questo garantisce la riesumazione del "Buggle"
Trevor Horn) e che perciò durerà
ancor meno di una qualsiasi altra boy-band. Nel
frattempo sono pure riuscite a mettere insieme
un numero sufficiente di pezzi per dare alle stampe
un album dal titolo vagamente allusivo e pericolosamente
persuasivo ("200 Km/h In The Wrong Lane"
Attendiamo protesta ufficiale delle mamme anti-rock!)
e che, ovviamente, staziona da qualche settimana
nella top-ten delle vendite italiane.
Perfettamente inutile commentare "All The
Things She Said" nella versione originale:
perfetto esempio di prodotto patinato costituito
da una composizione orecchiabile, lenta ed in
una certa maniera solenne, ricoperta con una cascata
di suoni levigati e calibrati ad uso e consumo
dei timpani meno pretenziosi.
Non potevano altresì mancare le versioni
più "tendenziose", come impone
l'attuale trend discografico: dietro lo pseudonimo
"Extension 119" si cela Dave Audé,
DJ/producer americano, già remixer di "Music"
e "Don't Tell Me" by Miss Ciccone. Il
profeta dell'hard-house d'oltreoceano mette insieme
una trasposizione lineare a 130 bpm che va già
per la maggiore, imperniata su una persistente
frase di synth in 4 battute dal suono euro-trance
decisamente commerciale.
Il lavoro "intellettuale" di Mark Picchiotti
@ Chicago si configura effettivamente come un'opera
astratta ed estrosa, tanto è lontana dalle
atmosfere originali: electro-house minimale capace
di accompagnare il cantato integrale con l'acuto
ed impertinente scarabocchio di un'imperterrita
tastierina. Sorprendente l'entrata ad oltre metà
traccia di un morbido break solo-piano.
Chiude il pacchetto-regalo il fantomatico HarDrum,
miscelatore "casalingo" che ha avuto
il coraggio di ri-elaborare anche altri brani
dell'album ("Nas Ne Dogonjat" e "30
Minut"): il suo contributo consiste in un
mid-tempo vagamente trip-hop dal vocal ridotto
e dai suoni aspri, ruvidi ed acidi.
Ed attenzione perché il meglio dovrebbe
ancora arrivare! Oltre ad una versione attribuita
a DJ Monk (aka Rabbit In The Moon, nonchè
protagonista della scena "alternativa"
techno & drum'n'bass) & The Track Mack,
per ora credo reperibile solo in rete ed nell'introvabile
doppio promo, pare stiano per planare on the dancefloor
anche i remix italiani di Datura e (forse) Molella
Credo di sapere cosa ci aspetta