Primo e strafamoso estratto da “Born
to do it”, opera prima di Craig, il brano al top delle
charts di tutta Europa viene proposto in tre versioni oltre
a quella dell’album.
Le prime due non si limitano ad essere dei semplici remix
ma vedono una vera e propria ricostruzione del pezzo che tra
l’altro viene ricantato dal nuovo Re del 2 Step. Le sonorità
hip-hop imposte dal team Full Crew, oltre ad aumentare i bpm,
fanno venir meno la dolcezza e l’andamento cantilenante della
traccia originale. Se aggiungiamo che il vero punto di forza
di 7 DAYS è l’orecchiabilissima filastrocca sui giorni della
settimana e che qui il celebre ritornello rimane invece in
una veste solamente accennata, la rilettura diretta da Mr.
Wayne Lawes si propone sicuramente come alternativa ma di
altrettanto dubbia efficacia. La seconda versione differisce
dalla prima per la presenza di alcuni trascurabili inserti
rap by MDK.
La versione house a cura di Ceri Evans della Sunship Productions
è disarmante nella sua mancanza di feeling. Trattasi del più
anonimo dei remix, in cui l’a-capella di Craig viene adattato
ad un groove veramente poco significativo. La fascinosa cadenza
del performer è inibita dal ritmo sostenuto, tanto che il
refrain è diventato un incomprensibile scioglilingua e la
parte vocale un orpello del tutto trascurabile.
Certo che se dopo quasi 17 minuti di ascolto non si vede l’ora
di sentire l’originale (tra l’altro ascoltabile anytime anywhere)
ci si chiede quale sia il senso di certe operazioni….