I "seguaci" dei Simple Minds si sono
dati appuntamento venerdì 31 maggio all'Alcatraz
di Milano per la prima data italiana del Floating
World Tour della band di Glasgow. C'era molta
attesa in quanto Jim Kerr & Co., dopo alcuni
anni di oblio, hanno prodotto quest'anno un album,
"Cry", che ha riscosso un unanime interesse
sia fra la critica che fra i loro fans. Ed anche
il tour, partito il 15 aprile dalla Scozia, ha
sollevato entusiasmi che sembravano ormai dimenticati
per sempre, con il fatidico "sold out"
raggiunto ovunque, anche in luoghi di grande prestigio
quali la Royal Albert Hall di Londra e l'Olympia
di Parigi. Certo, il periodo dei grandi concerti
all'aperto davanti a 50.000 persone è finito
da un pezzo, ma la scelta di suonare in spazi
piccoli ha avuto come risultato il raggiungimento
di un'atmosfera più intima e coinvolgente
per il pubblico che ha potuto in questo modo seguire
lo spettacolo a stretto contatto con i musicisti,
a loro volta entusiasti di un abbraccio così
caloroso da parte della gente.
Il concerto si è aperto alle 20.45 circa
sulle note della mitica "New Gold Dream":
al centro del palco lui, Jim Kerr, 43 anni ben
portati (solo una leggera stempiatura tradisce
l'età non più verdissima), front-man
con pochi eguali al mondo ed ancora in possesso
di una voce da fare invidia a quelle dei cantanti
più giovani; alla sua sinistra il "fido"
chitarrista Charlie Burchill, co-fondatore del
gruppo insieme a Jim, ed autore di alcuni dei
più celebri accordi del pop britannico
degli anni '80. Alla destra, invece, il nuovo
bassista (l'ennesimo dei Simple Minds) Eddie Duffy,
dal suono pulito e lineare, ma forse troppo poco
appariscente sul palco. Dietro, il monumentale
batterista Mel Gaynor, definito da Kerr "the
best drummer in the world" (e non è
detto che non abbia ragione) e il tastierista
Andy Gillespie, anche lui una new entry, preciso
quanto basta, ma chiaramente lontano dalle capacità
artistiche dello storico predecessore Mick MacNeil
che nel 1990, nel periodo di maggior successo
dei SM, salutò baracca e burattini in quanto
stanco, lui scozzese cupo e riservato, della vita
da rockstar.
Dopo il brano d'apertura il ritmo non ha accennato
a diminuire grazie all'esecuzione della vecchia
"I Travel" e della nuova "One Step
Closer" (scritta in collaborazione con i
Planet Funk), la cui versione live mi è
sembrata meno incisiva di quella da studio, seguite
da una bella sequenza di pezzi storici quali "Up
on the Catwalk", "Big Sleep", "Speed
your love to Me" e "The American".
Poi è stata la volta di "Love Song",
scritta nel 1981 ma dal sound ancora attualissimo
e che potrebbe ancora oggi rientrare benissimo
nelle setlist dei dj più all'avanguardia
d'Europa. "See the lights" e "Glittering
prize" (la canzone più celebre, forse,
del loro periodo new wave) hanno fatto da preludio
all'urlata "Ghostdancing", durante la
quale Jim Kerr ha presentato i membri della band.
Niente male anche la versione live di "Spaceface",
il brano migliore dell'ultimo CD, che uscirà
come singolo il prossimo 17 giugno.
Il ritmo si è improvvisamente abbassato
con le dolcissime ed intime "This is your
land", "Someone Somewhere in Summertime"
e "Belfast Child", prima di riesplodere
imperiosamente con "Waterfront", il
pezzo rock per eccellenza dei SM, durante il quale
il pubblico non ha per nulla accennato a smettere
di saltare.
Dopo una breve pausa, il gruppo si è ripresentato
sul palco per la prima serie di bis, eseguendo
una strepitosa "Theme for Great Cities",
un brano strumentale suonato alla perfezione e
che non ci stancheremo mai di ascoltare. Kerr
è ritornato sul palco con una nuova camicia
e soprattutto con una verve se possibile ancor
più incandescente, assolutamente necessaria
per interpretare alla perfezione "Promised
you a Miracle" e la celeberrima "Don't
You" (qui le scene di delirio hanno raggiunto
il culmine).
Ancora una piccola pausa e subito nuovamente
in scena per la seconda e ultima serie di bis:
"New Sunshine Morning" (anch'essa dall'album
"Cry"), "Let there be love"
(esecuzione non eccezionale) e, per finire, altri
due brani storici quali "Sanctify Yourself
" e "Alive and Kicking", cantata
a squarciagola da tutti i 2.500 presenti in estasi
per il momento indimenticabile ma nello stesso
tempo in preda ad un pò di malinconia perchè
il concerto stava volgendo al termine.
Considerazioni finali: in oltre 2 ore di concerto,
i SM hanno proposto 23 successi indimenticabili
(sono state opportunamente accantonate le canzoni
scritte negli anni '90, il loro periodo artisticamente
peggiore) dimostrando di avere ancora molto da
dire e da dare. Peccato che la tanta decantata
acustica dell'Alcatraz non sia stata sempre all'altezza
dell'evento.