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SIMPLE MINDS
Concerto all'Alcatraz (Milano) (31 maggio 2002)
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di Raffaele Dambra scrivi un'email

I "seguaci" dei Simple Minds si sono dati appuntamento venerdì 31 maggio all'Alcatraz di Milano per la prima data italiana del Floating World Tour della band di Glasgow. C'era molta attesa in quanto Jim Kerr & Co., dopo alcuni anni di oblio, hanno prodotto quest'anno un album, "Cry", che ha riscosso un unanime interesse sia fra la critica che fra i loro fans. Ed anche il tour, partito il 15 aprile dalla Scozia, ha sollevato entusiasmi che sembravano ormai dimenticati per sempre, con il fatidico "sold out" raggiunto ovunque, anche in luoghi di grande prestigio quali la Royal Albert Hall di Londra e l'Olympia di Parigi. Certo, il periodo dei grandi concerti all'aperto davanti a 50.000 persone è finito da un pezzo, ma la scelta di suonare in spazi piccoli ha avuto come risultato il raggiungimento di un'atmosfera più intima e coinvolgente per il pubblico che ha potuto in questo modo seguire lo spettacolo a stretto contatto con i musicisti, a loro volta entusiasti di un abbraccio così caloroso da parte della gente.

Il concerto si è aperto alle 20.45 circa sulle note della mitica "New Gold Dream": al centro del palco lui, Jim Kerr, 43 anni ben portati (solo una leggera stempiatura tradisce l'età non più verdissima), front-man con pochi eguali al mondo ed ancora in possesso di una voce da fare invidia a quelle dei cantanti più giovani; alla sua sinistra il "fido" chitarrista Charlie Burchill, co-fondatore del gruppo insieme a Jim, ed autore di alcuni dei più celebri accordi del pop britannico degli anni '80. Alla destra, invece, il nuovo bassista (l'ennesimo dei Simple Minds) Eddie Duffy, dal suono pulito e lineare, ma forse troppo poco appariscente sul palco. Dietro, il monumentale batterista Mel Gaynor, definito da Kerr "the best drummer in the world" (e non è detto che non abbia ragione) e il tastierista Andy Gillespie, anche lui una new entry, preciso quanto basta, ma chiaramente lontano dalle capacità artistiche dello storico predecessore Mick MacNeil che nel 1990, nel periodo di maggior successo dei SM, salutò baracca e burattini in quanto stanco, lui scozzese cupo e riservato, della vita da rockstar.

Dopo il brano d'apertura il ritmo non ha accennato a diminuire grazie all'esecuzione della vecchia "I Travel" e della nuova "One Step Closer" (scritta in collaborazione con i Planet Funk), la cui versione live mi è sembrata meno incisiva di quella da studio, seguite da una bella sequenza di pezzi storici quali "Up on the Catwalk", "Big Sleep", "Speed your love to Me" e "The American". Poi è stata la volta di "Love Song", scritta nel 1981 ma dal sound ancora attualissimo e che potrebbe ancora oggi rientrare benissimo nelle setlist dei dj più all'avanguardia d'Europa. "See the lights" e "Glittering prize" (la canzone più celebre, forse, del loro periodo new wave) hanno fatto da preludio all'urlata "Ghostdancing", durante la quale Jim Kerr ha presentato i membri della band. Niente male anche la versione live di "Spaceface", il brano migliore dell'ultimo CD, che uscirà come singolo il prossimo 17 giugno.

Il ritmo si è improvvisamente abbassato con le dolcissime ed intime "This is your land", "Someone Somewhere in Summertime" e "Belfast Child", prima di riesplodere imperiosamente con "Waterfront", il pezzo rock per eccellenza dei SM, durante il quale il pubblico non ha per nulla accennato a smettere di saltare.

Dopo una breve pausa, il gruppo si è ripresentato sul palco per la prima serie di bis, eseguendo una strepitosa "Theme for Great Cities", un brano strumentale suonato alla perfezione e che non ci stancheremo mai di ascoltare. Kerr è ritornato sul palco con una nuova camicia e soprattutto con una verve se possibile ancor più incandescente, assolutamente necessaria per interpretare alla perfezione "Promised you a Miracle" e la celeberrima "Don't You" (qui le scene di delirio hanno raggiunto il culmine).

Ancora una piccola pausa e subito nuovamente in scena per la seconda e ultima serie di bis: "New Sunshine Morning" (anch'essa dall'album "Cry"), "Let there be love" (esecuzione non eccezionale) e, per finire, altri due brani storici quali "Sanctify Yourself " e "Alive and Kicking", cantata a squarciagola da tutti i 2.500 presenti in estasi per il momento indimenticabile ma nello stesso tempo in preda ad un pò di malinconia perchè il concerto stava volgendo al termine.

Considerazioni finali: in oltre 2 ore di concerto, i SM hanno proposto 23 successi indimenticabili (sono state opportunamente accantonate le canzoni scritte negli anni '90, il loro periodo artisticamente peggiore) dimostrando di avere ancora molto da dire e da dare. Peccato che la tanta decantata acustica dell'Alcatraz non sia stata sempre all'altezza dell'evento.



5 giugno 2002




I commenti
 
Espatrillos
10 giugno 2002
Un pò di tristezza x gli anni che son oramai andati.......

ettyBoop
7 giugno 2002
Sono tornati, alla grande.
Dopo un periodo non particolarmente felice, in cui sembravano aver perso la
passione e la voglia di far musica, i Simple Minds sono tornati davvero, e
al loro meglio.
Il concerto di ieri sera è stato grandioso, energetico, trascinante. Jim
Kerr in forma e carismatico come non mai, Charlie Burchill che sembra non
invecchiare; Mel Gaynor, storico batterista riunitosi alla band dopo un
periodo di abbandono e i nuovi membri della band alle tastiere e basso,
hanno creato uno show fantastico.

Lo spettacolo è stato una sorta di omaggio ai loro 25 anni di carriera (che
si celebrano quest\'anno), passando da pezzi storici dei primissimi album
(\"I travel\", \"Love song\", \"the american\" per citarne solo alcuni), a
gloriosi successi come \"Don\'t you\" (inevitabile), \"Sanctify yourself \",
\"Alive& Kicking\", cantati a squarciagola dai presenti fino a consumarsi la
voce!

Jim Kerr ha conservato un magnetismo raro e inalterato durante gli anni; se
in passato correva e scalciava, trascinando il pubblico in un delirio
costante, all\'età di 43 anni basta la sua presenza sul palco e il suo
sguardo per rapire l\'audience.
Questo senza naturalmente dimenticare la voce unica e \"felpata\" (amo
definirla così) che è senz\'altro maturata e cambiata rispetto ai primi
dischi, diventando se possibile ancora più coinvolgente.

Il momento più emozionante: Belfast child, acustica, bellissima, commovente.
Quello che non avrei mai pensato di sentire: \"theme for great cities\", uno
strumentale vecchissimo che ci hanno concesso fra i bis; quando si è grandi
ci si può permettere anche questo.

Se da un lato l\'Alcatraz era troppo piccolo per ospitare una band di questo
calibro, dall\'altro ha permesso di vivere il concerto in modo più diretto e
coinvolgente.
Peccato fosse l\'unica data italiana a parte il 26 luglio, quando si
esibiranno al teatro greco di Taormina.

In sostanza, la musica dei Minds era già una presenza fissa della mia vita
dal 1985, da ieri sera credo che sarà impossibile separarsene.
Quindi, Taormina...sto arrivando!

Betty Boop


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