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SIGUR ROS
Concerto al Giardino di Boboli (Firenze) (11 luglio 2008)
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di Piero Merola scrivi un'email

Gli osservatori prevedono che la crisi statunitense dei mutui avrà degli effetti negativi sull’economia islandese intaccando l’invidiabile benessere della nazione, ma, a giudicare dagli ultimi lavori di tre dei nomi più rappresentativi della sua scena musicale (Björk, Múm, Sigur Rós) ciò sembra influire veramente poco. Lavori peraltro non irripetibili, pervasi di una certa spontaneità mista a ottimismo, perché spensieratezza sarebbe eccessivo, che finisce per riflettersi in esibizioni meno imbevute che in passato di quella freddezza suggestiva e malinconica quanto i panorami dell’isola. Nell’apertura si rinuncia persino alle Amiina, affidandola alla chitarra e la voce del giovane Helgi, risposta di Reykjavik a Terje Nordgarden che, sfidando cicale e chiacchieroni, cattura l’attenzione di pochi, nonostante il calore trasmesso dal suo stato d’animo, per un islandese, a dir poco elettrizzato. Né può servire da sottofondo per godersi la vista sui Boboli prima del tramonto. Non tanto per suo demerito quanto per la controversa scelta di montare palco e tribune sul Prato delle Colonne (con le colonne che cercano di ricordarci di essere ai Boboli). Un po’ come vedere un concerto a Pompei nel parcheggio alberato degli scavi archeologici.

E’ buio e contro ogni previsione piove giù dal cielo una “Svefn-G-Englar” che prova a smentire subito i presagi dando un assaggio di quella bellezza pura e allo stesso tempo insostenibile che li caratterizza. L’archetto del violino accentua gli stridori della chitarra su cui si adagiano i vocalizzi di un Jonsi già caldo, nonostante l’obiettiva difficoltà di un’apertura del genere. Lo stupefacente prolungamento conclusivo di una “u” che dura almeno quindici secondi varrebbe già il concerto. L’ottima acustica fortunatamente fa da contraltare per la delusione relativa alla location. Nei brani dell’ultimo capolavoro pop del secolo l’aggiunta di quattro buontemponi ai fiati (che sbucano fuori baldanzosamente vestiti di bianco nella marcetta che rompe l’avvolgente rito di purificazione di “Sé Lest”) si rivela oltremodo saggio. In “Ny Batteri” elevano il pathos del brano a livelli quasi drammatici, dall’introduzione cinematografica all’isterico finale dissonante.

In “Olsen Olsen”, uno dei rari brani del repertorio in cui emergevano dei preoccupanti segnali di gioia e serenità non solo per il taciturno Kjartan nelle vesti di pifferaio magico, somministrano la giusta dose di morfina al liberatorio sfogo orchestrale. Offuscando in parte, tuttavia, quello che senza fiati era uno dei momenti clou per le orecchie oltre che per le quattro Amiina agli archi. Sorriso ebete generalizzato, leggerezza, vibrazioni positive. Le stesse di una “Hoppìpolla” che fa perdere contatto con gli scomodi seggiolini della tribuna, sulla cui scia sfrecciano i nebbiosi cori di una “Með Blódnasir” che rende molto bene malgrado la platea non capisca l’invito di Jonsi ad accompagnare il coro. Sì, perché il timido frontman, oltre ad aver rinunciato all’abbigliamento indie in favore di un look da highlander islandese, pare aver rinunciato anche al sofferente silenzio in favore di una misuratissima interazione con il pubblico. Non ci sarebbe nulla da dire né da ridire, se non arrivasse un terzetto troppo dimesso a rompere l’incantesimo. I nuovi brani, e soprattutto quelli che sembrano la riproposizione semi-acustica dei loro episodi più dimessi, non hanno quel fascino e quell’intensità dei classici. Così se l’epico inno alla Arcade Fire “Við Spilum Endalaust” con quelle cinque bocce sospese sul palcoscenico illuminate a festa fa la sua figura, il trittico “Gitardjamm” - ripescata dal dvd Heima, suona come “Festival” senza il finale festaiolo - , “Góðan daginn”, “Fljótavík” pur dando un ulteriore e superfluo saggio delle incredibili doti vocali di Jonsi, risulta sfiancante e soporifero. Di conseguenza gli accecanti vibrafoni “Saeglopur” si rivelano una manna dal cielo (a parte una “Glosoli” insolitamente smunta nel finale da nostalgici post-rockers, gli estratti di “Takk…” confermano il loro buon potenziale live) quanto i secchi cambi di tempo innescati qua e là dai rintocchi di un ridestato Orri e la fulgida chiusura orchestrale che cancella definitivamente gli sbadigli del precedente quarto d’ora. Goggi, il bassista, che invece non ha mai dormito, si guadagna la consueta passerella di “Hafsól” in cui può esibire la bacchetta nell’introduzione solenne quanto l’incedere dell’unico estratto dell’ostico “Von”. Il nevrotico crescendo risulta un po’ confusionario almeno fino alla nuova incursione di Kjartan-pifferaio magico. E di nuovo inevitabili sorrisi ebeti, buoni pensieri, leggerezza.

E il seguito è in linea con lo stato d’animo generale. Sbucano fuori i tamburi, dunque è facile intuire che stia finalmente per materializzarsi la svampita “Gobbledigook”, il brano più sorprendente e riuscito di questo “Með Suð Í Eyrum Við Spilum Endalaust”. Parte, a dirla tutta, un po’ sottotono senza che quel tambureggiare quasi ancestrale riesca a buttare giù le tribune come sarebbe stato auspicabile. E’ infatti il battimano collettivo più della spinta intrinseca dell’esecuzione a trasformare il pezzo in una grande festa, soprattutto quando due dei bandisti sparano sulla folla un mucchio di coriandoli colorati chiaramente riciclati dal tour di “Volta” di Björk. Lalalalalala…

Lalalalala? Battiti di mano? Sorrisi? Buone sensazioni? Ma non è un concerto dei Sigur Rós? Ricomponiamoci.

E così dopo un breve break arriva finalmente un estratto da “( )”, purtroppo l’unico della serata. Il concerto non può finire senza la traccia conclusiva dell’altro capolavoro della band, anche nota come “Popplagið”, la canzone pop, la classica e degna conclusione di una loro esibizione. Difficile trovare le parole adatte per descrivere la carica emotiva di uno dei brani più intensi e penetranti del repertorio, dal sinistro incedere fino al finale apocalittico che risucchia in un buco nero un’ora e mezzo di emozioni insolitamente altalenanti e variabili. Per un concerto dei Sigur Rós.

1 Svefn-g-englar
2 Glosoli
3 Sé Lest
4 Ny Batteri
5 Við Spilum Endalaust
6 Hoppìpolla
7 Með Blódnasir
8 Olsen Olsen
9 Gitardjamm
10 Góðan Daginn
11 Fljotavik
12 Saeglopur
13 Hafsól
14 Gobbledigook
----------------------
15 Popplagið (Untitled #8)

 

collegamenti su MusiKàl!
Sigur Ros - Með Suð Í Eyrum Við Spilum Endalaust
Sigur Ros - Takk
Sigur Ros - ( )
Sigur Ros - Agaetis Byrjun
Bjork - Volta
Múm - Go Go Smear The Poison Ivy
Terje Nordgarden - Terje Nordgarden
Arcade Fire - Neon Bible
Arcade Fire - Funeral

 



22 luglio 2008




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