Vorrei vedere voi ad uscire dopo aver passato un pomeriggio tra calcoli e verifiche destinate a non tornare. Ero un ectoplasma e chi si aspettava un pochino di compagnia e partecipazione non ne riceveva un gran che.
“Lore’?”
“…”
“Vuoi qualcosa da bere?”
“…”
Insomma, una faccenda che nemmeno una coca o una birra potevano risolvere. Sarebbe stato necessario piuttosto un elettroshock.
A dare la prima scossa ci hanno pensato allora gli Atari, con un set tirato nella saletta del Circolo che affianca il palco principale. I due ci hanno dato dentro con voci, basso, batteria, tastiere e, quando, per Visnu, le quattro braccia a disposizione non bastavano, campionatori e sequencer. Elettronica elementare sporcata di rock e funk virato verso la demenza fantastica dei videogiochi degli ’80, con tanto di tributo finale ai Daft Padri. Non stupisce che i due abbiano vinto l’anno scorso il concorso per gruppi emergenti del free-magazine FreakOut che li ha portati sul palco del Neapolis Rock Festival.
Da cuore in gola sono stati subito dopo gli imberbi My Awesome Mixtape, veramente la sorpresa che non ti aspetti. Cinque sul palco, chitarra, tastiere, campionatori, basso, violino, percussioni e tromba. Il cantante è quel magnifico occhialuto bolognese che da mesi campeggia sulle riviste e nei blog in cerca di miracoli. Sul palco si dimena come un tarantolato (un Celentano emo?), canta col cuore in una mano e il microfono nell’altra e i quattro musicisti lo appoggiano con cori che arrivano sul pubblico e lo intrappolano subito. Sembrano degli At The Drive-In ultra-pop e abbastanza hip-hop, oppure dei Tv On The Radio dalle voci sbiancate che inseguono la coralità degli Arcade Fire. Don’t believe the hype? Questa volta ci credo eccome!
È stata poi il turno dei titolari svedesi, per la prima volta dal vivo a Roma, salutati da una sala gremita di ragazze e ragazzi che ne hanno intonato le canzoni fino alla fine. Da lodare il fatto che, nonostante siano stati funestati da inconvenienti tecnici ed abbiano suonato con una strumentazione trovata all’ultimo momento dall’organizzatore del concerto (dalle parole del cantante m’è sembrato che c’entrasse pure Alitalia, che Silvio ci salvi), i cinque non si siano risparmiati minimamente, nemmeno il chitarrista che ha passato metà del tempo ad accordare chitarre provenienti dal backstage.
Sarà per via di una manciata di canzoni splendide, come la “Very Loud” snocciolata per seconda o “The Comeback” che ha spezzato in due lo show e il fiato di più di uno spettatore.
Sarà per la simpatia del timido bassista che sembrava un Pavement ritiratosi nei boschi.
Sarà per l’avvenenza algida della tastierista che non sembrava intenzionata a smentire la proverbiale freddezza scandinava.
Sarà per quella batteria così fluida e fantasiosa, sempre giusta al momento giusto, che mi ha ricordato che non è vero che nel pop il ritmo e lo swing non contano (cinque anni fa ho visto i R.E.M. ad Ancona con un batterista assassino che li faceva sembrare un gruppo metal…).
Sarà per la bravura del cantante nel trascinare gli animi sulla scorta di canzoni e melodie sognanti, quel timbro così identico a Robert Smith da non essere un caso (il nome del gruppo proviene d’altronde da “High” dei Cure).
Sarà per quello che volete.
La faccenda è che quella sera siamo tornati tutti a casa contenti. Anche io, dimentico delle faccende pomeridiane e più socievole con chi mi aveva sopportato fino a quel momento.
Questa volta sono io che ringrazio Francesco.
collegamenti su MusiKàl!
Shout Out Louds - Our Ill Wills
My Awesome Mixtape - My lonely and sad Waterloo
At The Drive-In - Relationship of Command
Cure - la Kalporzgrafia
R.E.M. - Accelerate
Pavement - la Kalporzgrafia
Tv On The Radio - Return To Cookie Mountain
Tv On The Radio - Desperate Youth, Blood Thirsty Babes