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SHELLAC + THREE SECOND KISS
Concerto al Nuovo Estragon (Bologna) (6 giugno 2006)
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di Many scrivi un'email

Oggi non si scherza. Oggi è il 666 e vado a vedere gli Shellac - o meglio, Steve Albini - anche se è un infrasettimanale e domattina sarà una tragedia andare al lavoro, anche se devo rinunciare ai miei studi serali, anche se il concerto è lontano e devo prendere una macchina in prestito perché la mia è fuori uso. Esco dall’ufficio e parto in direzione di Bologna. Quando arrivo mi stupisco della poca gente all’ingresso della tenda dell’Estragon, ma poi realizzo: i fan degli Shellac, ormai, non vanno più a scuola. La tenda, infatti, si riempie con un ritmo costante, un ritmo che segue quello di chiusura degli uffici, delle fabbriche, le ultime corse dei trasporti pubblici serali. Abbiamo tutti una divisa anni ‘90, barba incolta, molti hanno gli occhiali con la montatura nera, tutti con delle facce meravigliosamente sfinite.

Sul palco salgono i Three Second Kiss, power-trio bolognese prodotto da Steve Albini in persona. Math-rock nudo, crudo e spinto alla follia, quello per cui devi disimparare i tempi pari, gli accordi maggiori e le melodie vocali. Il problema è che noi, stasera, vogliamo muovere la testa su e giù come facevamo quindici anni fa, quando ancora la barba non c’era, e i TSK non si prestano a questo tipo di coinvolgimento. Devi guardarli e pensare. Serve concentrazione. Non puoi seguirne il ritmo, perché ritmo non ce n’è, ma solo matematica pura ed applicata. E neppure puoi astenerti dall’applaudirli, bravi e precisi come sono. Perciò attendiamo. Attendiamo che finiscano, salutino ed escano di scena, sempre accompagnati da una buona dose d’applausi, qualche grido e folate di nicotina.

Appena Steve Albini mette il naso fuori per accordare la chitarra, viene accolto da un boato gigantesco. Siamo tutti qui per lui - quelli che almeno cento volte nella vita hanno pronunciato la frase “oh, è prodotto da Steve Albini…” - in completa e sacra adorazione. Gli Shellac sono fisicamente meravigliosi anche da vecchi: un batterista che sembra Buffon magro e scheletrico, ma tosto e indemoniato; il bassista ch’è diventato come John Goodman e che sorride spesso; e Steve Albini, sempre con la chitarra legata in cintura, gli occhialini da nerd e i siparietti comici tra un pezzo e l’altro. Fanno quasi al completo i primi dischi, seguiti spesso dalle nostre teste ciondolanti e dalle corna alzate ogni volta che raddoppiano la lunghezza di un pezzo. Il concerto dura quasi due ore e sono quasi due ore di gioia carnale. Una specie di sabba a un dio del noise-rock di nicchia.

Si chiude tutto con “Prayer to God”, col suo inno generazionale “Kill him, fuckin kill him, Kill him, just fuckin kill him. Kill’em already, kill’em already, Kill him” che cantiamo lacrimosamente in coro, soddisfatti, nostalgici, stupidamente felici. E ora tutti a casa, ché domani, noi della generazione adolescente all’inizio dei ’90, noi del pubblico di stasera, domani non si scherza, domani si lavora. A forza di reunion e overdose di nostalgia, quest’anno, cominciamo davvero a sentirci vecchi.

collegamenti su MusiKàl!
Three Second Kiss - Concerto a Live in Kalporz! - Calamita (RE)

 



12 giugno 2006




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