Erano in molti a pretendere tanto da questo "Senza
peso", e le premesse c'erano davvero tutte:
la registrazione dell'album nei Tritonus Studio
di Kreuzberg, Berlino (una città a cui
il loro nome li ha sempre legati); i produttori
stranieri e di culto (Rob Ellis e Head, fiancheggiatori
di PJ Harvey
fin dagli esordi); la necessità di riscatto
da una prova opaca come "Che
cosa vedi". Troppe aspettative, e questo
disco non fa che deluderle.
In pochi avrebbero immaginato i cambiamenti che
"Senza peso" propone: c'è una
maggiore apertura alla forma-canzone più
classica; i testi perdono il loro abituale ermetismo
e scelgono di comunicare per immagini nette e
riconoscibili. Le chitarre - pur rimanendo assolutamente
centrali nell'economia del suono del quartetto
- sanno farsi da parte, a favore di pianoforte,
del glockenspiel, persino dello splendido e poetico
violino di Warren Ellis. La voce di Godano rinuncia
alla visceralità per mostrarsi sempre più
duttile (si ascolti la linea sottile che le parole
disegnano in "Schiele, lei, me", non
a caso uno dei momenti migliori).
Cosa c'è che non va, allora? C'è
che i Marlene sono irriconoscibili, nel bene e
nel male. Nel bene, quando scelgono le forme poetiche
della ballata, e le loro canzoni diventano estatiche
e fascinose contemplazioni di attimi ("Danza",
la già citata "Schiele, lei, me",
ma anche e soprattutto "Ricordo", resa
gemma preziosa dal violino di Ellis). Nel male,
quando la band tenta di aumentare il ritmo e l'impatto
sonoro, e finisce per creare canzoni che svaniscono
immediatamente al confronto con l'irruenza, la
passionalità e la foga di certi episodi
di "Catartica"
o de "Il vile":
brani come "Sacrosanta verità"
(attacco frontale nei confronti di chi "non
capisce ciò che fin qui è stato
detto") e "L'uscita di scena" sono
sì potenti, ma non coinvolgono, sembrano
urticanti esercizi di stile piuttosto che gli
sfoghi urgenti che vorrebbero essere.
Solo "Ci siamo amati" fa ricordare
chi erano i Marlene cattivi e fragorosi che abbiamo
amato, ma è troppo poco, e da una band
come questa è lecito pretendere qualcosa
di più di un disco con qualche buon momento,
ma troppo indeciso sulla direzione da prendere.
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