Facile scorgere la forza della melodia italiana
e la sfrontatezza della musica balcanica in Durkovic.
E’ facile perché basta pensare che
ha radici mitteleuropee (il padre è ceco)
e che è il terzo album che incide in compagnia
di tre tzigani che conobbe orgogliosi buskers.
E poi lo si sente subito quando si mette su “Semplicemente
Vita”: il primo incipit musicale è
una cavalcata di clarino che pare uscita da una
colonna sonora di Kusturica (nella cover “A
Me Mi Piace Vivere Alla Grande”), “Il
Mago Dei Colori” è uno strumentale
allegro e frizzante dall’andamento balcanico
(canzone anche suonata da Durkovic davanti al
Papa il 1 aprile 2004), “Fantasisti Del
Metrò” mischia la bossa nova con
gli immancabili stacchi gitani.
Ma la forza di Durkovic non è solo in
quello, perché mescola molte cose facendo
uscire una vera, rispettabile musica d’autore
italiana: un tempo di tango (“Soffio”),
echi caraibici jazzati (“Insonnia D’Estate”),
e la classe di De Gregori e Fossati nel resto.
Al sottoscritto peraltro ricorda in maniera impressionante
– nella voce chiara e cristallina, nei musici
compagni di viaggio particolarmente padroni di
tecnica (ogni tanto anche troppo, bisogna stare
sempre attenti alle mere esibizioni di tecnica!)
e comunque di un indubbio gusto raffinato, nella
schiettezza che si potrebbe trovare in un bar
di provincia – un artista camuno semisconosciuto
e talentuoso che di nome fa Alessandro Ducoli.
Poi si guardano le note di copertina e si vede
che “Semplicemente Vita” è
stato inciso vicino a Brescia. Ok, tutto torna.
Di primo acchito verrebbe da dire che “Semplicemente
Vita” è un titolo banale. In effetti
di titoli tipo “Così è la
vita” e dintorni ci si è un po’
stancati, ma questo abbinamento di due parole
dall’effetto così concreto racconta
davvero quanto Durkovic offre nelle undici tracce
del cd. Tra le quali c’è almeno una
gemma: “Alessandra” ha la capacità
di entrare immediatamente a contatto con le emozioni
che ognuno si porta dentro, per la delicatezza,
per lo stacco vocale di Maruska Di Giannatale
che svolazza magistralmente tra le pieghe del
giro armonico, per la sentita calma nostalgica.
Poi sempre nelle note di copertina si legge un
“grazie di cuore ad Alessandra” e
allora tutto torna ancora.
Una musica dalle tinte malinconiche, ma anche
dotata di riflessi e sfumature ironiche, per cui
– osservando la copertina – viene
quasi da immaginare che la bici rossa stia per
essere rubata da Durkovic stesso come nel famoso
film di De Sica. Sarebbe una “zingarata”,
appunto.
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