Installazione musicale. Questa potrebbe essere
una prima definizione dell’album dell’artista
visuale e polistumentista texano James Cobb, celato
dietro un misterioso alter-ego dal nome decisamente
alieno, una sfuggente “Entità a sei
dita”. Ma, forse, più suggestivamente,
si potrebbe parlare di una reinterpretazione di
suoni e stili del XX secolo operata da extraterrestri.
Osando infine un po’ di più, un po’
troppo forse – e ipotizzando un parallelismo
fra il nostro e altri mondi eventuali –
si potrebbe pensare non ad una “interpretazione
di”, bensì ad una “equivalenza
con”.
Bene, immaginate una band marziana bradburiana
(ignorando sonde e sondine spione che ci rovinano
tutti i misteri…) che, nel giro di una settantina
scarsa di minuti, ripercorra un po’ di pop,
di improvvisazione jazz, di soundtrack, di musica
colta del Novecento e persino di country-folk
(davvero sorpendente la conclusiva “Wisdom
Returns”, accompagnata dal banjo): e tutto
questo con modalità assolutamente unitaria,
tanto che risulta davvero difficile individuare
un rapporto uno a uno fra stili e brani.
Immaginate un suono dei fiati (sassofoni, clarinetto,
flauti, zampogna, xaphoon – una sorta di
incrocio fra flauto e sax, in bamboo) pastoso
ed etereo insieme – come se suonassero in
atmosfera più rarefatta –, un uso
per lo più impressionistico dei sintetizzatori
(ma non manca qualche tratto più marcatamente
sinfonico), effetti “taglia-incolla”,
un po’ di looping e programmazione, pianoforte
suonato molto classicamente, voci che seguono
regole armoniche straniere.
Quando ci sembra di aver afferrato esattamente
il significato di un pezzo, veniamo subito smentiti,
e ci accorgiamo che ciò che pareva tondo
non è poi così tondo, che quell’angolo
è in realtà smussato, che la linea
retta ha in realtà delle gobbe e via dicendo.
Inizialmente il terreno scivola sotto i piedi
e la testa gira, poi, piano piano, ci si abitua
e si acquista stabilità, la respirazione
si regolarizza.
Resta da stabilire se i marziani (collaborano
con Cobb: James Sidlo, Gabe Herrera, Johnny Rodriguez,
Russel Hoke, Forrest Cobb, Bobdog Catlin) siano
in carne ed ossa o se i nostri sensi vengano colpiti
dal persistere nell’aria delle vestigia
musicali di un’estinta cviltà.