GENESIS - Seconds Out (2LP Charisma, 1977, live)
di Federico Olmi
Orfani da due anni di Peter Gabriel i Genesis, dopo
aver pubblicato "A Trick of the Tail"
('76) e "Wind and Wuthering" ('77), incidono
questo doppio album dal vivo: che, in un certo senso,
segna la fine definitiva dei Genesis progressivi.
Con l'abbandono anche di Steve Hackett il gruppo,
ridotto a trio, devierà con ancor maggiore
vigore verso le forme di un pop tradizionale, spesso
piuttosto facile, sull'onda della leadership sempre
più evidente di Phil Collins. Questo live
comunque chiarisce molte cose su questa fase di
passaggio nella storia del gruppo. Collins ha certo
uno stile vocale personale, e del resto già
in precedenza la sua era la voce principale di appoggio
a quella di Gabriel: "More fool me" portava
la sua impronta. Ma se in una canzone come quest'ultima
il suo timbro delicato e poco profondo andava a
pennello, non altrettanto si può dire di
molte canzoni del gruppo qui incise, nelle quali
la grande voce di Gabriel rivestiva un ruolo pressoché
fondamentale: Collins non possiede certamente lo
spessore, la potenza, la varietà di toni
e l'espressività necessari per affrontare
certi brani. Basti ascoltare ad esempio "The
Carpet Crawlers" o "The Lamb lies down
on Broadway": la prima, oltre al fatto che
manca della parte iniziale, viene da Collins edulcorata
e svirilita, con la complicità peraltro anche
della sezione strumentale, appiattita quasi a livello
di una canzonetta, con tanto di pseudo-abbellimenti
e vocalismi melensi: già si vede dove andrà
purtroppo a parare la carriera del grande batterista;
un anticipo di anni '80. La seconda canzone, una
delle più potenti dei Genesis, una di quelle
che, secondo noi, toccherebbe cantare al solo Gabriel,
rischia di subire la medesima sorte: contribuisce
a questo risultato probabilmente una certa volontà
di distinguersi dal predecessore, ma forse è
vero anche che quando una canzone, specialmente
nel caso dei Genesis, nasce con una voce così
caratterizzata, è spesso difficile accettarne
poi una diversa. Nella lunga "Supper's ready",
come in altri pezzi, ci sono buoni momenti alternati
ad altri meno felici. La strumentazione dei brani
è complessivamente adeguata, anche se talvolta
il suono risulta un po' piatto e poco incisivo,
oltre al fatto che, mancando Gabriel, manca anche
il flauto, dunque una variante in più, e,
per quanto gli interventi di questo strumento siano
previsti in numero complessivamente ristretto, in
una canzone come "Firth of Fifth" (ma
anche altrove) l'assenza si avverte. In "The
Cinema show" la coda strumentale è francamente
affrontata ad un tempo troppo elevato, con foga
eccessiva che la penalizza: riuscito è però
il finale in versione live. Dove forse Collins e
compagni rendono al meglio è, tuttavia, nel
più recente repertorio: specialmente "Robbery
Assault & Battery", pezzo pienamente riuscito,
che rientra nel filone beffardo e ironico dei Genesis,
con un ritmo originale, un bell'intermezzo strumentale
e un cantante a suo pieno agio, e "Dance on
a Volcano", imponente brano di apertura di
"A Trick of the Tail", sintomo della vitalità
progressiva che il gruppo avrebbe di lì a
poco esaurito: un brano che riesce quasi a non far
rimpiangere il passato. Insomma parliamo proprio,
sostanzialmente, delle canzoni (nate con Collins)
di "A Trick.", un disco che merita, secondo
noi, l'apprezzamento degli amanti dei vecchi Genesis
e del progressive-rock in generale. Ma finiamo:
può essere che noi grandi appassionati del
gruppo inglese siamo troppo esigenti, ma questo
live non ci sembra davvero epocale: nemmeno però
da buttare del tutto.Alla batteria e alle percussioni, causa il cambiamento di ruolo per Collins (che tuttavia si esibisce in un paio d'occasioni), abbiamo Chester Thompson e, soprattutto, Bill Bruford, il grande batterista degli Yes prima, e dei King Crimson poi. Nell'esecuzione di "I Know what I Like" sono inseriti due richiami a "Visions of Angels" e "Stagnation" dall'album "Trespass" del '70. "Afterglow" è dell'album "Wind and Wuthering".
4 ottobre 2000
