Ha ragione Polly Paulusma a schernirsi davanti
a chi la paragona continuamente a Joni Mitchell:
“Il solo vedere il mio nome accostato al
suo nella stessa frase mi riempie di gioia”,
dice, “ma non esageriamo: certi paragoni
andranno spesi solo dopo il quarto, quinto album,
quando avrò avuto modo di maturare ancora”.
Ottima prova di understatement, questa, onesta
e ragionevole. “Scissors in my pocket”
è solo un debutto, ma un disco che va a
toccare corde sensibili, quelle già scosse
da Damien Rice solo pochi mesi fa: un folk elegante,
morbido; la chitarra acustica accarezzata con
dolcezza; il contrabbasso che suggerisce un’educazione
jazz; la voce sussurrata, limpida, audace e aristocratica
al tempo stesso.
È tutto perfetto, in queste undici canzoni.
Troppo perfetto. Temo che la cantante inglese
sia caduta nella trappola degli esordienti, quella
di volersi ripulire troppo, eliminare gli spigoli:
nonostante le qualità, che non metto in
discussione, a volte sembra di ascoltare un esercizio
di stile, un’esecuzione tecnicamente perfetta
ma senza interpretazione.
Sono troppo duro con questo disco? Probabilmente
sì: sono canzoni a cui torno spesso, queste;
mi cullano con la loro malinconia dolce simile
a quella del magnifico debutto solista di Beth
Gibbons, con il sorriso di “Dark side”,
con la stupenda “I was made to love you”
che deve molto a Nick
Drake, con l’addio commovente di “Mea
culpa”, con le acrobazie vocali di “Perfect
4/4” accompagnate da un pianoforte nudo
(una canzone di cui Carole King andrebbe fiera),
con il passo trascinante – una corsa elegante,
una dama nel suo vestito bianco che non si scompone
mai troppo – di “Give it back”.
Vengono spesi solo paragoni importanti per Polly
Paulusma, e questo non può essere che un
bene: “Scissors in my pocket” è
un disco di altri tempi, di campagne britanniche
spazzate da un vento leggero e da piogge invisibili.
Forse Polly Paulusma non appartiene a questi giorni.
Speriamo abbia tutto il tempo di crescere come
vuole, e che nel frattempo si scrolli di dosso
quell’eleganza un po’ fredda che ci
impedisce di innamorarci totalmente di lei.
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