Un esordio convincente. Tradizionale e fuori
dagli schemi al tempo stesso. "Scaccomatto"
è il titolo del primo lavoro discografico
di Andrea Ra, cantautore romano con un recente
passato pieno zeppo di collaborazioni importanti
(Giuliodorme, Max Gazzè e Francesco Zampaglione
dei Tiromancino, tanto per fare qualche nome),
collaborazioni che hanno inciso sullo stile dell'artista
capitolino, senza però snaturarlo.
Il disco è ben prodotto e ben arrangiato.
Il genere è un rock con profonde venature
pop melodiche. Se fosse ben promozionato potrebbe
addirittura essere da qui a poco un eccellente
prodotto da classifica, dal momento che scorrendo
le dodici tracce dell'album alcuni avrebbero le
carte giuste per diventare dei buoni singoli.
Attenzione però: "Scaccomatto"
è tutto fuorché un prodotto
"costruito" per andare in classifica
e basta ascoltare l'ultima traccia ("Il pazzo")
e la successiva ghost-track, per rendersi conto
che Andrea Ra è uno che ama sì le
melodie, ma al tempo stesso adora mischiare le
carte in tavola, giocare con le parole e dare
tanta teatralità alle sue esecuzioni.
L'album si apre con "Scacchi assassini":
tre minuti di chitarre elettriche suonate in modo
molto efficace e coinvolgente, tenute per mano
dalla voce rabbiosa di Ra e da una batteria precisa
e mai invadente. Almeno tre i brani che potrebbero
fare da singoli: "Vestita come ra",
"Aria fresca" e soprattutto "Ricominciamo
adesso?!", canzone quest'ultima che sembra
presa a prestito dal repertorio di Daniele Silvestri
e che ruota attorno ad un ritornello ossessivo.
Insomma, forse questa non sarebbe la canzone ideale
per rappresentare un album così variegato,
ma senza dubbio potrebbe strizzare l'occhio alle
radio.
Il disco si chiude con "Il pazzo" (una
canzoncina che sembra eseguita da un giullare
dei giorni nostri) e con una delirante ghost-track
che sorprende: Ra parla infatti per sette minuti
recitando cose, parole e versi senza nessun senso
e senza infastidire. Sette minuti di parole pronunciate
con una voce impostata, meccanica, quasi irreale.
Un esperimento linguistico, un pregevole calembour
con il no-sense e la lingua italiana. Del resto
come potrebbe essere definito un testo che presenta
"uscite" del tipo: "
il latte
è scaduto e adesso io sto male. I biscotti
integrali non mi aggradano più. Basta con
le chiacchiere
"?
L'ultima nota è per il booklet, poco curato
nella veste grafica e realizzato con una particolarità:
tutti i testi dell'album sono privi delle vocali
accentate e dell'apostrofo: piccola dimenticanza,
errore in fase di post-produzione oppure semplice
e volontaria omissione artistica?
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