Ci sono diversi motivi per cui questo "Scabdates",
più che essere "il live", potrebbe essere
considerato come "il nuovo album" dei Mars Volta.
Probabilmente stiamo parlando di uno dei gruppi
più unici e allo stesso tempo più
classici che possano esistere al momento. Da un
lato la tradizione dei primi Led
Zeppelin e dei secondi Pink
Floyd (quelli di "Ummagumma",
per intenderci) non si fa negare. Ma non è
tanto una questione di suoni. E' una questione
di concetto. La jam libera. L'intermezzo psichedelico.
Il live come esperienza totale a chilometri di
distanza dalla greve riproposizione fedelissima
del disco da promuovere. Dall'altro lato l'unione
di tante influenze riesce a creare un qualcosa
che può suonare solo e soltanto come Mars Volta.
Date le premesse, "Scabdates" promette tanto.
E mantiene tanto. Ma non come si potrebbe intuire.
"Abrasions Mount The Timpani" si apre con un pianto
infantile seguito da un collage di rumori fra
backstage e soundcheck. E lo stesso accadrà
nell'ultima traccia. Ennesima dimostrazione, accanto
alla divisione in movimenti di alcuni pezzi, di
un'attitudine concept che si avvicina, forse più
che mai, al prog. Nasce così una nuova
creatura. Fra improvvisazioni di varia natura
riconosciamo soltanto tre brani "canonici": "Take
The Veil Cerpin Taxt", "Cicatriz" (entrambe dall'esordio
sulla lunga distanza) e "Concertina" (dall'ep
Tremulant). Impeccabili. Se non fosse per la traccia
finale che riprende uno dei temi di "Cassandra
Gemini" ci chiederemmo che fine ha fatto "Frances
The Mute". Ma tutto ciò non importa.
Abituati (male) come siamo al live come mera promozione
dell'uscita discografica precedente (se non soltanto
dei grandi hit), ci sembra quasi sconvolgente
leggere un tracklist per la maggior parte ignota.
Ed è ancora più sconvolgente scoprire che
si tratta fondamentalmente di jam sessions. Dall'eterea
"Caviglia" alla caotica "Haruspex" fino ai nastri
trattati della conclusiva "Pt IV" c'è abilità
tecnica, dispersione mentale e un gran senso di
disinibizione.
Quindi... un disco perfetto? No. Chi vi scrive
ha vissuto l'esperienza memorabile di un concerto
dei Mars Volta e l'impatto risulta decisamente
differente. Sarà l'inevitabile lacuna della
presenza scenica del talentuoso Cedric Bixler.
Sarà l'atmosfera trascendente che ho respirato.
Sarà il suono fin troppo regolato nel mixaggio
di alcuni punti. Sarà che si parla di un
concerto che andrebbe vissuto più che solamente
ascoltato. Rimane che "Scabdates" lascia un sentore
di incompiutezza. Di impatto devastante purtroppo
latente. Di potenziale parzialmente sfruttato.
Di emozioni sospese. Data l'attitudine di cui
sopra, ascoltiamo soltanto uno stralcio, una minima
parte di quello che avremmo potuto. E' senza ombra
di dubbio un'importante testimonianza che cerca
di contenere entro dei limiti il principio alla
base dell'idea chiamata Mars Volta. Ma proprio
questo, allo stesso tempo, non è altro
che una contraddizione. Il fatto è che
potremmo avere uno "Scabdates" diverso per ogni
data del tour. E forse solo così sarebbe
una dimostrazione davvero fedele delle loro capacità.
Oppure potremmo non accontentarci degli assaggi.
E andare tutti quanti, tutti insieme, a vederli
di persona. Preparo i bagagli.
collegamenti su MusiKàl!
The Mars Volta - Frances
The Mute
Pink Floyd - la Kalporzgrafia
Led Zeppelin - la Kalporzgrafia