Col secondo album, "A Saucerful Of Secrets" del
'68 la band subisce la grave perdita di Barrett, ma acquista
uno dei più validi chitarristi che la storia abbia
mai avuto, David Gilmour. E la sua presenza si nota eccome!
Dal punto di vista musicale c'è un netto miglioramento
e il sound del gruppo è più compatto. Ovviamente
le influenze del vecchio Syd sono sempre dietro l'angolo e
pronte a comparire quando uno meno se lo aspetta. A mio avviso
questo è l'album più "psichedelico" dei Pink
Floyd e forse globalmente l'unico ad essere tale. La voce
e molte delle canzoni sono di Roger Waters. L'ouverture del
lato A è "Let There Be More Light" che si
apre splendidamente con un riff di basso mentre un organo
suona un motivo orientaleggiante. La canzone è ipnotica
e ripetitiva ma, come molte canzoni dei Floyd, cambia totalmente
genere, timbro e ritmo "aprendosi" in un ritornello contraddistinto
da una successione molto originale di accordi. Ottimo bilanciamento
di chitarra, tastiera (bello l'effetto "aria") e basso e,
forse, una piccola citazione nel testo a "Lucy In The
Sky With Diamonds" dei Beatles. La "seguente Remember
A Day" di Wright è totalmente dominata dal pianoforte
e dalla chitarra di Gilmour che esegue assoli con lo slide.
Gradevole. Si passa poi ad un capolavoro di "psichedelia"
pura, "Set The Controls For The Heart Of The Sun",
la parte del leone la fanno Mason con i timpani e Wright con
le tastiere che evocano un'atmosfera fosca e misteriosa accompagnata
dal suono cristallino di uno xilofono e dal canto di alcuni
gabbiani in sottofondo. La voce di Waters è ossessionante
ed enigmatica mentre la melodia, come spesso accade, è
arabeggiante. Da sentire. Segue l'irriverente "Caporal
Clegg" in cui compaiono strane voci e coretti. Nulla
a che vedere con lo spirito dell'album. Ancora psichedelia
a tutta birra con "A Saucerful Of Secrets", pezzo
strumentale dal quale emerge un'atmosfera cupa che via via
cresce di intensità fino a sparire improvvisamente
per lasciare il posto alla batteria di Mason che produce un
assolo lungo e ripetitivo mentre Gilmour scopre che con uno
slide e un delay si possono fare dei rumori niente male. Il
brano si chiude con un organo da chiesa che freddamente accompagna
l'incedere prima incerto poi maestoso di un coro di voci mentre
Gilmour si fa rispettare alla chitarra inventando un vero
e proprio stile chitarristico con lo slide. Il giro di accordi
finale è veramente molto bello ed originale: un classico
della band. "See Saw" è una canzone un pò
triste e senza pretese. L'accettiamo così com'è.
L'album si conclude con "Jugband Blues", l'unica
canzone targata Barrett, in cui l'autore dà il suo
mesto addio al gruppo. Sentendola si ritorna un po' indietro
nel tempo a "The Piper At The Gates Of Dawn" e si
ha l'impressione che i Pink Floyd siano ormai distanti anni
luce da quel tipo di musica.
Consiglio caldamente quest'album a tutti coloro vogliano farsi
una cultura musicale su quella che fu la psichedelia ed il
periodo psichedelico dei Pink, non a quelli che vogliono avere
un'idea globale della musica dei Pink Floyd, per questo ci
saranno altri album sicuramente più indicati..
8
dicembre 2000
Track
list:
1. Let there be more light
2. Remember a day
3. Set the controls for the heart of the sun
4. Corporal clegg
5. A saucerful of secrets
6. See-saw
7. Jugband blues
I
commenti
orellaBaraS
2
luglio 2002 3.
Set the controls for the heart of the sun
4. Corporal clegg
5. A saucerful of secrets
nn c sono parole per defirnirle ascoltare
per credere
la
voce del padrone 13
aprile 2002 Un album incredibile, in pochi ma rilevanti
punti quasi
irraggiungibile. Waters e Wright sembrano
raccogliere l'eredità del povero
Barret, mettendo le loro capacità
al servizio della prima grande
psichedelia,quella di fine '60.
Paparenkio
22 marzo 2002
Album straordinario,uno dei migliori dei
Floyd...Barret non avrebbe potuto lasciarci
una canzone migliore di "Jugband Blues"
e i la band non avrebbe potuto inaugurare
meglio il periodo delle suite con la fenomenale
title track...
Ego
8 marzo 2002
Corporal Clegg è la musica più
bella che sia mai stata composta dai tempi
dell' inno alla gioia di Beethoven ;-)
amarok
23 febbraio 2002
Dal punto di vista sonoro è molto
inferiore al precedente ma non per le composizioni
che sono davvero splendide anche se la title
track mi sembra ancora acerba, non meravigliosa
come in ummagumma o nel film live at pompei.****