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PINK FLOYD
Saucerful Of Secrest (EMI, 1968)
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di Federico Ragazzoni scrivi un'email

Pink Floyd - Saucerful Of Secrets

Col secondo album, "A Saucerful Of Secrets" del '68 la band subisce la grave perdita di Barrett, ma acquista uno dei più validi chitarristi che la storia abbia mai avuto, David Gilmour. E la sua presenza si nota eccome! Dal punto di vista musicale c'è un netto miglioramento e il sound del gruppo è più compatto. Ovviamente le influenze del vecchio Syd sono sempre dietro l'angolo e pronte a comparire quando uno meno se lo aspetta. A mio avviso questo è l'album più "psichedelico" dei Pink Floyd e forse globalmente l'unico ad essere tale. La voce e molte delle canzoni sono di Roger Waters. L'ouverture del lato A è "Let There Be More Light" che si apre splendidamente con un riff di basso mentre un organo suona un motivo orientaleggiante. La canzone è ipnotica e ripetitiva ma, come molte canzoni dei Floyd, cambia totalmente genere, timbro e ritmo "aprendosi" in un ritornello contraddistinto da una successione molto originale di accordi. Ottimo bilanciamento di chitarra, tastiera (bello l'effetto "aria") e basso e, forse, una piccola citazione nel testo a "Lucy In The Sky With Diamonds" dei Beatles. La "seguente Remember A Day" di Wright è totalmente dominata dal pianoforte e dalla chitarra di Gilmour che esegue assoli con lo slide. Gradevole. Si passa poi ad un capolavoro di "psichedelia" pura, "Set The Controls For The Heart Of The Sun", la parte del leone la fanno Mason con i timpani e Wright con le tastiere che evocano un'atmosfera fosca e misteriosa accompagnata dal suono cristallino di uno xilofono e dal canto di alcuni gabbiani in sottofondo. La voce di Waters è ossessionante ed enigmatica mentre la melodia, come spesso accade, è arabeggiante. Da sentire. Segue l'irriverente "Caporal Clegg" in cui compaiono strane voci e coretti. Nulla a che vedere con lo spirito dell'album. Ancora psichedelia a tutta birra con "A Saucerful Of Secrets", pezzo strumentale dal quale emerge un'atmosfera cupa che via via cresce di intensità fino a sparire improvvisamente per lasciare il posto alla batteria di Mason che produce un assolo lungo e ripetitivo mentre Gilmour scopre che con uno slide e un delay si possono fare dei rumori niente male. Il brano si chiude con un organo da chiesa che freddamente accompagna l'incedere prima incerto poi maestoso di un coro di voci mentre Gilmour si fa rispettare alla chitarra inventando un vero e proprio stile chitarristico con lo slide. Il giro di accordi finale è veramente molto bello ed originale: un classico della band. "See Saw" è una canzone un pò triste e senza pretese. L'accettiamo così com'è. L'album si conclude con "Jugband Blues", l'unica canzone targata Barrett, in cui l'autore dà il suo mesto addio al gruppo. Sentendola si ritorna un po' indietro nel tempo a "The Piper At The Gates Of Dawn" e si ha l'impressione che i Pink Floyd siano ormai distanti anni luce da quel tipo di musica.
Consiglio caldamente quest'album a tutti coloro vogliano farsi una cultura musicale su quella che fu la psichedelia ed il periodo psichedelico dei Pink, non a quelli che vogliono avere un'idea globale della musica dei Pink Floyd, per questo ci saranno altri album sicuramente più indicati..



8 dicembre 2000


Track list:


1. Let there be more light
2. Remember a day
3. Set the controls for the heart of the sun
4. Corporal clegg
5. A saucerful of secrets
6. See-saw
7. Jugband blues



I commenti
 


orellaBaraS
2 luglio 2002
3. Set the controls for the heart of the sun
4. Corporal clegg
5. A saucerful of secrets
nn c sono parole per defirnirle ascoltare per credere

la voce del padrone 13 aprile 2002
Un album incredibile, in pochi ma rilevanti punti quasi
irraggiungibile. Waters e Wright sembrano raccogliere l'eredità del povero
Barret, mettendo le loro capacità al servizio della prima grande
psichedelia,quella di fine '60.

Paparenkio 22 marzo 2002
Album straordinario,uno dei migliori dei Floyd...Barret non avrebbe potuto lasciarci una canzone migliore di "Jugband Blues" e i la band non avrebbe potuto inaugurare meglio il periodo delle suite con la fenomenale title track...


Ego 8 marzo 2002
Corporal Clegg è la musica più bella che sia mai stata composta dai tempi dell' inno alla gioia di Beethoven ;-)


amarok 23 febbraio 2002
Dal punto di vista sonoro è molto inferiore al precedente ma non per le composizioni che sono davvero splendide anche se la title track mi sembra ancora acerba, non meravigliosa come in ummagumma o nel film live at pompei.****

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