Quando Satana decide di vestire i panni dell’elettronica trova subito
la complicità dei fratelli trombone e sassofono. Sembra questo l’assioma
dal quale partono i Satan is My Brother, variegato quartetto milanese cui prestano
due elementi gli Yellow Capra, in viaggio permanente sull’autostrada
Milano-Torino durante una notte che non vuole mai schiarirsi per far posto
al giorno. E la colonna sonora di questo trip ipnotico sfocia nelle tre composizioni
dell’album.
Le tre tracce si basano su una struttura ripetitiva (reiterata in tutti e
tre i brani) in cui l’elettronica stratificata di laptop e tastiere fa
da preambolo alla resa dei conti, costruita con architetture free jazz dove
basso e batteria sostengono ossessivamente i ricami dei fiati; preambolo e
resa dei conti che si rincorrono senza mai congiungersi ma che si autoalimentano,
si fagocitano, risorgono per riciclarsi e ripartire senza soluzione di continuità in
un loop infinito di stranianti atmosfere metropolitane.
Il risultato ci restituisce la modernità di certi scenari sonori già esplorati
dall’iperattivo Zorn e per certi versi dal suo discepolo Patton/Fantomàs,
ma senza le schizofrenie, le urla e le esplosioni rumoristiche tipiche dei
due deus ex machina. Un disco che vale certamente la pena di ascoltare, soprattutto
perché è la dimostrazione di come, anche in Italia, si possa
uscire, con buoni risultati, dagli abusati canoni dei pruriti indiepop.
collegamenti su MusiKàl!
Yellow Capra - Intervista (31-10-2007)
Yellow Capra - Chez
Dédé
Fantomas - Suspended Animation
Fantomas - The Director's
Cut