Ore 20.45, San Siro: inizio concerto dei Rolling
Stones.
Ore 21.00, quindicesimo del primo tempo. Mick
Jagger scappa sulla fascia, precorre tutto il
palco, infuria in un balletto che spara adrenalina
da tutto il corpo... si ferma, manda in delirio
i tifosi, acclama la curva e riscatta sui suoi
passi... scalcia in aria, prende velocità
e allunga una sfrenata fuga verso l'altra bandierina,
a braccia tese assapora il boato dei sessantamila...
è il re!
Per un microsecondo viene da pensare a Cuper
e all'esterno che tanto desidera su quella fascia
lungo la quale si stende il più maestoso
palco che San Siro abbia mai visto. Ma poi è
subito rock' n roll con "Brown sugar",
quando ancora il maxi schermo è fuori scena
e Jagger si stende fra le dita del pubblico di
secondo anello, strette e vicine a indicare 'è
alto tanto così', ed è subito clamore
per una band che dopo quarant'anni e 'quaranta
leccate' è li a far impazzire giovani e
adulti di ogni età. Finisce e già
si sentono gli accordi di Keith Richards: "Start
Me Up" è servita e fa impazzire tutto
il prato, in un bagliore di luci e contrasti luminosi.
Quando attacca "You Got Me Rockin" il
maxi schermo avanza in quattro parti e ricalca
le immagini di un Jagger frizzante e carico, come
quello di tredici anni fa per l'ultima esibizione
italiana.
Lo stadio ora è conquistato da cima a
fondo, spodestato, caduto in mano al regno del
rock sotto la corona di sir Mick e il comando
del generale Keith, in un vortice di suoni, atmosfere
e ricordi magici. Quando Jagger, nella sua tenuta
sexi-provocante, avanza un saluto in italiano
dicendo 'manchiamo da un po'..' il pubblico risponde
e acclama, vuole quello che gli spetta.. e dopo
"Don't Stop" ottiene l'accattivante
"Miss You" prima di essere preda di
"Angie" e della dolcezza della chitarra
di Richards a dipingere l'arpeggio. Prima di presentare
la band tutto lo stadio può dondolarsi
con "Tumbling Dice" e alzare le braccia
al cielo per accompagnare "You Can't Always
Get What You Want" con la splendida corista
Lisa Fisher, che duetterà ancora con Jagger
in "Honky tonk Woman".
Il cartone animato alle loro spalle racconta
il tentativo di cavalcare la linguaccia stoniana
di una giovane donna, inghiottita dalla perversa
bocca rossa; tutta l'anima e la spinta rock che
ha contraddistinto Mick e gli stones, tutto il
vortice di passioni e lussuria attorno all'epopea
più longeva del rock. Grida, urli e ovazioni
per tutti, dal tastierista Chuck Leavell al bassista
Darryl Jones fino ai mitici Charlie Watts e Ronnie
Wood, con una microcamera sulla chitarra, e il
gran finale tutto per il miracoloso Keith Richards,
stoico condottiero e mai domo guerriero rock dei
quarant'anni stonesiani. Un' attimo dopo il 'è
un miracolo', pronunciato da Keith con il pubblico
ai suoi piedi, le luci si smorzano e l'eco degli
'uh.. uh' di "Simpathy for The Devil"
incalzano San Siro in un crescendo spaventoso.
La luce cresce e cala di tono, segue Watts alla
batteria anche se a volte sembra scandire il battito
di mani del pubblico indiavolato pronto a fare
la conoscenza di Mick e soci.
Si parte e non si finisce di agitarsi fino a
quando il palco spara su lingue infuocate e scintille
di luce rossastra. Poi ancora scioccato il pubblico
rincorre Mick lungo la passerella, lo spinge con
applausi assordanti e tutta la band intraprende
la via verso il centro dello stadio, l'anima dei
sessantamila, dove vi è un palchetto allestito:
la storica session degli stones in mezzo ai fun
sta per avere inizio. Sono tutti lì, Mick
si cambia la maglietta; lui deve solo alzare le
braccia e un'assistente infila il resto, poi attacca
uno dei pezzi simbolo del rock, un riff maestoso
e mai stancante che potrebbe suonare ore, la mitica
"It's Only Rock'n roll (but we like it)".
Prosegue "Little Red Rooster" e si giunge
a sentire tutto il calore del pubblico con la
"Like A Rolling Stones" di Dylan, dove
le luci sui sessantamila illuminano gli stones
stretti e avvinghiati nell'impeto di braccia tese
al cielo.
E' un fragore assordante all'assolo di armonica
con Mick che scodinzola per il palchetto a tutto
spiano e incita, spinge, sembra rincorrere uno
per uno tutti i fun lungo la passerella che riporta
al palco centrale. Ormai stremato di emozioni,
lo stadio ritorna in preda alle lunghe folate
sulla fascia. Richards e Wood disegnano magistralmente
"Emotional Rescue" e quando le luci
si attenuano e riesplodono in contemporanea si
capisce che si è giunti al fatidico momento
di "I Can't Get No Satisfaction". Il
tripudio finale viene consegnato ai coriandoli
rossi sparati dai cannoni ai bordi della pista
e della passerella. Non si vede più nessuno,
si sente solo rock, rock e altro rock, che è
tutto quello per cui sessantamila persone sono
lì, in quello stadio. "Jumping Jack
Flash" è la chiusura a una serata
che forse rimarrà l'ultima per Milano e
per l'Italia, e per quei ragazzi, adulti e bambini
che hanno sentito cosa significa amare la musica
per tutta la vita.
Ore 23.01, fuochi d'artificio e ultima esplosione.
Potentissima, assordante; quello che ci vuole
per destarsi da un sogno di oltre due ore, atteso
da tredici anni..grazie!
collegamenti su MusiKàl!
Rolling Stones - Concerto a San Siro (di
Andrea Amato,
Corrado Olmi)
Rolling Stones - Forty
Licks