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ROLLING STONES
Concerto a San Siro (MI) (10 giugno 2003)
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di Massimo Ventrucci scrivi un'email

Ore 20.45, San Siro: inizio concerto dei Rolling Stones.
Ore 21.00, quindicesimo del primo tempo. Mick Jagger scappa sulla fascia, precorre tutto il palco, infuria in un balletto che spara adrenalina da tutto il corpo... si ferma, manda in delirio i tifosi, acclama la curva e riscatta sui suoi passi... scalcia in aria, prende velocità e allunga una sfrenata fuga verso l'altra bandierina, a braccia tese assapora il boato dei sessantamila... è il re!

Per un microsecondo viene da pensare a Cuper e all'esterno che tanto desidera su quella fascia lungo la quale si stende il più maestoso palco che San Siro abbia mai visto. Ma poi è subito rock' n roll con "Brown sugar", quando ancora il maxi schermo è fuori scena e Jagger si stende fra le dita del pubblico di secondo anello, strette e vicine a indicare 'è alto tanto così', ed è subito clamore per una band che dopo quarant'anni e 'quaranta leccate' è li a far impazzire giovani e adulti di ogni età. Finisce e già si sentono gli accordi di Keith Richards: "Start Me Up" è servita e fa impazzire tutto il prato, in un bagliore di luci e contrasti luminosi. Quando attacca "You Got Me Rockin" il maxi schermo avanza in quattro parti e ricalca le immagini di un Jagger frizzante e carico, come quello di tredici anni fa per l'ultima esibizione italiana.

Lo stadio ora è conquistato da cima a fondo, spodestato, caduto in mano al regno del rock sotto la corona di sir Mick e il comando del generale Keith, in un vortice di suoni, atmosfere e ricordi magici. Quando Jagger, nella sua tenuta sexi-provocante, avanza un saluto in italiano dicendo 'manchiamo da un po'..' il pubblico risponde e acclama, vuole quello che gli spetta.. e dopo "Don't Stop" ottiene l'accattivante "Miss You" prima di essere preda di "Angie" e della dolcezza della chitarra di Richards a dipingere l'arpeggio. Prima di presentare la band tutto lo stadio può dondolarsi con "Tumbling Dice" e alzare le braccia al cielo per accompagnare "You Can't Always Get What You Want" con la splendida corista Lisa Fisher, che duetterà ancora con Jagger in "Honky tonk Woman".

Il cartone animato alle loro spalle racconta il tentativo di cavalcare la linguaccia stoniana di una giovane donna, inghiottita dalla perversa bocca rossa; tutta l'anima e la spinta rock che ha contraddistinto Mick e gli stones, tutto il vortice di passioni e lussuria attorno all'epopea più longeva del rock. Grida, urli e ovazioni per tutti, dal tastierista Chuck Leavell al bassista Darryl Jones fino ai mitici Charlie Watts e Ronnie Wood, con una microcamera sulla chitarra, e il gran finale tutto per il miracoloso Keith Richards, stoico condottiero e mai domo guerriero rock dei quarant'anni stonesiani. Un' attimo dopo il 'è un miracolo', pronunciato da Keith con il pubblico ai suoi piedi, le luci si smorzano e l'eco degli 'uh.. uh' di "Simpathy for The Devil" incalzano San Siro in un crescendo spaventoso. La luce cresce e cala di tono, segue Watts alla batteria anche se a volte sembra scandire il battito di mani del pubblico indiavolato pronto a fare la conoscenza di Mick e soci.

Si parte e non si finisce di agitarsi fino a quando il palco spara su lingue infuocate e scintille di luce rossastra. Poi ancora scioccato il pubblico rincorre Mick lungo la passerella, lo spinge con applausi assordanti e tutta la band intraprende la via verso il centro dello stadio, l'anima dei sessantamila, dove vi è un palchetto allestito: la storica session degli stones in mezzo ai fun sta per avere inizio. Sono tutti lì, Mick si cambia la maglietta; lui deve solo alzare le braccia e un'assistente infila il resto, poi attacca uno dei pezzi simbolo del rock, un riff maestoso e mai stancante che potrebbe suonare ore, la mitica "It's Only Rock'n roll (but we like it)". Prosegue "Little Red Rooster" e si giunge a sentire tutto il calore del pubblico con la "Like A Rolling Stones" di Dylan, dove le luci sui sessantamila illuminano gli stones stretti e avvinghiati nell'impeto di braccia tese al cielo.

E' un fragore assordante all'assolo di armonica con Mick che scodinzola per il palchetto a tutto spiano e incita, spinge, sembra rincorrere uno per uno tutti i fun lungo la passerella che riporta al palco centrale. Ormai stremato di emozioni, lo stadio ritorna in preda alle lunghe folate sulla fascia. Richards e Wood disegnano magistralmente "Emotional Rescue" e quando le luci si attenuano e riesplodono in contemporanea si capisce che si è giunti al fatidico momento di "I Can't Get No Satisfaction". Il tripudio finale viene consegnato ai coriandoli rossi sparati dai cannoni ai bordi della pista e della passerella. Non si vede più nessuno, si sente solo rock, rock e altro rock, che è tutto quello per cui sessantamila persone sono lì, in quello stadio. "Jumping Jack Flash" è la chiusura a una serata che forse rimarrà l'ultima per Milano e per l'Italia, e per quei ragazzi, adulti e bambini che hanno sentito cosa significa amare la musica per tutta la vita.

Ore 23.01, fuochi d'artificio e ultima esplosione. Potentissima, assordante; quello che ci vuole per destarsi da un sogno di oltre due ore, atteso da tredici anni..grazie!


collegamenti su MusiKàl!
Rolling Stones - Concerto a San Siro (di Andrea Amato, Corrado Olmi)
Rolling Stones - Forty Licks



16 giugno 2003




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