Dopo 14 ore di treno, il minimo che un fan possa
auspicare per sé stesso è di arrivare
subito allo stadio per spaparanzarsi sull'erba.
Questa, in effetti, era l'aspettativa. E tale
è rimasta: una mera speranza. In fin dei
conti, consideravo, non è un gran male
che l'apertura dei cancelli sia stata anticipata
alle 16: si entra prima allo stadio e ci si mette
all'ombra. Si, come no. L'apertura è avvenuta
con un'ora e venti di ritardo, e la temperatura
superava i quaranta gradi: del tutto giustificabili,
dunque, le urla di protesta e di oltraggio da
parte dei fan.
Quasi a volersi fare perdonare, i Cranberries
aprono lo show con 10 minuti di anticipo, alle
19.05: la band è carica alla grande e per
50 minuti è tutto un applauso. Dolores
è bellissima: un folletto diàfano
con una voce superba ed emozionale, che si manifesta
in tutto il suo splendore nell'incedere di pezzi
quali "Zombie", "New York",
"Linger", "Promises" e "Dreams".
La temperatura non accenna minimamente a voler
diminuire: il calore è davvero insopportabile
e Dolores lo evidenzia, urlando più volte,
tra canzone e canzone, in italiano: "Whoa!
Calldddo!!
Dopo le 20.20 l'attesa per gli Stones si fa spasmodica;
non sono in pochi ad intuire che i Nostri, fedeli
alla loro tradizione di provocatori, porteranno
ritardo. Così è: solo alle 20.45
si scorgono Ron Wood e Keith Richards dietro gli
amplificatori sul palco, ed il pubblico intuisce;
tempo pochi secondi, Keith salta fuori e tuona
il riff di "Brown Sugar": a quel punto
nessuno è più padrone di sé
stesso ed è follia. Quando Mick Jagger,
occhiali neri, giacca fucsia e pantaloni neri,
sbuca dal backstage ed inizia ad urlare la prima
strofa del pezzo, i 60.000 di S. Siro esplodono
e per due ore sarà il trionfo del Rock
N' Roll.
Gli Stones sono incontenibili: in particolar
modo Mick e Keith saltano e gesticolano come due
ventenni invasati, fomentando il pubblico all'inverosimile.
La sequenza di pezzi è di quelle che non
lasciano respiro: a "Brown Sugar" seguono
"Start Me Up", la nuova "Don't
Stop" e "You Got Me Rocking". Tra
pezzo e pezzo, Mick ringrazia e dialoga col pubblico
in uno stentato italiano che, immancabilmente,
galvanizza il pubblico. Seguono in scaletta "Miss
You" e "Out Of Control": scelta
piuttosto opinabile per un concerto che dovrebbe
essere riassuntivo del meglio di 40 anni di carriera,
considerando anche che sono stati esclusi dalla
scaletta pezzi da novanta come "Paint It
Black", "Ruby Tuesday", "Let's
Spend The Night Together" e "Wild Horses".
Al termine di "Out Of Control", Mick,
continuando a parlare in italiano, ci dice che
"forse è il caso di calmare un po'":
detto così sembra facile, ma provate voi
a star fermi e zitti mentre gli Stones in carne
ed ossa cantano "Angie" e "You
Can't Always Get What You Want"! Pretesa
inaccettabile: il pubblico offre tutta la sua
voce a supporto dello straripante Jagger, che
al termine dell'intermezzo acustico, recidivo
nel suo italiano, ci dice "vorrei presentarvi
il gruppo" (come se ce ne fosse bisogno,
uh
). Il pubblico apprezza ed introduce le
varie presentazioni con degli "oooOOOH"
in crescendo. Terminate le formalità, Mick
ci presenta "il nuovo cantante", un
certo Keith Richards, che con la sua voce Marlboro
in veste di solista canta "Thru And Thru"
ed "Happy".
D'improvviso piomba l'oscurità e parte
un giro di percussioni fin troppo noto: accidenti,
è "Sympathy For The Devil"!!!
Sul grande monitor appare la Linguaccia di Andy
Warhol, simbolo degli Stones, in fiamme, e Mick
inizia a cantare: sette minuti d'estasi totale.
Al termine, lo stadio ripiomba nelle tenebre e
poco dopo gli Stones riappaiono sul palchetto
in mezzo alla folla, esattamente sulla mia testa:
io sono contro la transenna e me li trovo davanti,
in perfetta prospettiva frontale con l'asta del
microfono di Mick. E' incredibile realizzare di
avere a meno di due metri di distanza da te delle
leggende che sei abituato a vedere in foto o in
videocassetta; non ci sto troppo a pensare e sparo
le mie ultime 13 foto, cercando di cogliere le
pose migliori mentre i Bad Boys mi suonano in
faccia "It's Only Rock N' Roll", il
classico blues "Mannish Boy" e la cover
Dylaniana "Like A Rolling Stone": nel
frattempo volano addosso a Mick, a breve distanza
l'uno dall'altro, tre reggiseni (!!!).
Finito lo show sul palchetto, gli Stones ritornano
sul palco principale e ci propongono altri tre
superclassici quali "Gimme Shelter",
"Honky Tonk Women" e "Street Fighting
Man". Urla, applausi, eccitazione palpabile:
un attimo di silenzio e dalla chitarra di Keith
deflagra in tutta la sua selvaggia potenza il
riff di "(I Can't Get No) Satisfaction",
mentre noi siamo inondati di petali di carta rossa.
Stavolta la voce del pubblico schiaccia Mick:
impossibile trattenersi dal cantarla a squarciagola!
E' il culmine, l'apoteosi di un qualcosa che potrebbe
anche non avere più un seguito in futuro:
ma non è ancora finita.
Conformemente alla prassi dei rock show ci deve
essere un bis: passa del tempo e si accendono,
in alto, delle tenui luci. Tutto resta in sospensione
onirica per pochi, lunghissimi secondi; il riff
che esplode, stavolta, è quello di "Jumping
Jack Flash", accompagnata da una grandiosa
esibizione di fuochi pirotecnici che si prolungherà
fin dopo il termine della canzone, chiusura extralusso
di un live act davvero impareggiabile sotto tutti
i punti di vista. I Rolling Stones ci sono ancora,
ed il loro Rock N'Roll scalpita e vive, oggi,
così come ieri e ieri l'altro. E' vero,
il tempo non è più dalla loro parte
come cantavano negli anni '60, ma i 4 Bad Boys
dei bassifondi londinesi se ne infischiano e continuano
a godersi questi momenti di forza che il loro
patto col Diavolo ancora gli concede...
collegamenti su MusiKàl!
Rolling Stones - Concerto a San Siro (di
Corrado Olmi,
Massimo Ventrucci)
Rolling Stones - Forty
Licks