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ROLLING STONES
Concerto a San Siro (MI) (10 giugno 2003)
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di Andrea Amato scrivi un'email

Dopo 14 ore di treno, il minimo che un fan possa auspicare per sé stesso è di arrivare subito allo stadio per spaparanzarsi sull'erba. Questa, in effetti, era l'aspettativa. E tale è rimasta: una mera speranza. In fin dei conti, consideravo, non è un gran male che l'apertura dei cancelli sia stata anticipata alle 16: si entra prima allo stadio e ci si mette all'ombra. Si, come no. L'apertura è avvenuta con un'ora e venti di ritardo, e la temperatura superava i quaranta gradi: del tutto giustificabili, dunque, le urla di protesta e di oltraggio da parte dei fan.

Quasi a volersi fare perdonare, i Cranberries aprono lo show con 10 minuti di anticipo, alle 19.05: la band è carica alla grande e per 50 minuti è tutto un applauso. Dolores è bellissima: un folletto diàfano con una voce superba ed emozionale, che si manifesta in tutto il suo splendore nell'incedere di pezzi quali "Zombie", "New York", "Linger", "Promises" e "Dreams". La temperatura non accenna minimamente a voler diminuire: il calore è davvero insopportabile e Dolores lo evidenzia, urlando più volte, tra canzone e canzone, in italiano: "Whoa! Calldddo!!

Dopo le 20.20 l'attesa per gli Stones si fa spasmodica; non sono in pochi ad intuire che i Nostri, fedeli alla loro tradizione di provocatori, porteranno ritardo. Così è: solo alle 20.45 si scorgono Ron Wood e Keith Richards dietro gli amplificatori sul palco, ed il pubblico intuisce; tempo pochi secondi, Keith salta fuori e tuona il riff di "Brown Sugar": a quel punto nessuno è più padrone di sé stesso ed è follia. Quando Mick Jagger, occhiali neri, giacca fucsia e pantaloni neri, sbuca dal backstage ed inizia ad urlare la prima strofa del pezzo, i 60.000 di S. Siro esplodono e per due ore sarà il trionfo del Rock N' Roll.

Gli Stones sono incontenibili: in particolar modo Mick e Keith saltano e gesticolano come due ventenni invasati, fomentando il pubblico all'inverosimile. La sequenza di pezzi è di quelle che non lasciano respiro: a "Brown Sugar" seguono "Start Me Up", la nuova "Don't Stop" e "You Got Me Rocking". Tra pezzo e pezzo, Mick ringrazia e dialoga col pubblico in uno stentato italiano che, immancabilmente, galvanizza il pubblico. Seguono in scaletta "Miss You" e "Out Of Control": scelta piuttosto opinabile per un concerto che dovrebbe essere riassuntivo del meglio di 40 anni di carriera, considerando anche che sono stati esclusi dalla scaletta pezzi da novanta come "Paint It Black", "Ruby Tuesday", "Let's Spend The Night Together" e "Wild Horses".

Al termine di "Out Of Control", Mick, continuando a parlare in italiano, ci dice che "forse è il caso di calmare un po'": detto così sembra facile, ma provate voi a star fermi e zitti mentre gli Stones in carne ed ossa cantano "Angie" e "You Can't Always Get What You Want"! Pretesa inaccettabile: il pubblico offre tutta la sua voce a supporto dello straripante Jagger, che al termine dell'intermezzo acustico, recidivo nel suo italiano, ci dice "vorrei presentarvi il gruppo" (come se ce ne fosse bisogno, uh…). Il pubblico apprezza ed introduce le varie presentazioni con degli "oooOOOH" in crescendo. Terminate le formalità, Mick ci presenta "il nuovo cantante", un certo Keith Richards, che con la sua voce Marlboro in veste di solista canta "Thru And Thru" ed "Happy".

D'improvviso piomba l'oscurità e parte un giro di percussioni fin troppo noto: accidenti, è "Sympathy For The Devil"!!! Sul grande monitor appare la Linguaccia di Andy Warhol, simbolo degli Stones, in fiamme, e Mick inizia a cantare: sette minuti d'estasi totale. Al termine, lo stadio ripiomba nelle tenebre e poco dopo gli Stones riappaiono sul palchetto in mezzo alla folla, esattamente sulla mia testa: io sono contro la transenna e me li trovo davanti, in perfetta prospettiva frontale con l'asta del microfono di Mick. E' incredibile realizzare di avere a meno di due metri di distanza da te delle leggende che sei abituato a vedere in foto o in videocassetta; non ci sto troppo a pensare e sparo le mie ultime 13 foto, cercando di cogliere le pose migliori mentre i Bad Boys mi suonano in faccia "It's Only Rock N' Roll", il classico blues "Mannish Boy" e la cover Dylaniana "Like A Rolling Stone": nel frattempo volano addosso a Mick, a breve distanza l'uno dall'altro, tre reggiseni (!!!).

Finito lo show sul palchetto, gli Stones ritornano sul palco principale e ci propongono altri tre superclassici quali "Gimme Shelter", "Honky Tonk Women" e "Street Fighting Man". Urla, applausi, eccitazione palpabile: un attimo di silenzio e dalla chitarra di Keith deflagra in tutta la sua selvaggia potenza il riff di "(I Can't Get No) Satisfaction", mentre noi siamo inondati di petali di carta rossa. Stavolta la voce del pubblico schiaccia Mick: impossibile trattenersi dal cantarla a squarciagola! E' il culmine, l'apoteosi di un qualcosa che potrebbe anche non avere più un seguito in futuro: ma non è ancora finita.

Conformemente alla prassi dei rock show ci deve essere un bis: passa del tempo e si accendono, in alto, delle tenui luci. Tutto resta in sospensione onirica per pochi, lunghissimi secondi; il riff che esplode, stavolta, è quello di "Jumping Jack Flash", accompagnata da una grandiosa esibizione di fuochi pirotecnici che si prolungherà fin dopo il termine della canzone, chiusura extralusso di un live act davvero impareggiabile sotto tutti i punti di vista. I Rolling Stones ci sono ancora, ed il loro Rock N'Roll scalpita e vive, oggi, così come ieri e ieri l'altro. E' vero, il tempo non è più dalla loro parte come cantavano negli anni '60, ma i 4 Bad Boys dei bassifondi londinesi se ne infischiano e continuano a godersi questi momenti di forza che il loro patto col Diavolo ancora gli concede...

collegamenti su MusiKàl!
Rolling Stones - Concerto a San Siro (di Corrado Olmi, Massimo Ventrucci)
Rolling Stones - Forty Licks



16 giugno 2003




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