«Una sera con Roger Waters. Il genio creativo
dei Pink Floyd
eseguirà brani classici da "Dark
Side of the Moon" e "The
Wall" a "Amused to Death».
L'emozione di vedere ed ascoltare una leggenda
del rock, di entrare in comunione con chi ti ha
regalato sensazioni uniche, viene disturbata da
questa didascalia scritta sul biglietto, con questo
linguaggio da impresario teatrale, da gestore
di fenomeni da baraccone. E forse non si tratterà
davvero di un gigantesco baraccone?
Il concerto di Roger Waters in un Filaforum gremito
all'inverosimile non lascia certo sorprese per
quanto riguarda la scaletta, che riprende molto
fedelmente il doppio disco "In
the Flesh" uscito nel 2000. La performance
si apre proprio con "In The Flesh",
storico brano d'apertura di "The Wall",
e qui si alza il boato della folla. Come scopriremo
nel corso del concerto, Waters offre solo piccoli
assaggi laddove si richiedevano episodi di maggior
respiro, lasciando sinceramente un po' a bocca
asciutta. Naturalmente la scaletta offre maggior
spazio ai brani più cari a Waters, solitamente
trascurati nei concerti dei suoi ex colleghi.
Trovano così spazio canzoni da brivido
come "Mother" (cantata nel ritornello
da una corista) e la splendida "Dogs",
in cui nel "viaggio strumentale" centrale
viene inscenata in mezzo al palco un'improbabile
partita a carte con tanto di tavolino e lampada
spiovente.
Waters dal vivo è tutto ciò che
ci si può aspettare: un gigante artistico
piuttosto schivo, che preferisce concentrare l'attenzione
del pubblico più sulla musica e sulle immagini
concettuali che vengono proposte sullo schermo,
che sulla sua semplice "fisicità".
Il musicista si smaterializza e lascia il posto
a suoni e figure. La componente visuale è
da sempre una componente fondamentale nella musica
dei Pink Floyd; ciò permane anche nei concerti
di Waters, che offre al proprio pubblico un caleidoscopico
spettacolo di luci, immagini, filmati, cartoni
animati, e naturalmente la musica, spinta ai massimi
livelli grazie al suono quadrifonico. E così
durante "Welcome To The Machine" assistiamo
ad un ipnotico filmato in cui un mare di sangue
si trasforma in migliaia di mani supplicanti che
sommergono lentamente un simbolico grattacielo,
oppure durante "Shine On You Crazy Diamond"
vediamo scorrere le foto dell'"eterno presente"
Syd Barrett, su cui si apre l'applauso tonante
del pubblico. Come dire: "Si stava meglio
quando si stava peggio".
Proprio la canzone dedicata al "Diamante
Pazzo" costituisce una piccola novità
all'interno della scaletta. La suite viene divisa
in due parti come nell'originale da disco, facendo
da ouverture e da chiusura allo spazio dedicato
all'album "Wish
You Were Here" che comprendeva la già
citata "Welcome To The Machine" e il
momento nazionalpopolare della "title track",
a cui nemmeno Waters ha voluto rinunciare.
Dopo una breve pausa, i musicisti tornano sul
palco per eseguire "brani classici"
tratti da "Dark Side Of The Moon". Tra
le canzoni d'apertura e di chiusura del disco
originale ("Breathe" e "Eclipse")
si incastonano altri momenti ed altre atmosfere,
quelle di "Amused to Death", coronate
da immagini di uno spazio siderale molto suggestivo.
Il momento più alto viene sicuramente raggiunto
con "Perfect Sense" in cui, oltre alla
bellezza del brano, si aggiunge un tripudio di
suoni e un entusiasmo interpretativo difficilmente
ritrovabile nel resto del concerto. Dispiace dirlo,
ma la sensazione è questa.
La fiacca traspare soprattutto dai due chitarristi
solisti, penalizzati forse anche da un brutto
suono, in cui le note si smorzano e muoiono subito.
Un esempio emblematico ci viene da "Eclipse",
epica nel suo incedere, eppure così scarna
e vuota nell'arrangiamento, e dall'esecuzione
di "Comfortably Numb", in cui i due
chitarristi si spartiscono l'assolo finale senza
riuscire ad avvicinarsi minimamente al toccante
lirismo dell'ingombrante Gilmour. Come bis Waters
propone un nuovo brano, "Flickering Flames",
tenue e sottile, che nulla di nuovo e , ahimè,
di buono promette.
Tre ore di concerto per ricordare un monumento
del rock quali sono i Pink Floyd, anche se dal
"genio creativo" del gruppo ci si sarebbe
aspettato qualche cosa di più. Forse è
giunto il momento di riporre i bei ricordi in
soffitta, come è stato fatto durante il
concerto per il diamante stroboscopico di "Shine
On You Crazy Diamond", prima troneggiante
in mezzo al palco, poi trasportato a scena aperta
fuori verso le quinte da due energici e poco poetici
roadies. Il baraccone è pronto per un altro
show.
collegamenti su Kalporz:
Roger Waters - In
The Flesh
Pink Floyd - la
Kalporzgrafia e tutte le recensioni
Syd Barrett - Barrett