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ROGER WATERS
Concerto all'Arena di Verona (4 giugno 2006)
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di Paolo Bardelli scrivi un'email

Eccoci all’Arena di Verona. Ha iniziato a suonare un gruppo tributo ai Pink Floyd particolarmente bravo. È partito con “In The Flesh” e i brividi sono saliti sulla pelle. Chi sono? Gli Eclipse, forse. Ma no, il bassista assomiglia in modo prepotente a Roger Waters, uguale uguale, e poi non gliela danno mica l’Arena agli Eclipse. Sì però non possono essere nemmeno i Pink Floyd, l’ha fatto capire subito questo gruppo: “Pink isn’t well, he stayed back at the hotel/And they sent us along as a surrogate band”. Quindi dev’essere una dannata band surrogato.

Eh, i Pink Floyd. Quasi come Nutella. Come sarebbe stato bello poterli vedere, quelli veri, però si sa: noi rocker trentenni siamo stati sfigati, le leggende del rock le abbiamo potute vedere morte o con il libretto della pensione sul comodino. E dire che siamo cresciuti quattordicenni (italiani) ascoltando Pink Floyd e Doors come i quattordicenni (americani) del ’69, solo che noi per vedere Jim Morrison abbiamo sempre dovuto andare sopra una tomba a Pére Lachaise mentre loro dovevano essere solo sicuri che quel maniaco non si fosse fatto arrestare facendo vedere il suo coso on stage, poi bastava andarlo a trovare nel live più vicino a casa. È vero: ci sono stati i Pink Floyd a Venezia, lo hanno detto anche i Pitura Freska, e poi un tour con tutte le lucine e le lampadine nel ’94, ma noi eravamo ancora intenti ad ascoltare “The Wall” e non capivamo chi fossero quei tre che facevano “Learning To Fly” assieme a “One Of These Days”.
Mancava qualcosa e il tutto era troppo tronfio.

Ehi! Ma quella voce che intona “Mother” è davvero alla Waters! Sul video alle spalle girano immagini come di un “The Wall” rimodernato, si passa a “Shine On Your Crazy Diamond” e poi subito a “Have A Cigar” e bisogna complimentarsi: gran bella scelta quest’ultima per una cover band dei Floyd. Ecco, “Wish You Were Here” era scontata la facessero, però cavolo una “Set The Controls…” così erano secoli che non la sentivo! Anzi, non si era mai sentita. Psichedelica al massimo e suonata come se i ceffi sul palco avessero titolo a reinterpretarla.
Poi avviene qualcosa di ultraterreno: “The Gunner’s Dream” è di un’emozione indescrivibile, indicibile, inqualificabile. Il cielo in terra. E “Southampton Dock” e “The Fletcher Memorial Home” ce lo confermano: qui stiamo davvero ascoltando Roger Waters. Infatti solo lui avrebbe potuto fare “Perfect Sense” e “Leaving Beirut” che sono sue ma che non c’entrano nulla con i quattro di Londra. “Back To Floyd!” dice al microfono quel tipo che ormai identifichiamo come Waters e parte “Sheep”: che bellezza!

Una pausa e poi tutto “The Dark Side Of The Moon” che è “The Dark Side Of The Moon” senza una virgola fuori posto, perfetto ma anche quegli altri lo rifacevano dalla a alla z. C’è da dire una cosa però: “Us And Them” su disco ci ha fatto sempre un po’ dormire mentre stasera ha un respiro che pare essere il soffio dell’universo. Nel Libro della Genesi della Musica ci dev’essere un paragrafo su questo soffio, devo rileggermelo. Ormai siamo catatonici: sì, ci ricordiamo di Vera Lynn. “Vera”, “Bring The Boys Back Home”, “The Happiest Days Of Our Lives”, “Another Brick In The Wall Part 2”, “Comfortably Numb”. Quasi tre ore di concerto. Altro che, questo è il nostro di “happiest day of our live”, abbiamo visto i Pink Floyd. Non così paranoici, disperati, sognatori come quelli veri, però più vicini a quel che furono i veri di quelli che ha mai impersonificato Gilmour. Siamo romantici e ci siamo sempre identificati nelle ossessioni di Waters per cui non poteva che essere così.

Uscendo dall’Arena lo sguardo cade sul cartellone estivo: come tutti gli anni danno l’“Aida” di Verdi. Beh, questa stagione concertistica è stata avanti cent’anni: fra un secolo all’Arena infatti, l’abbiamo letto nel Libro della Musica, rappresenteranno ancora l’“Aida” ma in programma ci sarà fisso anche “The Dark Side Of The Moon”.

Scaletta:

1. In The Flesh
2. Mother
3. Shine On Your Crazy Diamond
4. Have A Cigar
5. Set The Controls For The Heart Of The Sun
6. The Gunner’s Dream
7. Southampton Dock
8. The Fletcher Memorial Home
9. Perfect Sense
10. Leaving Beirut
11. Sheep

12. (a) Speak To Me, (b) Breathe In The Air
13. On The Run
14. Time
15. The Great Gig In The Sky
16. Money
17. Us And Them
18. Any Colour You Like
19. Brain Damage
20. Eclipse

21. Vera
22. Bring The Boys Back Home
23. The Happiest Days Of Our Lives
24. Another Brick In The Wall Part 2
25. Comfortably Numb

 

collegamenti su MusiKàl!
Roger Waters - le recensioni
Pink Floyd -
la Kalporzgrafia
David Gilmour - On An Island
Doors
- The Doors

 



9 giugno 2006




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