Per definire in poche parole Robert Wyatt possiamo
dire che è uno degli artisti più
geniali che il rock inglese abbia mai avuto. Non
solo batterista e fondatore di due gruppi leggendari
come i Soft Machine e i Matching Mole (loro la
dolce "Oh Caroline" ripresa da Max Gazzè)
ma anche compositore, sperimentatore e poeta,
Wyatt scrisse il suo capolavoro "Rock Bottom"
durante la degenza in ospedale in seguito al grave
incidente che, nel 73, paralizzò per sempre
le sue gambe. Il disco è un opera di grande
bellezza, al di fuori del tempo e delle mode,
con atmosfere sognanti e sofferte al tempo stesso.
Prodotto da un altro celebre batterista (Nick
Mason dei Pink Floyd) è arricchito dalla
partecipazione di quasi tutti i musicisti della
scena "canterburiana" , ovvero Soft Machine, Caravan
e Gong. Si inizia con la struggente e fiabesca
"Sea Song", che vede all'opera solo la voce (assolutamente
unica) e le tastiere di Wyatt insieme al basso
di Richard Sinclair. "Last Straw" è un
jazz notturno e visionario mentre in "Little Red
Riding Hood Hit The Road" spicca il suono trionfale
della tromba di Mongezi Feza. "Alifib" riflette
lo spirito allucinato di un malato con una sola
parola ripetuta ossessivamente e ritmata in modo
ipnotico dal respiro. L'incubo diventa totale
in "Alifie", un vero delirio scandito da una cantilena
senza senso. "Little Red Robin Hood Hit The Road"
comincia con una marcetta sulla quale si stende
uno scintillante assolo di Mike Oldfield con note
lunghissime. Sul finale c'è spazio per
anche per la viola di Fred Firth. Che dire di
più su "Rock Bottom"? Per il piacere di
chi lo ha sempre amato, Wyatt oggi incide ancora
grandi dischi, ma ormai lo fa molto sporadicamente.
E da una sedia a rotelle guarda malinconicamente
il mondo che scorre sempre più veloce.
27
gennaio 2001
Track
list:
-
Sea Song
- Last Straw
- Little Red Riding Hood
- Alifib
- Alifie
- Little Red Robin Hood
I
commenti
Jarman67 28
agosto 2002
un
opera di infinita bellezza nata da un uomo
di infinita grandezza(ascoltate "Machine
Mole" poi mi ringrazierete)
dp79 6
agosto 2002
un manifesto della malinconia, questo delicato
e struggente lavoro che Wyatt ha regalato
al rock. basta vedere chi lo produce per emettere
il giudizio: IMMENSO
claudiosalernoit2000@yahoo.it 30
luglio 2002
Una Perla dentro della Musica Conteporanea
del 20° Secolo
Mifune
6 giugno 2002 E
cosa c'e' da capire?
E' da godere e basta.
tonysuper 20
maggio 2002
Uno dei capisaldi del rock degli anni 70..
il disco più commovente che abbia mai
ascoltato...
uan vera ingiustizia che non sia noto al grande
pubblico
ceshock
14
aprile 2002
Un
album ingiudicabile...troppo complesso nei
suoi suoni così
semplici! Una contraddizione? No!Semplicemente
bisogna riconoscere il fatto
che, Robert Wyatt, è "l'uomo-natura"...uno
strumento che permette alla
natura di mediare con gli uomini! Pochi uomini,
perchè, la natura, la si
conosce in pochi...
Max 30 novembre 2001
Un'album
un pò difficile da capire ( io personalmente
lo capirò
tra 20 anni )...intriso di una massiccia dose
di tristezza..cmq consiglio
anche THIRD dei Soft Machine...