La resurrezione. Di questo album si è
detto tutto ed il contrario di tutto ancora prima
che uscisse. Lo si è definito un disco
"patriottico", "orgoglioso",
un disco nato dalle ceneri del disastro dell'11
settembre. Si è detto tutto, tanto, troppo.
"The rising" è un disco di quindici
canzoni, dura settantatré minuti. Ed è
un bel disco, molto vario, con delle intuizioni
felici e senza nessuno scivolone di stile troppo
marcato. "The Rising" mescola il tipico
rock della tradizione americana, le ballate e
sconfinare, a volte, nella sperimentazione.
E' un album che ha confermato la vocazione di
"parolaio" (in senso positivo, s'intende)
di Bruce Springsteen: bravo come pochi nello scrivere
liriche mai banali e ricche di immagini evocative.
E' un album di pura speranza, che in più
di un passaggio invita a cantare, a ballare, insomma
a vivere piuttosto che a sopravvivere.
Il disco si apre con "Lonesome Day",
brano fra i più azzeccati dell'album, il
ritmo è in linea con le produzioni targate
"Springsteen" e la melodia resta in
testa dopo il primo ascolto. "The Rising"
scivola poi sulle note di "Into the fire":
impossibile non trovare nella seconda canzone
dell'album riferimenti ai fatti dell'11 settembre,
ma il ritornello del brano è un inno alla
speranza sotto forma di preghiera, e così
alla fine "Into the fire" risulta una
canzone d'amore più che un brano col retrogusto
amaro. Perfetto l'uso delle voci "in back"
in questo passaggio.
"Waitin' on a Sunny Day" e "Countin'
on a Miracle" ti mettono addosso voglia di
cantare e ballare senza stare a farti troppe domande
sul "domani". Ed i ritornelli sono davvero
coinvolgenti, positivi. Impossibile rimanere indifferenti
di fronte a tanto ottimismo. Uno dei passaggi
a vuoto dell'album è "Nothing man":
ricorda vagamente "Streets of Philadelphia":
l'atmosfera è molto simile. Non entusiasma
più di tanto, ma allo stesso tempo non
infastidisce.
La parte centrale del disco offre le cose migliori
dal punto di vista musicale-sperimentale. "Worlds
Apart" è una sorpresa, forse la vera
sorpresa del disco: chitarre rock che rincorrono
e si fanno rincorrere da ritmi etnici e da un
pizzico di elettronica. Springsteen in questo
passaggio dimostra coraggio e voglia di mettersi
alla prova. Il risultato è buono, molto
convincente, la E-street band si fa sentire: la
canzone rivela grosse fruibilità "pop".
La parte conclusiva dell'album è tutta
concentrata in due canzoni: "The rising"
e "Paradise". La title-track sul disco
perde un po' di quella energia che dal vivo conserva
ed esprime, ma nel complesso "dà"
più che "togliere". "Paradise"
è la ballata del disco. L'interpretazione
di Springsteen è molto toccante, ma è
l'arrangiamento che sorprende: semplice e curato
al tempo stesso. Da ascoltare con le cuffie per
apprezzarlo a dovere.
In conclusione: "The rising" è
un album da sentire e da leggere. Un album da
ascoltare senza andare alla ricerca di particolari
significati. Un album positivo, tutt'altro che
scontato.
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Bruce Springsteen - Nebraska