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BRUCE SPRINGSTEEN
The Rising (Columbia, 2002)
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di Nick Snob scrivi un'email

La resurrezione. Di questo album si è detto tutto ed il contrario di tutto ancora prima che uscisse. Lo si è definito un disco "patriottico", "orgoglioso", un disco nato dalle ceneri del disastro dell'11 settembre. Si è detto tutto, tanto, troppo.

"The rising" è un disco di quindici canzoni, dura settantatré minuti. Ed è un bel disco, molto vario, con delle intuizioni felici e senza nessuno scivolone di stile troppo marcato. "The Rising" mescola il tipico rock della tradizione americana, le ballate e sconfinare, a volte, nella sperimentazione.

E' un album che ha confermato la vocazione di "parolaio" (in senso positivo, s'intende) di Bruce Springsteen: bravo come pochi nello scrivere liriche mai banali e ricche di immagini evocative. E' un album di pura speranza, che in più di un passaggio invita a cantare, a ballare, insomma a vivere piuttosto che a sopravvivere.

Il disco si apre con "Lonesome Day", brano fra i più azzeccati dell'album, il ritmo è in linea con le produzioni targate "Springsteen" e la melodia resta in testa dopo il primo ascolto. "The Rising" scivola poi sulle note di "Into the fire": impossibile non trovare nella seconda canzone dell'album riferimenti ai fatti dell'11 settembre, ma il ritornello del brano è un inno alla speranza sotto forma di preghiera, e così alla fine "Into the fire" risulta una canzone d'amore più che un brano col retrogusto amaro. Perfetto l'uso delle voci "in back" in questo passaggio.

"Waitin' on a Sunny Day" e "Countin' on a Miracle" ti mettono addosso voglia di cantare e ballare senza stare a farti troppe domande sul "domani". Ed i ritornelli sono davvero coinvolgenti, positivi. Impossibile rimanere indifferenti di fronte a tanto ottimismo. Uno dei passaggi a vuoto dell'album è "Nothing man": ricorda vagamente "Streets of Philadelphia": l'atmosfera è molto simile. Non entusiasma più di tanto, ma allo stesso tempo non infastidisce.

La parte centrale del disco offre le cose migliori dal punto di vista musicale-sperimentale. "Worlds Apart" è una sorpresa, forse la vera sorpresa del disco: chitarre rock che rincorrono e si fanno rincorrere da ritmi etnici e da un pizzico di elettronica. Springsteen in questo passaggio dimostra coraggio e voglia di mettersi alla prova. Il risultato è buono, molto convincente, la E-street band si fa sentire: la canzone rivela grosse fruibilità "pop".

La parte conclusiva dell'album è tutta concentrata in due canzoni: "The rising" e "Paradise". La title-track sul disco perde un po' di quella energia che dal vivo conserva ed esprime, ma nel complesso "dà" più che "togliere". "Paradise" è la ballata del disco. L'interpretazione di Springsteen è molto toccante, ma è l'arrangiamento che sorprende: semplice e curato al tempo stesso. Da ascoltare con le cuffie per apprezzarlo a dovere.

In conclusione: "The rising" è un album da sentire e da leggere. Un album da ascoltare senza andare alla ricerca di particolari significati. Un album positivo, tutt'altro che scontato.

collegamenti su MusiKàl!
Bruce Springsteen - Nebraska




23 ottobre 2002


Track list:

1. Lonesome Day
2. Into the Fire
3. Waitin' on a Sunny Day
4. Nothing Man
5. Countin' on a Miracle
6. Empty Sky
7. Worlds Apart
8. Let's Be Friends
9. Further on (Up the Road)
10. The Fuse
11. Mary's Place
12. You're Missing
13. The Rising
14. Paradise
15. My city of ruins



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