THE BEATLES - Revolver (EMI Parlophone, 1966)
di Max Cavassa
Probabilmente
il lavoro più omogeneo del quartetto di Liverpool,
per molti critici il loro più grande disco,
non epocale come "Sgt. Pepper." od il
"White Album" o definitivo come "Abbey Road",
ma semplicemente composto da 14 canzoni perfette,
per tutti i gusti. E questo è forse il più
grande obiettivo raggiunto dai Beatles; mettere
d'accordo la casalinga ed il grande critico, raggiungendo
in tal modo la fama planetaria ed imperitura. "Revolver"
è un'enciclopedia della musica in poco più
di mezz'ora; esso tocca il blues con "Taxman",
il cameristico con "Eleanor Rigby" e la
sottovalutata e bellissima "For no one", la canzone
"tipo Zecchino d'Oro" con "Yellow
Submarine", il soul bollente a tutti fiati
di "Got to get you into my life" (lo "you"
della canzone pare non si tratti di una bella donzella
ma di Madame Cocaine.), il futuro prossimo psichedelico
con "Tomorrow never knows". Va anche detto
che nel 1966 i quattro di Liverpool scrissero la
parola fine sulla loro avventura live, ormai completamente
prosciugati di energie nervose spese in acts ormai
quasi parodistici. Se a tutto ciò sommiamo
la voglia sempre più impellente di misurarsi
con nuove ricerche sonore effettuate attraverso
fluviali studio sessions, si può facilmente
comprendere come essi siano arrivati ad un tale
risultato, in un tempo così relativamente
breve! Curiosità finale: la copertina è
opera di Klaus Voorman, compagno di avventure amburghesi
e futuro bassista di Lennon ed Harrison, ed è
un giusto corollario a questo gigantesco punto esclamativo
chiamato "Revolver".
1 giugno 2001
