L'esibizione dei R.E.M. allo Stadio Dall'Ara
di Bologna è stata l'unica tenutasi in
Italia tra le date del tour europeo ed ha quindi
radunato molte persone provenienti dall'intero
stivale, cosa che è stata simpaticamente
e cortesemente fatta rilevare anche dal bassista
del gruppo, l'egregio Mr. Mills, che ha salutato
questo pubblico eterogeneo, unito dal piacere
offerto dalla grande prova del gruppo georgiano.
I R.E.M. sono gli unici rimasti sulla scena planetaria
tra tutte quelle bands che una quindicina di anni
fa, o poco più, erano riunite sotto una
corrente artistica chiamata "Paisley underground",
e che produsse formazioni come i Dream Syndicate,
Green on Red, Rain Parade negli Stati Uniti, ed
i magnifici australiani Church. Questa corrente
cercava di recuperare ed attualizzare vecchi suoni
sixties come i "jingle jangle" provenienti
dalle Rickenbaker dei Byrds o le asperità
dei Velvet Underground. Ebbene, solo i R.E.M.
(Rapid eye movement, molto psichedelico, molto
60's...) sono riusciti ad arrivare al grande pubblico,
attraverso una maturazione mai inacidita verso
evidenti compromessi commerciali. Tutto ciò,
per una band e per degli artisti, credo sia il
massimo. Ed il massimo lo hanno dato in questo
concerto!
La cosa piuttosto strabiliante è stata
l'atmosfera intima creatasi in uno stadio affollato
da 25.000 persone, Stipe & Co. hanno semplicemente
suonato quello che più gli andava, avendo
ormai un repertorio sterminato, con pochissime
concessioni al solito glamour da raduno rock.
Quindi, molte canzoni lente, od introverse, o
mezze ballads. Hanno suonato i loro grandi pezzi,
"Man on the Moon", "Everybody hurts",
"Losing my religion", addirittura una
"Pilgrimage" tratta dal loro lontano
1° album, e la gente li ha seguiti con la
stessa intensità ricevuta dalla loro musica.
Michael Stipe ha di nuovo dimostrato, se mai ce
ne fosse stato bisogno, di essere un grandissimo
frontman in possesso di una voce stupenda e malleabile.
Giurerei che quando registrano in sala per lui
è sempre buona la prima! Buck, Mills e
Stipe stanno facendo la storia della musica americana
contemporanea e vederli ed ascoltarli così
splendidamente maturi è stato un enorme
privilegio.
giovedì 13 novembre 2003
Mi è sorta subito una curiosità,da fan di
Syd Barrett quale sono,leggendo un passo della
recensione,vale a dire quello in cui si parla
di antropologia da dilettanti e coretti "ugha
ugha".Può esserci qualche riferimento ad un
pezzo come "Pow R toc H" di The Piper of the
gates of dawn,nel quale i coretti "etnici"
non mancano?Ne sarei dispiaciuta se cosi fosse..mi
piacerebbe che qualcuno mi dicesse la sua
in proposito.
max69 17aprile 2002
ciao,
sono arrivato dalla Sardegna per vedere i
magnifici r.e.m.
ho fatto il viaggio tutto da solo ma ne è
valsa sicuramente la pena ciao
massimo