Che strano avere a che fare con un personaggio
come Rufus Wainwright. E con la sua musica. Così
kitsch, eccessiva e naif da sembrare fuori tempo
massimo di qualche decennio. Così sfrontatamente
sdolcinata e melliflua da farti pensare di doverla
prendere con le molle, di andarci cauto perché
potrebbe trattarsi di una fregatura. Potrebbe
essere tanto fumo e poco arrosto.
Rufus Wainwright, invece, ha delle possibilità
che sono appannaggio di individui dotati di un
talento unico: soprattutto il potersi permettere
di giocare con la propria musica. Il che lo fa
sbordare oltre i limiti della seriosità,
con un’ironia e una leggerezza difficili
da digerire in tempi in cui chiunque si prende
tremendamente sul serio anche, anzi soprattutto,
se non ha niente da dire.
Sono passati 10 anni da quando Rufus ha fatto
il suo ingresso nell’industria musicale.
Da allora non ha mai smesso di mostrare ciò
che sa fare, e soprattutto di fare ciò
che gli riesce meglio: una musica che è
un calderone ribollente, densa e stratificata
oltre ogni dire (il che mi ha fatto pensare, e
non sono sicuro di essere il primo a usare il
termine, alla definizione “melting pop”).
“Release the stars” non fa eccezione,
anzi si pone nel quadro della sua discografia
come il perfetto passo successivo a “Want
two”. Contiene ottovolanti esagerati come
la scherzosissima titletrack, e una canzone come
“Nobody’s off the hook” che
farebbe invidia al paparino per la qualità
cristallina della scrittura. Contiene un pezzo
come “Going to a town” che decolla
ma non riesci a capire dove vada ad atterrare,
per poi scoprire che potrebbe trattarsi di un
pezzo di Cab Calloway o comunque intriso dell’atmosfera
dei roaring twenties, e un altro giocoso come
“Rules and regulation”, spruzzato
di trombe tex-mex.
Rufus Wainwright ha delle doti lampanti, che
lo rendono capace di manipolare la propria arte
con una maestria unica, destreggiandosi oltretutto
in un oceano in tempesta di citazioni, spunti
essenziali e orchestrazioni pompose. E non si
è ancora smentito: la sua musica continua
a sembrare, una volta di più grazie a “Release
the stars”, una vera e propria benedizione.