Vai all'homepage di Kalporz MusiKàl!, la rivista musicale di Kalporz Mappa di Kalporz

MusiKàl! - Recensioni, Artisti, News musicali
» Novità Album e Live
» News
» I preferiti di Rokko
» Gli intramontabili
» Kalporzgrafie
» Speciali / Interviste

Osteria - Chiacchiere e Forum
Chiacchiere e Forum

Stalla - Storie in musica
Storie in musica

Municipio - Benvenuti a Kalporz!
Benvenuti a Kalporz!

Cerca un Artista
0-9 A B C D E F G H I
J K L M N O P Q R S
T U V W X Y Z

Info & Contatti
Collabora con noi
Pubblicità
Promo e demo
Le Foto su Kalporz
Spaziale 2008

YES
Relayer (Atlantic, 1974)
segnala questa recensione 
di Federico Olmi scrivi un'email

Yes - Relayer

Dopo la delusione di "Tales from topographic Oceans", le azioni degli Yes tornano a salire con "Relayer": un disco generalmente sottovalutato, forse anche perché la sua struttura ricalca quella tripartita del capolavoro "Close to the Edge": una lunga suite iniziale (ma in questo caso non suddivisa in sezioni) seguita da due brani, sempre piuttosto lunghi, che occupano il lato B. Si afferma insomma, comunemente, che gli Yes vorrebbero ‘ripetere la fortunata formula di Close to the Edge per ispirazione e numero di brani (tre)’. (Cesare Rizzi, "Progressive", Atlanti Universali Giunti, Firenze, Giunti, 1999). Ora, lasciando perdere considerazioni come queste, puramente esterne al fatto musicale, rimane il dato di fatto che abbiamo di fronte un disco di qualità ben più alta del precedente "Tales…". Lo stesso Rizzi, nel giudizio globale, concorda sostanzialmente con noi; ma poi aggiunge frasi sibilline francamente inutili, se non incomprensibili. ‘All’epoca non venne – riferito a Relayer – accolto con il consueto entusiasmo, anche perché mancava Wakeman, sostituito senza troppa gloria da Patrick Moraz’. E’ l’ultima affermazione che ci lascia perplessi. Nessuno mette in discussione la grandissima abilità di Wakeman, ma quel che conta davvero, nel giudicare un disco, è la qualità delle composizioni: e in questo ambito lo svizzero Moraz non ci sembra sfigurare per niente. I brani sono frutto di un lavoro di gruppo. La lunga "The Gates of Delirium" ci fa respirare di nuovo il suono Yes: è una composizione complessa e unitaria nello stesso tempo, senza cadute d’ispirazione. La sezione vocale è all’altezza dei migliori risultati precedenti, con passaggi di grande suggestione: ad una prima parte più grintosa, segue quella finale di grande lirismo, dove Anderson mostra ancora una volta le sue doti. Lo strumentale è poderoso, a volte contorto, ridondante e magniloquente fino all’ipertrofia e al delirio sonoro, come viene da dire guardando il titolo della canzone; ma comunque sempre interessante e coerente; tocca l’apice di intensità nella parte centrale del brano, per poi acquietarsi nel finale. Ci troviamo di fronte ad un punto di rottura, oltre il quale lo stile del gruppo inglese non potrà che modificarsi, almeno in parte. "To be over", terzo e ultimo brano dell’album, porta già al suo interno i primi deboli germi di questo cambiamento: introdotto da tenui sonorità orientaleggianti e ‘cinesizzanti’, che ritroveremo ad esempio in "90125" dell’83’, in canzoni come "Changes" e "Hearts", il canto tende a piegare verso le modalità di un pop più tradizionale e orecchiabile. A ricordarci l’anno di questo pezzo, il più debole di "Relayer", rimane l’inconfondibile chitarra progressiva di Steve Howe; uno Steve Howe che emerge vistosamente in tutte e tre le tracce del disco, con un suono prepotente e perentorio, talvolta quasi stridulo: e prepotente è anche "Sound Chaser", specialmente nell’inizio debordante e pirotecnico, dove canto e suono si fondono in modo stupefacente, e la voce di Anderson diventa uno strumento alla pari con gli altri: tastiere, basso, chitarra, batteria: una sarabanda, uno splendore che non può lasciare indifferenti; splendore da tardo impero, crepuscolare: in ogni caso la prova che gli Yes, dopo il flop dell’anno precedente, erano tutt’altro che finiti. Sintomatica la quasi totale assenza della "leggera" chitarra acustica. Copertina in toni chiari di Roger Dean, con tanto di insetto che spunta, come un mollusco, da una conchiglia.

Dopo circa due anni di pausa (dedicati a progetti solisti) il quintetto, con Rick Wakeman figliol prodigo, tornerà in sala di registrazione per incidere "Going for the One", pubblicato nel ’77. Moraz si unirà nel ’78 ai Moody Blues, lasciati da Mike Pinder, loro storico tastierista.



30 novembre 2000


Track list:


1. The Gates of Delirium
2. Sound Chaser
3. To be over



I commenti
 
Umberto 26 agosto 2002
ho visto gli yes a milano con l'orchestra il novembre scorso; hanno eseguito, finalmente dopo tanti anni, The Gates of Delirium....siamo tutti andati in estasi!!! La slide guitar di howe semplicemente magica, la voce cristallina di Jon migliora di anno in anno; white e squire sempre granitici...Relayer è un album spesso sottovalutato perchè sempre confrontato con CTTE Fragile o GFTO, ma è un capolavoro straordinario; inoltre To Be Over non è vero che è debole, c'è un lavoro di voci bellissimo ed un mellotron veramente ispirato.


Matteo "bill bruford" Pancera 21 luglio 2001
Ciao sono matteo sono batterista e la studio da 11 anni in conservatorio e dico che relayer voleva ripetere la fortunata formula di CLOSE TO THE EDGE per ispirazione e numero di brani.La mancanza di wakeman ha lasciato un vuoto perchè Moraz non è eguagliabile,però a chi piace tutto degli yes può essere gradevole ma per no infatti qui di musica prog non si può più parlare e mirivolgo a HAMMOND se suoni prog come lo suono anche io Wakeman e cento volte più bravo di Moraz.Ho 16 anni e la musica pro anni'70 la adoro e delgi Yes ho le chicche che sono FRAGILE,CLOSE TO THE EDGE.


Francesco Marcello
22 aprile 2001
Patrick Moraz non ha fatto rimpiangere Wakeman e Relayer è allo stesso livello di Fragile e C.T.T.E. Mi ha sorpreso il fatto che, nei Moody Blues, lo svizzero non sia mai riuscito a dare un contributo creativo (Mike Pinder era probabilmente ineguagliabile). Queste considerazioni forse dipendono dal fatto che i M.B. rappresentano un caso quasi unico di omogeneità e sintonia musicale fra i membri. Nelle esibizioni dal vivo dei Moodies tuttavia Moraz fa sempre la sua parte (e alla grande).


jujunk 16 aprile 2001

E' difficile, quando si parla di un gruppo come gli Yes, esprimere un giudizio definitivo sui loro dischi. Io credo che sia impossibile non definirli TUTTI dei grandi capolavori. Al primo ascolto non tutti mi sono piaciuti allo stesso modo, ma poi nel tempo tutti si sono posizionati ex aequo al primo posto, tutti sullo stesso livello, basta ascoltarli scegliendo i brani lasciandosi guidare dall'"umore del momento" (!) - la citazione e' del tutto spontanea - e godere le sinfonie vocali e strumentali. Ralayer e' immenso, 14 anni fa, dopo 13 dall'uscita, ho ascoltato to be over 60 volte consecutive durante una notte stellata di serenita' e di pace con me stesso, ed ancora mi da la stessa sensazione. Tutt'oggi ascolto p. es. Close to the edge e Tales... con amore. Lunga vita ai nostri fratelli Jon, Chris, Steve, Rick, Patrick, Tony, Bill, Alan e Eddy.


peco 17 marzo 2001
vale per"relayer"quel che dico per"close to...",però sono d'accordo con hammond...qui in più c'é moraz!


maxmuccablu muccablu@usa.net 15 marzo 2001
Non capisco perchè qualcuno non considera Relayer un grande disco! Per me quando si parla di Yes c'è una 'trinità' : 'Fragile', 'Close to the Edge' e 'Relayer', che tutti dovrebbero avere



Hammond 9 febbraio 2001
Moraz č un grande,sicuramente due spanne sopra Wakeman...
Ho 22 anni e suono prog con Hammond e strumenti dell'epoca:FIDATEVI!!!!!


aggiungi il tuo commento!
torna su

adv
8 Ball Records
CD, LP e DVD usati, import e rarità

»
NOVITA'
le ultime recensioni
Ladytron - Velocifero
Le luci della centrale elettrica - Canzoni da spiaggia deturpata
Ellen Allien - Sool
Meg - Psychodelice
AA.VV. – Life Beyond Mars - Bowie Covered

»
CONCERTI
gli ultimi recensiti
My Bloody Valentine - Roundhouse (Londra)
Radiohead - Concerto all'Arena Civica (Milano) 17/6 - 18/6
Rage Agains The Machine - Stadio Braglia (Modena)
AA.VV. - Mantova Musical Festival 2008
AA.VV. - Stoned Hand Of Doom Festival (Init, Roma)

»
ROKKO-BEAT
i preferiti di Rokko
Gravenhurst - The Western Lands
Burial - Untrue
Il Teatro degli Orrori - Dell'Impero delle Tenebre
Ralfe Band - Swords
Le Man Avec Les Lunettes - ?

»
EVER-KALPORZ
gli intramontabili
Cult - Love
Primal Scream - Screamadelica
Einsturzende Neubauten - Fünf Auf Der Nach Oben Offenen Richterskala
Dadamah - This Is Not A Dream
Swell Maps - A Trip To Marineville



Home | MusiKàl | Municipio | Osteria | Stalla

Copyright  © Kalporz 2000-2008. Tutti i diritti riservati