Il
titolo pare proprio descrivere l'ennesima mutazione
in quella vicenda appassionante che è la
storia artistica di Neil Hannon, leader carismatico
dei Divine
Comedy. Già dalla copertina (per altro
bellissima e concepita da Claire Burbridge, moglie
del pianista ed arrangiatore Joby Talbot) si comprende
che molte cose sono cambiate dall'ultimo "Fin
de siècle" ad oggi. A parte il lontano
ed abiurato "Fanfare for the Comic Muse",
ogni cover dei Divine Comedy presentava un primo
piano di Hannon, con gli immancabili occhiali scuri
e vestito di tutto punto come un perfetto dandy.
Ora invece scopriamo un Neil più sportivo,
il retro copertina ce lo mostra very casual, coi
capelli alla Liam Gallagher e l'intero gruppo di
sei elementi che lo circonda. Forse lo smisurato
egocentrismo di questo nobile figlio di Londonderry
si sta un po stemperando in una sopraggiunta
maturità e serenità nel privato (vedi
matrimonio). Addirittura, Hannon ci dona un'abbondante
dose di questo suo volersi bene nella positività
radiosa degli ultimi versi dell'album: "Look
again in the mirror and see exactly how perfect
you are". Per non parlare dell'ottimismo ad
oltranza del singolo, "Love What You Do".
Le canzoni, appunto. Ed anche qui, la "rigenerazione",
che sta nel cambiamento di etichetta (dalla piccola
e meritevole Setanta alla gloriosa e potente EMI
Parlophone) e nella produzione ricercatissima
di quel mago di Nigel Godrich, santo protettore
di Radiohead,
Travis e del grandioso Beck
di "Mutations". L'ammirazione di Hannon
per i lavori dei Radiohead è nota, ed epica
è stata la corte di Neil per ottenere i
preziosi servigi di Nigel, impegnato per lungo
tempo nelle snervanti sessions di "Kid
A".
Ebbene, perseverare è servito, perché
"Regeneration", diciamolo finalmente,
è un disco eccezionale. L'espressività
apocalittica e magniloquente tipica di Hannon
si è come asciugata, la scrittura dei pezzi
(che rimane complessa ed originalissima) si è
confrontata con un lavoro portato avanti per sottrazione.
Il risultato ci pare stupefacente, anche se leggermente
spiazzante soprattutto per i vecchi fans. Tanto
per semplificare, "Regeneration" suona
come la continuazione melodica di "OK
Computer", come se il gruppo di Thom
Yorke, nel suo bivio artistico, avesse preso la
strada della ballata, della perfezione stilistico-formale,
pur non rinunciando ai contenuti. "Regeneration",
per non fraintendere, non è un album di
una band di cloni del gruppo di Oxford, tutt'altro.
Qui ci troviamo davanti ad un genio (Hannon) estremamente
duttile e spiazzante, che attraverso diverse influenze
elabora capolavori sempre originali e pregnanti.
Fra le undici tracce di "Regeneration"
si farebbe forse prima a sottolineare l'unico
episodio al di sotto dello standard, la ripetitiva
ed un po noiosa "Eye of the Needle".
Il resto è pura meraviglia, partendo da
"Perfect Lovesong" (a perfect popsong ),
continuando con l'asciutta, tesa ed abrasiva "Note
to Self", soffermandoci sul bellissimo singolo
"Love What You Do" e facendosi totalmente
conquistare da due gemme assolute come "Mastermind"
(Ray Davies e Thom Yorke prendono un caffè
con David Bowie) e la conclusiva "The Beauty
Regime", capolavoro di raro lirismo.
Fate un centimetro e mezzo di posto nei vostri
scaffali. E' solo una piccola breccia, che però
potrebbe arrivare ai vostri cuori.
1.
Timestretched
2. Bad Ambassador
3. Perfect Lovesong
4. Note to Self
5. Lost Property
6. Eye of the Needle
7. Love what You Do
8. Dumb it Down
9. Mastermind
10. Regeneration
11. The Beauty Regime
I
commenti
HAPPY SAD 5 marzo 2002
Un
buon disco, con alcune canzoni un po' deboli,
altre davvero molto belle, ed una, una sola,
che definirei capolavoro e che mi ammalia
totalmente. E qual è questa canzone?
"Eye of the needle"! Sì,
proprio quella che il diabolico recensore
definisce "ripetitiva e un po' noiosa"!!
Il mondo è bello perché è
vario!
Ciao a tutti.
aLe 26 luglio 2001 Sono
passati quattro mesi e questo cd continua
a girare nel mio lettore come fossero una
cosa sola. Della discografia di questo gruppo
mi pare che Regeneration sia l'album più
d'avanguardia, malinconico certo ma anche
brillante nelle trovate melodiche.
Evidente un certo allineamento ai Radiohead
e Travis. Insomma, Hannon ha fatto centro...
Pazpdalonzo@yahoo.com
25 aprile 2001
Sono
d'accordo anch'io, ma: perchè tutto
questo ottimismo? Da questo punto di vista
Hannon non può essere più distante
dai Radiohead...
(per me i pezzi più importanti sono
Note to Self, Lost Property e pochi altri
passaggi singoli)
Mamie 21 marzo 2001
Al
primo ascolto ti spiazza: dove è l'eccentricità
a cui ci hanno abituati? perchè allinearsi
alle melodie malinconiche che vanno tanto
ultimamente? per conquistare finalmente il
grande pubblico?
Poi lo ascolti di nuovo, noti aspetti sfuggiti
all'inizio, ti fai ammaliare, conquistare,
ecco, ci sei cascato di nuovo. Anche con questo
disco, più fruibile forse degli altri,
i Divine Comedy ti prendono nella loro rete
e capisci che possono fare quello che vogliono,
davvero una band eccezionale.
bingo 19 marzo 2001
Quest'album
l'ho sentito ieri sera alle 8 per la prima
volta. Mi è bastato per innamorarmene,
è qualcosa di speciale, tra i radiohead,
david bowie, e ovviamente il genio di hannon
che da a tutto un'originalità che definirei
commovente.CAPOLAVORO!!!
marco 19 marzo 2001
Stupendo,
una grande sorpresa. Ora mi viene la curiosità
di conoscere anche il resto!