Rigorosamente vestiti di nero, Lou
Reed e i suoi musicisti salgono sul palco
del Pala De André, per una delle date italiane
dell'"Ecstasy Tour", successivo alla pubblicazione
dell'ultimo album dell'artista newyorkese. Sono
in tre ad accompagnare Reed: Mike Rathke alla
chitarra, Fernando Saunders al basso e Tony Smith,
detto "Thunder" (durante il concerto sarà chiaro
il motivo del soprannome), alla batteria. Il pubblico
è straordinariamente eterogeneo: in mezzo a qualche
testa brizzolata ci sono degli under-20, mescolati
ad una maggioranza di trentenni e dintorni.
L'inizio è tutto sommato un po' impacciato, complice
il pubblico timido, appollaiato sulle gradinate
e sulle sedie ordinatamente disposte di fronte
al palco (coraggiosamente abbandonate dai più
a metà concerto). Lou Reed è la solita maschera
impassibile, ma evidentemente si fa capire dai
suoi. Forse gli basta un'alzata di sopracciglio,
come ai grandi direttori d'orchestra. Reed coinvolge
con la sua solita voce calda e graffiante, e lascia
spazio e tempo agli estri ritmici del chitarrista
e agli altri musicisti, aprendo un varco mentre
il batterista si produce in assoli di incredibile
potenza sonora e in interminabili, trascinati
finali, retaggio di "puro" rock.
Protagonista della serata è l'ultimo album, "Ecstasy"
(in cui Reed ritrova l'istinto del rock'n'roll,
lo stesso celebrato in "New York" del 1989), di
cui propone, tra le altre, bellissime versioni
dei brani "Ecstasy" (con contrabbasso elettrico),
"Mystic Child" e "Turning Time Around". Il tutto
con improvvise accelerazioni e variazioni messe
in atto dal batterista (vero protagonista del
concerto, insieme a Reed). I riferimenti al passato
non sono molti: meritano di essere citati "Sweet
Jane" e "Take Me For What I Am", su cui il bassista
si propone in un bell'assolo, gli occhi sempre
puntati sul direttore d'orchestra Reed, come a
cercarne il consenso.
La nota (anche grazie al film "Trainspotting")
"Percfect Day" è uno dei bis. "…Such a perfect
day, you make me forget myself…": al pubblico,
ormai quasi tutto in piedi, Lou Reed riesce a
far dimenticare, ancora una volta, tutto quello
che sta intorno, ad eccezione della sua musica.
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