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Ferrara sotto le stelle

KING CRIMSON
Red (Island, 1974)
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di Daniele Consorte

King Crimson - Red

Con "Red" i King Crimson chiudono la produzione in studio degli anni ’70.
In particolare questo è l’ultimo atto dello straordinario quartetto Fripp, Wetton, Bruford, Cross (che qui figura come session-man insieme agli ex-Crimson Ian McDonald, Mel Collins, Robin Miller e Marc Charig).
"Lark’s Tongues In Aspic" (1973) e "Starless And Bible Black" (1974) avevano dimostrato in precedenza la capacità del leader Robert Fripp di sapersi rinnovare pur restando fedele ad un stile progressive curato nei minimi dettagli.
Il primo contiene tra l’altro temi vagamente esotici ("The Talking Drum", "Easy Money") e progressioni della chitarra elettrica ("Lark's Tongues In Aspic, part two") che saranno fonte di ispirazione, a partire da "Discipline" (1981), dei Crimson dell’era Fripp, Belew, Levin, Bruford.
Per la sua struttura  monolitica e le atmosfere solenni, "Red" può forse ricordare il primo "In The Court Of The Crimson King" (1969), si nota anche un ritorno prepotente dei fiati che mancavano da "Islands" (1971).
La forma è però vicina ad un originale heavy-progressive come testimoniato da tutti i pezzi che compongono l’album.
La title track dimostra sicuramente questa durezza, la chitarra in alcuni riff sembra quasi riprodurre un motore al limite dei giri.
Si prosegue con "Fallen Angel" che concede degli spunti melodici grazie alla voce calda di John Wetton e fonde in maniera impeccabile gli strumenti a fiato con la sezione ritmica, raggiungendo così quella moderna sintesi jazz-rock tentata già in passato, con risultati non eccelsi, in "Lizard" (1970).
"One More Red Nightmare" è un manifesto della forza esplosiva della band e con le sue arie dark
costituisce un punto di riferimento per le formazioni future.
La strumentale "Providence" ha caratteristiche simili a "Fracture" ("Starless And Bible Black", 1974) ed offre la possibilità a tutti i componenti di mettere in mostra la propria valenza tecnica e l’abilità nell’improvvisazione, determinante nelle performance dal vivo.
Infine "Starless" è uno dei loro capolavori. Non è semplice trovare nella storia del rock brani di tale intensità e forza espressiva. L’apertura è affidata agli archi che lentamente si diffondono introducendo il tema del mellotron patinato d’antico. In questo ambiente suggestivo si inserisce il canto di Wetton che trasmette efficacemente l’idea del titolo "senza stelle".
La parte successiva, solo strumentale, è guidata dalla chitarra di Fripp che cresce di tono, in un clima di terrore e suspense, fino ad arrivare al monumentale epilogo dove l’energia del gruppo esplode in tutta la sua potenza. Le ultime note del sax riprendono il motivo iniziale del mellotron, e decretano, almeno provvisoriamente, la "morte" del "Re Cremisi".


7 ottobre 2000



Track list:

- Red
- Fallen Angel
- One More Red Nightmare
- Providence
- Starless



I commenti
 
TERRYBOZZIO
2 luglio 2002
sono completamente in disaccardo con tutti i commenti degli altri
REd non è bellissimo è discreto forse perchè io ho 17 anni ma io preferisco
di gran lunga LIZARD o IN THE WAKE OF POSEIDON o lo stesso e magnifivo IN
THE COURT OF THE CRIMSON KING.Posso dire che Fripp si èe destreggiato bene
ma non ha ottenuto gli stessi risultati in RED l'unico pezzo carino è
"Fallen angel" mentre in STARLESS AND BIBBLE BLACK l'unico carino è la
composzione "Trio".Io sono batterista e preferisco Michael Giles il primo
batterista certo non disprezzo bruford ma io la penso così;tra tutti e due
non saprei scegliere sono troppo diffierenti tra loro.


arnold layne
3 giugno 2002
ma riuscite ad immaginare qualcosa di più profondamente "diverso"
dei crimson?red chiude l'era '70 con asprezza e forza, per me certe
evoluzioni potrebbero suonare all'infinito...


Jiimi Gillian
29 marzo 2002
In questo splendido cd Robert Fripp è riuscito a creare e a gestire le luci e le ombre del suo genio come solo un Caraaggio realmente inspirato sarebbe riuscito a fare. Il loro precedente "Starless & bible black" è praticamente tutt'uno con questo episodio della saga dei Re Cremisi...bisognerebbe ascoltarli uno dopo l'altro:effetto garantito!


amarok 5 gennaio 2002
Disco che approfondisce i temi dei due album precedenti senza però
essere stanco o ripetitivo anzi,Red è un'opera brillantemente compiuta.Anche se non lo ritengo il migliore dei kc(Lizard e Larks mi danno qualcosa in più)è sicuramente un episodio imperdibile non solo per i fans ma per tutti gli amanti del genere.****



marcello 19 dicembre 2001
Red è la perfetta conclusione di un discorso nato da Lark's Tongues in Aspic. Bruford lo considero il protagonista dell'album. Per me è l'album migliore dei KC


cinghiale 26 giugno 2001
Credo si debba veramente fare qualcosa perché i giovani di oggi conoscano opere come Red (e gli altri dischi dei KC). Red è insuperabile, progressivo, metallico, lirico, ineffabile. Vale veramente la pena di ascoltarlo.


AOrlansky
14 giugno 2001
Il testamento di King Crimson anni '70: un album che ascolto dal '74, anno della sua pubblicazione, e che trovo sempre affascinante, talmente grande che si fatica a trovare aggettivi che lo possano descrivere; per tutti parla la Musica che vi è contenuta, qualcosa di potente e magico insieme. Imperdibile. Da ascoltare e riascoltare e riascoltare...


Enio
11 maggio 2001
Red potrebbe essere il lato b di In the court of CK,per me resta uno dei migliori e Starless e' insuperabile


carl palmer 25 aprile 2001
è un disco fantastico,incredibile:bellissime le percussioni di Bill Bruford,asoolutamente fuori dal normale la chitarra di Fripp,maestosa la voce di Wetton....GRAZIE KING CRIMSON

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