Ultima fidanzata di Jeff
Buckley. Amica di Elliott Smith (cui è
dedicata la struggente "We Don't Own It").
Violinista dei Johnsons di Antony. Corista di
Rufus Wainwright. Partecipazioni varie con Sebadoh,
Nick Cave
e Sparklehorse. Strano, visto il curriculum, che
questa "Real Life" sia la prima occasione
per Joan Wasser di mettersi in discussione in
prima persona come Police Woman. Canzoni d'autore
al pianoforte che più che a Tori Amos fanno
pensare a Carole King, Joni Mitchell e Chrissie
Hynde. I brani sono come sussurri e c'è
poco spazio al vocalizzo esasperato, al virtuosismo
gratuito e alla melassa fine a sé stessa
(nonostante l'inquietante apparizione di Antony
in "I Defy"). Si tratta di una donna
"con le palle" che, per di più,
sa scrivere grandi canzoni e sa interpretarle
con il carisma necessario per non passare inosservata.
Qui lo scrivo e lo confermo. Meglio di Tori Amos.
Meglio di Fiona
Apple. Meglio di Amanda Rogers. Se ne accorgeranno
in pochi, ma quei pochi non potranno non restare
indifferente al suo fascino. Perdersi in "The
Ride", "Flushed Chest" e "Christobel"
è come un dolce naufragio. Punte dell'iceberg
di un disco che non ha un momento o un punto debole.
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News > Joan
As Police Woman il 15/7 apre gli Strokes al Traffic
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