L'interminabile sabato del villaggio è finalmente
finito. A differenza di quella del Leopardi, la
nostra domenica mantiene tutte le promesse di un'attesa
dolce e sempre più impaziente. A distanza
di cinque anni dall'ultimo "Una faccia in prestito",
dopo centinaia di serate spese in giro per il mondo
con una band sempre più rodata e fidata,
tirava un'euforizzante aria di capolavoro. Ed ecco
infatti che l'ormai ex Avvocato di Asti ci dà
ragione e contemporaneamente ci spiazza con questo
musical immaginario, figlio della sua personale
nostalgia di un tempo mai vissuto (tema principe
di molte sue canzoni). Ascoltare "Razmataz" è
fare un salto negli anni '20 a Parigi, dove era
tutto un fiorire di correnti artistiche fondamentali
per gli anni a venire. Il Dadaismo, il Futurismo,
il Jazz, lo Swing, la canzone popolare francese
e diversi esotismi africani e sudamericani si incontravano
nella Ville Lumière, già allora crocevia
ed enorme spugna di culture e generi disparati.
Conte ci guida all'interno del suo sogno, un sogno
sul quale egli ha lavorato, tra alti e bassi, per
quasi trent'anni, fra composizioni abbozzate e centinaia
di schizzi, disegni, veri e propri quadri, nel tentativo
sublime di legare le sue due grandi passioni, il
suono e l'arte figurativa.
Il caleidoscopio sonoro ideato dal baffo più
seducente dell'Emisfero Boreale è un enorme
serbatoio di citazioni e rimandi, filtrati dalla
personalità dirompente di un artista all'apice
della creatività. In "Razmataz" circolano
liberi e felici molti fantasmi eccellenti. Duke
Ellington (grande boxeur...), Glenn Miller, George
Gershwin, Benny Goodman e Sidney Bechet animano
le atmosfere da Big Bands della title track e
la maestosa chiusura di "Mozambique fantasy".
"Guaracha" è vegliata amorevolmente
da Carlos Gardel ed Astor Piazzolla, mentre "Pasta
Diva", che titolo geniale, è un piccolo
ma sentito omaggio alla nostra tradizione operistica
ed alla musica napoletana. E poi c'è la
Francia, la bien aimée Paris, le cui atmosfere
sono evocate da Conte come solo i grandissimi
della canzone d'Oltralpe hanno saputo fare. "Paris,
les Paris" è semplicemente meravigliosa,
piena di Montand, Trenet e delle cose più
melodiche dell'ultimo Dutronc, mentre in altre
due composizioni Edith Piaf resuscita letteralmente
nella voce di un'incredibile corista; da brividi!
Sempre più trascinati da questo geniale
turbinio, scopriamo citazioni più o meno
volontarie di Brel (gli uomini che in "La
petite tendresse" invecchiano e diventano
irrimediabilmente più maiali assomigliano
davvero molto ai Bourgeois di Jacques, "...les
bourgeois sont commes les cochons, plus ils deviennent
vieux, plus ils deviennent betes..."), ed
omaggi al genio di Simenon ("Yellow dog"
è la traduzione di un famoso romanzo del
creatore di Maigret, "Il cane giallo")
ed alla schiettezza di Brassens (le chitarristiche
"Ca depend" e "Guitars").
Paolo Conte è un moderno Salgari, un artista
poliedrico che ci porta con sé durante
i suoi viaggi. E noi riusciamo a sognare...
1. Razzmatazz
2. Paris, les paris
3. Guaracha
4. La reine noire
5. It's a green dream
6. Ça depend
7. Talent scout man
8. Aigrette et sa valse
9. The yellow dog
10. La danse
11. The black queen
12. La java javanaise
13. That's my opinion
14. Guitars
15. La petite tendresse
16. Casta "diva"
17. It's a green dream
18. Mozambique fantasy
I
commenti
MERCURIO 8 febbraio 2002
Nonostante
qualche critico musicale ne abbia parlato
maluccio, secondo me è un buon lavoro.
Almeno la metà dei brani sono più
che validi e degni del Conte migliore. Interessante
progetto di musical non-visuale (anche se
ne è poi uscita una versione in dvd
a disegni animati opera dello stesso Conte).
Bello il booklet.
JSCHJA' 30 gennaio 2002
JSCHJA'
dio come ti amoooooooooo il tuo disco è
bonissimissimo
PABLO 29 gennaio 2002
PAPBLO,
DOPO L'ASCOLTO DEL DISCO E LA VISIONE DEL
DVD A DIR POCO MAGNIFICI CERCA RAZ MATAZ BIANCA
DISPERATAMENTE
david 28 gennaio 2002
non
è poi cosi facile scroprire la raz
mataz bianca che si vuol introdurre ma non
cercate in italia per il momento suggerirei
la Spagna e la Francia
Contiano di ferro spiazzato 27 settembre
2001
Attendo
ogni nuovo album di Conte come un bambino
aspetta
Natale. Venero l'Avvocato come unico Dio della
Musica.
Ma a me questo Razmataz un po' di amaro in
bocca me lo ha lasciato...
non so, devo ammettere di essere uno di quelli
che è rimasto spiazzato,
soprattutto non mi aspettavo la pressochè
totale assenza del suo bel
italiano del nordovest dal disco... Contiani,
non vogliatemene, e
perdonatemi...
susycat_1999 10 aprile 2001
ciao
Max, sono di Roma, ma non ho potuto aspettare e sono andata
a novembre a Milano (emozione incredibile) e poi finalmente
a Roma per 6 sere di seguito! Tra tanti commenti che ho
letto quello che hai scritto tu mi sento di condividerlo
quasi nella totalità. Ti chiedo solo se non hai
rimpianto la perfezione gia raggiunta da Paolo nei concerti
precedenti senza bisogno di coriste ( a parte Ginger)
ed archi (Fanette era un'altra cosa) ma accetto che il
maestro non si voglia fermare neanche davanti alla perfezione.
Stupendo comunque e..aspetto con ansia Parigi. Ci sarai?
emanuelemmaus@libero.it
10 marzo 2001
il
jazzman italiano, la qualità, la poesia, il cuore
di PAOLO CONTE
WWWWWWWWWWWWWW
Nino 28 febbraio 2001
Come
sempre la musica di Paolo Conte è meravigliosa
e lui ne è interprete sublime (se non l'avete capito
sono un patito di Poalo Conte)
salvatore
espositogeronimo25@libero.it
31 dicembre 2000 chi
mi aiuta a scoprire chi è la raz mataz bianca che conte
introduce?
alioscia 31 dicembre 2000
Un
disco veramente incredibile e suggestivo.Paolo Conte è
veramente un mito.Per me che lo conosciuto sul lavoro,è
veramente unico.
Francesca 23 novembre 2000
Max,
la tua recensione mi ha fatto venire i brividi, come il
disco!
Sei grande!
...dai che tra un po' si va da Ciacci!
Vi vogliamo bene, a presto
Francesca (UK!!!)