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RAY DAVIES
Concerto alla Royal Festival Hall (Londra) (16 maggio 2003)
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di Max Cavassa scrivi un'email

Andare a un concerto è quasi sempre una normale esperienza di vita che può essere riassunta in qualche aggettivo: brutta, bella, interessante, coinvolgente e così via.

Vedere Ray Davies, a Londra, regala sensazioni molto diverse. Qui si entra nel cuore di una cultura, di una città, del suo popolo e di chi ne canta le gesta, gloriose e non, da quasi 40 anni.

A beneficio degli ignari, questo signore è stato fondatore e leader incontrastato di una delle band cardini del rock, i Kinks, ed autore di protopunk come "You really got me" e "All day and all of the night", sublimi melodie quali "Waterloo sunset", scomodi anthems come "Lola". Crediamo sia necessario dare queste brevi informazioni, data la relativa notorietà goduta dal gruppo inglese fuori dai confini (USA a parte), causa anche di un ostracismo discografico che diede parecchi problemi nella stessa Inghilterra.

Gli ineffabili produttori vedevano nei Kinks un mero fenomeno da 45 giri, una canzonetta e via, non rendendosi conto della profondità dei testi e della vitalità artistica di quei motivi falsamente "leggeri". Per fortuna, oltre alla miopia di qualche manager prestato alla musica, esiste anche il pubblico, e tutto ciò che esso ha ricevuto da Ray Davies in questi decenni era straordinariamente condensato nella serata del 16 maggio alla Royal Festival Hall. L'audience andava dai 10 ai 65 anni, dal frequentatore incallito del pub next door al mod, dal ventenne imbevuto di Radiohead e Blur al professore in completo grigio appena giunto da Bloomsbury. Neanche il McCartney visto a fine aprile all'Earl's Court aveva attirato una tale folla eterogenea.

Ecco dunque salire sul palco il nostro carissimo storyteller (dal titolo di un suo album live di qualche anno fa). Per gioco immaginiamo, davanti alla sua elegante figura, una di quelle ruote da estrazione del lotto, con almeno 200 palline al suo interno. La prima ad essere sorteggiata è "Dedicated follower of fashion" ed è un immediato tuffo al cuore, un salto a piè pari nella Carnaby Street della Swinging London, un pensiero a quei pomeriggi pieni di vinili triturati e di sogni di pantaloni gialli, Vanesse Redgrave e MG coupè.

Quando poi si realizza che la seconda pallina corrisponde a "Well respected man" - uno dei ritratti più spietati e cinici del classico gentleman britannico - constatiamo senza dubbio di essere di fronte a un songwriter di qualità sopraffina, sovente pari alla sigla Lennon/McCartney e nello stesso momento di essere testimoni di un evento profondamente "local", un famoso londinese di Muswell Hill che dialoga in modo spassoso coi suoi concittadini e che svela i loro vizi e abitudini, profondamente british e londoneers, in memorabili bozzetti.

L'irresistibile marcetta "Autumn almanac" (circa metà anni '60) è così attuale quando recita "…i like my football on a saturday, roast beef on sunday, alright!", mentre "London song" fa scorrere brividi che diventano quasi cicatrici. In mezzo a questi classici, Ray infila qualche pezzo nuovo destinato al prossimo album solista e vista la qualità non resta che sperare di averlo presto tra le mani. L'arena si surriscalda definitivamente quando Davies esegue la metà dei pezzi contenuti in quel capolavoro chiamato "Village green preservation society", per poi riproporre una scoraggiante - per chiunque altro - serie di hit che vanno da "You really got me" a "Tired of waiting", da "All day and all of the night" a "Victoria", da "Sunny afternoon" ad un'ammaliante versione brasileira di "No return".

La gente non si riesce più a contenere nelle sedie, il riff potentissimo di "All day and all of the night" fa saltare tutto il teatro, fino al diapason della celebrazione collettiva di "Lola", vero inno trasgressivo di almeno due generazioni inglesi. Ed ecco alzarsi quel professore di Bloomsbury vestito di grigio: che ne abbia abbastanza? Niente di più sbagliato: lui stava aspettando "Lola", stava aspettando di incontrare la sua vita e le sue trasgressioni nascoste dietro quel blazer grigio. Il professore comincia a ballare come un vecchio beatnik, qualcuno, forse la moglie, prova a fermarlo, invano. In un attimo è già nella mischia. Questa immagine ci accompagna ancora, insieme al favoloso bis di "Waterloo sunset", dove "…Terry miss July at Waterloo Station every friday night…". Solo cinque minuti dopo saremo in pieno rush londinese per un taxi a Waterloo Station, e guarda caso è proprio venerdì notte…



collegamenti su MusiKàl!
The Kinks - Something Else By The Kinks
The Kinks - Arthur Or The Decline And Fall Of The British Empire


4 giugno 2003




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