Opera ultima del rocker ex-Velvet Underground,
"The Raven" è una lunga e pretenziosa
reinvenzione rock della vita e delle opere del
poeta Edgar Allan Poe. Il disco, composto da 21
pezzi, è molto eterogeneo sia a livello
stilistico (rock duro, ballate, readings, vera
novità saliente del lavoro, piccoli intermezzi)
e si avvale di numerosissime collaborazioni che
ne impreziosiscono sia l'esecuzione che il valore
artistico in sé.
Memorabile l'intervento della moglie di Reed,
nonché collega di grosso spessore artistico,
Laurie Anderson, in uno dei pezzi più riusciti,
"Call On Me", dove una soave atmosfera
creata da piano e archi, sorreggge un breve recitativo
di Laurie stessa. Come dicevamo, la vera novità
è l'inserimento di alcuni readings sorretti
dalla musica, "The Valley of Unrest",
"The Raven" e "Tripitena's Speech"
letti nell'ordine da Elizabeth Ashley (la meglio
ispirata, una voce agghiacciante che crea la giusta
tensione dopo un pezzo dolce come "Call On
Me"), Willem Dafoe(grandioso il suo scandire
così chiaro le tante assonanze della composizione)
e Amanda Plummer.
"A Thousand Departed Friends" è
un pezzo strumentale riconducibile alla produzione
classica di Reed solista ovvero una composizione
basata su tre-quattro accorti di base su cui si
intersecano le chitarre distorte e, per questa
occasione, un buon set di sax e tromba.
Stonano, se l'intento di Reed è quello
di fare un concept album sulla figura di Poe,
i rifacimenti di "The Bed" da "Berlin"
del 1973, peraltro molto bella, e "Perfect
Day" affidata qui alla voce da bluesman di
Antony accompagnato solamente dalle tastiere.Abbiamo
detto della presenza di brevi intermezzi, "Baloon",
piccola filastrocca cantata a cappella dalle soavi
voci di Kate e Anna McGarrigle e "Hop Frog"
che pur impreziosita dalla presenza di un superospite,
David Bowie, passa sicuramente in secondo piano,
e non mi sbilancio nel dire che è forse
uno dei punti più bassi
il Duca meritava
un trattamento migliore.
A prestare la propria voce anche Steve Buscemi
per un' originalissima (nel contesto del disco)
"Broadway song", di stampo Sinatriano.
L'autore si riappropria del suo lavoro dalla traccia
12 ("Blind Rage") per sfoderare subito
un pezzo che entra nella testa come pochi, "Burning
Embers" cattivissima (come la voce di Reed)
e dal ritmo ossessivo
"
walk on
burning embers" vi rimbomberà nella
testa per varie notti. "Vanishing Act"
minimalista come poche altre canzoni (accordi
di piano scanditi con lentezza infinita) ci regala,
di seguito a quello più arrabbiato, il
Reed più pacato del disco (e oserei dire
della carriera).
Altre due divagazioni si concede Reed nel mondo
del jazz e del blues con "Guilty", che
ha per super guest star il sassofono di Ornette
Coleman a rendere bella una canzone altrimenti
normale, "I Wanna Know (The Pit and the Pendulum)"
dove le seconde voci blues di Antony a fare da
controcanto, ci azzeccano sicuramente di più
che in "Perfect Day". Le perle finali
"Who Am i? (Tripitena's Song)" e "Guardian
Angel" sono forse (assieme alla già
citata "Burning embers") i pezzi meglio
riusciti e non a caso posti nel finale.
Soprattutto "Guardian angel" suona
come un testamento artistico dai cori, dalle musiche
e dai versi di una delicatezza infinita.
Se vi aspettate di trovare il buon vecchio Reed
rocker (quello più all'antica lo rivediamo
forse solo nell'iniziale "Edgar Allan Poe"),
credo proprio abbiate sbagliato disco. Se invece,
come è spesso successo, si cerca il poeta
musicista, c'è parecchia carne al fuoco.
Un lavoro dalle ampie contraddizioni questo "The
Raven", di mole forse eccessiva (i pezzi
potevano essere all'inicrca dimezzati e ne usciva
un capolavoro assoluto; pensare che è pure
presente sul commercio una versione limitata da
due cd
), che, al dire di Reed stesso può
essere un disco che spacca la carriera, ma almeno
gliela fa concludere alla grande
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