Mark Knopfler sta godendo di una seconda giovinezza,
visto che solo a due anni dal suo precedente disco
solista se ne esce con un altro album nuovo di
zecca. E due anni sono proprio pochi, in confronto
ai tempi biblici a cui ci aveva abituati la pesante
macchina dei Dire Straits, nel suo ultimo periodo.
L'ottimo "Sailing
To Philadelphia", uscito nel 2000, quattro
anni dopo dopo il parzialmente sfocato "Golden
Heart", ha mostrato un Knopfler artisticamente
di nuovo in crescita, mentre solo pochi anni fa
lo si poteva dare quasi per spacciato, stanco
e a corto di ispirazione. Ebbene, evviva: ascoltando
questo 'sogno di un rigattiere', si ha un'ulteriore
conferma dello stato di grazia in cui si trova
Mark. L'album di riferimento per "Ragpicker's"
resta "Sailing To Philadelphia"; tuttavia
ora stiamo parlando di un lavoro più estremo,
musicalmente più vicino ai generi musicali
'roots' che costituiscono da sempre il bagaglio
del pluridecorato chitarrista (e dietro l'angolo
fa capolino l'esperienza con i Notting Hillbillies).
Knopfler attinge quindi direttamente e senza
troppe mediazioni al country, come ad un certo
blues di confine con altri generi, andando a scovare
l'America più rurale e remoti angoli del
Regno Unito e d'Europa. Tutti questi elementi,
apparentemente lontani, sono ben legati da un
filo sottile, prodotto inconfondibile delle Officine
Knopfler: in definitiva Mark non rinuncia all'eclettismo
e alla contaminazione, ma gli ingredienti questa
volta sono elargiti in modo più mirato.
"Ragpicker's" racconta piccole-grandi
storie di vita, di dignità e fatica, ed
i sentimenti di semplici lavoratori o emigranti
nostalgici, come per esempio nel singolo rock
d'apertura "Why Aye Man" ("Sometimes
I miss my river Tyne, but you're my pretty fraulein").
I temi del viaggio e della lontananza sono accompagnati
efficacemente dalla musica: il suono è
sobrio, la band essenziale, e prevale un certo
acoustic touch che ben si sposa alla tranquillità
media dell'album.
E così, per la prima volta, possiamo goderci
Knopfler eseguire un brano come "Marbletown",
da solo, semplicemente lui e una Martin. Il pezzo
non suona nuovo: si tratta del 'solito' country/blues
in tonalità minore, chitarra molto pizzicata,
alla "The Man's Too Strong" o "Je
Suis Désolé" tanto per intenderci.
Ma questa volta il Nostro lo ha inciso nella sua
casa di Londra, da solo e senza effetti particolari,
ed il risultato è notevole: si tratta di
Mark Knopfler concentrato e puro al 100%. I fans
non potranno che godere di ciò. Ed è
pure la prima volta che lo possiamo ascoltare
dipanarsi in un lungo blues, senza compromessi:
"Fare Thee Well Nothumberland". In generale
prevale la ricerca di atmosfere attraverso i suoni
e poche note, pratica di cui il musicista è
diventato maestro con lo scrivere colonne sonore.
L'espressività e le notevoli capacità
cantautoriali di Knopfler, in questo disco prevalgono
più che mai sul lato tecnico/chitarristico,
anche se non ce lo si potrebbe immaginare senza
chitarra: artisticamente l'uomo e lo strumento
costituiscono sempre un tutt'uno. E come non apprezzare
d'altra parte la delicata e malinconica "A
Place Where We Used To Live", o il toccante
brano che dà il titolo al disco, o ancora
la ballata che lo chiude? Questa è classe
che si fa gustare a lungo, diffondendosi nel palato
musicale poco a poco
"The Ragpicker's Dream" è un
album estraneo ai cliché radiofonici, e
non piacerà a tutti, asciutto, calmo e
lontano com'è dal mainstream dei Dire Straits
o dello stesso "Sailing To Philadelphia".
Qualche fan si chiederà anche se non sia
da rimpiangere lo Knopfler più 'tosto'
e rockettaro, qui un po' latitante. Ma il disco
piacerà comunque a coloro che amano visceralmente
la musica e lo stile inconfondibile del noto Englishman,
e a quelli che avranno la pazienza di farsi cullare
dalla sua voce roca, e dalle esemplari storie
di vita che ha da raccontarci con gusto e finezza.
collegamenti su MusiKàl!
Mark Knopfler - Sailing
To Philadelphia
Mark Knopfler - Sailing
To Philadelphia Tour 2001 - Brescia
Dire Straits - Making
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