Lo si sapeva, un grossa fetta del fascino del tour della reunion dei Rage Against The Machine sarebbe stata appannaggio della coreografia, della fauna, di tutto quel contorno che ha fatto del concerto di Modena un happening quasi per sopravvissuti. Se non sopravvissuti, almeno redivivi. Tizi canuti quasi quarantenni con la maglietta “C’ho piene le palle” e la faccia di Cartman di South Park, skin più nerboruti e l’esplicativa “Roma Hardcore”, metallari tranquilli con la loro felpetta degli Iron, l’immancabile mostrarsi di bandiere cubane e magliette del Che, e un’immarcescibile vagonata di felpe con cappuccio e short sotto il ginocchio.
In realtà non pare che questo universo se la passi male, gli autori della battaglia di Seattle nonché figli di Naomi Klein possono ben permettersi tutta questa giornata “costosa” fatta di trasferta, piadine, birre, birre e birre per cui paiono più dei nostalgici con il vestito d’ordinanza del tempo che fu come in una rimpatriata di qualche camerata a Predappio che degli acerrimi e agguerriti oppositori della globalizzazione. Del resto, la reunion dei Rage Against The Machine è l’esempio più lampante di globalizzazione.
Forse però non è nemmeno così giusto dare una valenza così spiccatamente politica al concerto, in fondo c’era solo da ascoltarsi dal vivo la fottuta potenza sonora eversiva (quella sì!) dei R.A.T.M., e così è stato. “Dimmi che sono ancora grandi…”, mi chiede un mio amico via sms, e io non posso che rispondere: “Di più”.
In effetti sembra che non sia passato davvero nemmeno un giorno, che i Rage non si siano mai sciolti, che Morello sia sempre stato lì a suonare l’assolo di “Bullet In The Head” in cui fa roteare la mano sinistra sotto e sopra alla chitarra come un esibizionista funambolico o quello di “Testify” in cui punzecchia le corde con il jack. I quattro R.A.T.M. si presentano sul palco sotto un’assordante sirena vestiti da prigionieri di Guantanamo, tuta arancione e cappuccio in testa. “Bombtrack” la suonano così, e i 25.000 di Modena (tutto esaurito) iniziano a saltare come una marea, dalle primissime file fino ad arrivare all’ultimo soldatino del prato. E se qualcuno aveva osato non dimenarsi in “Bombtrack” è risucchiato subito dall’intro di “Bulls On Parade” in un vortice di esaltazione, a cui segue subito “People Of The Sun” e “Testify”. E poi: potete immaginare da voi cosa vuol dire “Know Your Enemy” e l’urlo finale di “All of which are american dreams!” in versione collettiva da intero stadio.
De La Rocha si muove come da par suo con la sua fida camicia rossa, il bassista Tim Commerford suona invece a torso nudo sfoggiando i tatuaggi che gli coprono interamente la schiena, di Tom abbiamo già detto (opta per una camicia color militare personalizzata e cappellino con scritta “Unite”), mentre una menzione speciale va anche a Brad Wilk, batterista con i controcoglioni.
Nel susseguirsi della scaletta risaltano particolarmente “Calm Like A Bomb” (“What ya say? What ya say? What ya say? What!!”) e “Sleep Now In The Fire”, oltre ad una versione non troppo veloce di “Bullet In The Head” (ma in effetti è una suggestione, quello storico pezzo è veloce nella nostra testa solo per il distruttivo finale ma in realtà non lo è nemmeno su disco…). La chiusura di “Killing In The Name Of” ve la immaginate voi, ok? Tanto è davvero come ce la si poteva prefigurare, era invece meno preventivabile che il concerto durasse solo poco più di un’ora e quarto. Di album da poter suonare ce n’erano quattro. Vabbé.
Si potrebbe dire che i Rage ottimizzano, che condensano, che colpiscono con una botta più corta ma più forte, io dico che i Rage capitalizzano, ben sapendo che a loro non piacerebbe questo verbo.
E prima che ci si appresti a sfollare, dato che eravamo attorniati da qualche personaggio famoso, eddai, facciamo uno strappo alla regola che imporrebbe sempre sobrietà in questi casi: “Valentino, mi fai uno scarabocchio? Non l’ho chiesto nemmeno a Lou Reed”.
Scaletta:
1.Bombtrack
2.Bulls On Parade
3.People Of The Sun
4.Testify
5.Know Your Enemy
6.Down Rodeo
7.Bullet In The Head
8.Renegades Of Funk
9.Guerrilla Radio
10.Calm Like A Bomb
11.Sleep Now In Fire
12.Born of a Broken Man
13.Wake Up
14.Freedom
15.Township Rebellion
16.Killing In The Name Of
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